Ubi sunt, qui ante nos fuerunt? *

* Chi sono, quelli che furono prima di noi?

Non solo creativi, ma inventivi: Aidin Satin e Moa Wikman inventano usando il creato. Nelle vesti di sostenitori dell’umanità e difensori di valori antichi, attraverso le proprie collezioni, esprimono gratitudine per tutti coloro che un tempo furono prima di noi, per ciò che ci hanno lasciato, per ciò che hanno realizzato al nostro posto, permettendoci oggi di vivere nel migliore dei mondi possibili.

Il loro brand, Ubi Sunt – latino di nome, svedese di fatto – racchiude così un punto di vista sottile e nostalgico, un immaginario che possiamo definire futu-rustico, perché conservatore da un lato e progressista dall’altro, dove l’arte concettuale s’intreccia alle maestrie tessili, nonché al lavoro autentico ed elementare del passato.

E pensare che Ubi Sunt è un marchio nato solamente lo scorso anno, con la collezione di debutto SS2011; a dimostrare che i giovani non trascurano, ma amano riscoprire il fascino di ieri. Non è quindi casuale l’ispirazione per la stagione SS2012: lo sguardo è rivolto al mestiere dei bee keepers (gli apicoltori, n.d.r.), un’attività arcaica, contraddistinta da laboriosità, dedizione e pazienza.

Ubi Sunt, tuttavia, non si pone l’obiettivo di produrre miele, ma probabilmente ci troviamo all’interno degli stessi termini di dolcezza e sensibilità, se consideriamo l’intenzione di instaurare una relazione intima tra gli abiti e chi li indossa, o se osserviamo semplicemente l’uso dominante del materiale delicato per antonomasia, la seta.

Sovrapposta, drappeggiata, luminosa. Essence of identity è un’identità spogliata, un’essenza nuda, dalla forma fluida e gli orli sfrangiati, di chi coglie la caducità e la transitorietà della vita. Da qui la scelta di ridurre gli ornamenti al fine di risaltare le proprietà dei tessuti e i loro accostamenti. Una rinuncia all’eccesso a favore della percezione, anche visiva. La palette è infatti monocromatica: nero, grigio, blu e bianco colorano pantaloni navy, magliette basic e giacche senza bavero, dove la differenza, però, è racchiusa nella cura delle cuciture, impunture d’intelligenza invisibile.

Simbolo della collezione è invece il tipico cappello da apicoltore, latteo e retato, quasi a divenire uno strumento estetico e protettivo assieme. L’anima di queste creazioni traspare appieno nel video d’introduzione alla pagina web www.ubisunt.se, curato dal veneziano Marco Cavazzana, in cui i profili in controluce e la musica al pianoforte ci immergono nell’immediato di un’atmosfera blandamente soporifera e anestetizzante, al limite della malinconia. Da provare.