Un tè con gli Amor Fou

Con un nuovo disco appena pubblicato, 100 giorni da oggi (da noi recensito qualche giorno fa), gli Amor Fou, band capitanata da Alessandro Raina, hanno stupito i più con una serie di novità che riguardano, prima di tutto, lo stile musicale proposto. Proprio di questa svolta compositiva abbiamo avuto modo di parlare con Alessandro Raina, dando spazio anche ad argomenti di attualità, uno su tutti la questione legata al collettivo Macao, che tocca abbastanza da vicino il gruppo di base a Milano. In un interessante testa a testa tra il nostro Marco Frattaruolo ed il frontman degli Amor Fou, lontano dalle solite domande e risposte accomodanti, ecco cosa è venuto fuori da questa intervista.

Per chi si aspettava un ritorno sulla scia de I Moralisti, questo 100 giorni da oggi sarà risultato sicuramente spiazzante. Abbandonato quasi del tutto l’approccio cantautorale, vi siete spostati verso un frullato di suoni più freschi, giovani e azzardiamo, al passo con i tempi. Sicuramente avrà un grande impatto sui vostri ascoltatori più giovani. Credi tuttavia siano più quelli che vi hanno salutato (allontanandosi dalla vostra musica) o quelli che si sono avvicinati a voi?
È impossibile prevedere a chi piacerà un disco e perché. Non ci siamo mai posti verso la musica in quest’ottica e mai come oggi suoniamo per divertirci ed appagare la nostra curiosità. Credo di avere sempre sognato di essere immediato e accessibile per tutti, ma ciò credo capiti solo ai veri geni del pop e non è mai frutto di una serie di regolette. Col tempo però ci si conosce meglio e credo che questo disco sia il piú accessibile semplicemente perché è quello con meno pippe.
Alessandro, ci parli di come è nato il nuovo disco, dei suoi personaggi ed eventuali influenze?
Le influenze sono tante, ma mai troppe. Si va dalla new wave, alla disco, dall’afrobeat al dream pop. Mi stupisce che qualcuno parli di disco “con troppe influenze”, come se la creatività dovesse essere recintata entro determinati limiti. Anche questa mi sembra solo una grande pippa, il nostro disco non è piú eclettico – anzi! – di centinaia di cose uscite all’estero in questi anni. Forse in Italia si è restii a tentare determinati abbinamenti e ci si affeziona un po’ troppo al suono delle band, sino a farne quasi un feticcio fa difendere. Ogni ascoltatore è il benvenuto per noi, purché abbia la giusta spensieratezza nell’ascoltare delle canzoni di tre minuti.

Oltre alla musica, è evidente un cambiamento nel look. Da fuori sembrerebbe quasi una forzatura questa nuova immagine da hipster del XXI secolo. Eravamo abituati ad abbigliamenti come giacca e cravatta, vedervi in “skinny jeans” e maglietta fa quasi uno strano effetto. A cosa è dovuta questa trasformazione, da quasi-dandy a “new hipster”?
Sinceramente mi lascia piú perplesso la rincorsa sistematica ad appiccicare un’etichetta ad una band basandosi su impressioni superficiali, su una foto o su venti secondi di un video. Tu hai mai cambiato parrucchiere? Hai mai provato nuove posizioni con la tua ragazza/o? Hai provato la cucina di un altro paese magari diventandone dipendente? Se si, non penso tu abbia perso tempo a giustificarlo! Siamo artisti e ci piace giocare, anche con le estetiche. E stirare le camicie ogni tre giorni alla lunga è uno sbattone. Meglio le t-shirt, no?
Per la promozione di 100 giorni da oggi, avete fatto affidamento a Tumblr. La tecnologia ha in qualche modo influenzato il vostro ultimo lavoro? E che rapporto avete con essa?
Lo stesso che hanno piú o meno tutti, un rapporto basato sulla scarsa competenza e la praticità. Tumblr ti permette di condividere immagini, ossia idee, con persone di tutto il mondo, evitando di doverti sorbire gallerie di autoscatti, tonnellate di commenti inutili e troppi fronzoli virtuali. Noi che abbiamo sempre abusato di fonti e spiegazioni ci siamo da subito innamorati di questo modo, fra i tanti, di divulgare quello che vogliamo dire, uno sforzo che non sempre si esaurisce con la musica, e oggi non ha bisogno di troppe parole attorno.
Se non sbaglio tu Alessandro vivi a Milano. Essendo anche tu un artista, cosa ne pensi della questione Macao. Pare tu non sia molto d’accordo con l’approccio rigorosamente ANTI- avuto dai rappresentanti di questo collettivo. Cosa ne pensi della situazione che si è venuta a creare? E che futuro vedi, artisticamente parlando, per il nostro paese?
L’esperienza Macao dal punto di vista degli occupanti mi ha deluso profondamente. Per la dialettica ammuffita, il linguaggio buonista e nebuloso, l’oltranzismo nel preferire l’aura poetica da duri e puri al dialogo (e all’adeguamento alle regole democratiche, visto che non si vive di soli slogan) con una giunta mai così disponibile e dialogante. Mi ha invece colpito e rincuorato la mobilitazione cittadina, come ha scritto qualcuno su un forum, “non quella di chi ha usato Macao per fare passerelle di vario tipo (da quelle politiche a quelle musicali), ma quella di chi ci ha creduto e ha offerto del tempo, gratuitamente, e delle idee. Magari finendo a zappare la terra in giardino, perché i tavoli d’architettura erano già occupati dai soliti noti”.

Curiosità: la copertina di 100 giorni da oggi. Perché proprio quell’immagine, e che significato si cela dietro di essa?

È uno dei tanti misteri celati nella mente di Sterven Jonger, il vero guru della nostra svolta comunicativa. Per noi è un pugno in faccia alla realtà, fatto di colore e bizzarria e non di violenza fine a sé stessa.