E-movie: Another Earth

Nell’immensità del cosmo, che esiste da più di tredicimilamilioni di anni, c’è una copia esatta del nostro pianeta, con una copia esatta di noi stessi.

Ad un anno dall’uscita negli Stati uniti, arriva finalmente in Italia Another Earth, il debutto del regista Mike Cahill, opera capace di entusiasmare il Sundance Film Festival (con ben due premi, tra cui l’Alfred P. Sloan), grazie ad una trama che ruota attorno alla scoperta di un’altra Terra, abitata da nostri “doppi”.

La pellicola è incentrata sulla figura di Rhonda Williams, interpretata da Brit Marling (premio come miglior attrice al Sitges Film Festival e cosceneggiatrice del film) e John Burroughs, William Mapother (già visto in Lost nei panni del cattivo Dr. Ethan Rom, guarda caso anagramma di “Other Man”). I destini dei due si incrociano quando lei, studentessa di astrofisica al MIT (Massachusetts Institute of Technology), al ritorno da una festa, sporgendosi dal finestrino dell’auto per ammirare il pianeta gemello, prova un incidente che costa la vita alla moglie incinta di John e al loro figlio. Dopo quattro anni di carcere, Rhonda decide di placare il proprio senso di colpa avvicinando John e diventando la sua donna delle pulizie, tra menzogne ed espedienti che cadono nel momento in cui la studentessa vince un biglietto per poter visitare il pianeta clone, e da cui dipenderà il finale toccante del film.

La possibilità di raggiungere un mondo uguale al nostro, ma differente per quanto riguarda la sorte delle persone, diventa un pretesto per raccontare il bisogno vitale di porre rimedio ai propri errori, che l’uomo deve soddisfare per poter continuare a vivere serenamente.

Qui l’elemento fantascientifico è una parola sussurrata, non un effetto speciale. Viene così meno la pretenziosità a stelle e strisce, quella dello scopritore colombiano di nuovi mondi, per lasciar spazio ad una teoria che distrugge categorie come colone e colonizzatore, doppio e originale. D’altronde, se il cinema americano lotta da sempre con le minacce aliene, dove la non conoscenza dell’altro corrisponde puntualmente con una rivelazione malvagia, nel film di Cahill “il pianeta gemello” è l’incognita che non fa paura, perché niente potrà essere peggiore degli sbagli, talvolta irrimediabili, che l’essere umano ha commesso sulla Terra.

La colonna sonora è sicuramente tra le migliori di questi ultimi anni, con That Home dei Cinematic Orchestra usata per il trailer e le musiche della band americana Fall On Your Sword che commuovono durante tutto il film, in un crescendo di archi ed elementi elettronici.

Se volete incontrare anche voi il vostro “altro”, potete visitare il sito Meet Your Other You e ammirare l’idea che sta alla base di questa ottima pellicola indipendente che purtroppo, unica pecca al riguardo, ha una distribuzione molto limitata sul territorio nazionale.