Vinyl Shop: Paul Weller

Artist: Paul Weller.

Title: Sonik Kicks.

Year: March 19, 2012.

Where: England.

Shelf: Motorik, Rock, Modrock.

Who?

Paul Weller non ha bisogno di presentazioni, la sua carriera artistica è nota ai più. Per chi non conoscesse ancora questo pilastro della musica mondiale, ci siamo noi di Enquire a darvi una bella rinfrescata. Il suo curriculum professionale è scomponibile in tre grandi fasi: l’esordio con i Jam in piena era punk (con cui produrrà pezzi gloriosi come That’s Entertainment, To Be Someone coverizzata dai “figliocci” Gallagher, Going Underground e Town Called Malice). La virata verso il northern soul e la black music con gli Style Council, ed infine la carriera solista in cui il modfather riesce a combinare il punk-rock degli esordi al “black” della seconda parte di carriera. Il risultato è la capacità di Weller di rimanere sempre al passo con i tempi, riuscendo a cavalcare ogni onda storica, dal periodo nero della “lady di ferro”, fino all’avvento del dominio di Facebook e della tecnologia (l’ultimo Wake Up the Nation, è una chiamata alle armi “contro” le nuove tecnologie). Questo però non è un corso di storia della musica, e quindi andiamo dritti al punto: l’ultima “fatica” (tra virgolette visto la prolificità pazzesca, un album ogni due anni, in media) Sonik Kicks.

What?

A differenza del predecessore, il missile punk-rock Wake Up the Nation, in cui Weller rispolverava lo stile Jam, Sonik Kicks è velato di psichedelia sin dalle prime battute. Basta dare un’occhiata alla copertina del disco per captare i primi segni di “acidità”. Caleidoscopico, l’aggettivo giusto. L’avvio elettronico a base di synth e voce robotica di Green che va dissolvendosi in uno spigoloso Acid-rock, cede il passo al jingle di The Attic. Il trittico d’avvio, spezzato dalla strumentale Sleep of the Serene, si completa con Kling I Klang in cui è come se Ray Davies e i suoi Kinks suonassero il loro britrock in salsa krautrock. Ballate come la bachariana By The Waters e la più fluttuante When Your Garden’s Overgrown, o i quasi sette minuti di Jazz-soul velato reggae di Study In Blue, in cui Paul duetta alla voce con la moglie Hannah, son messi lì ad attenuare gli scossoni dati dal piglio elettr/ico/onico di pezzi come Dragonfly (un Weller in versione dance), Around the Lake (psych-rock che rimanda ad Echoes Round The Sun del penultimo 22 Dreams) e That Dangerous Age (considerazioni di “mezza età”). Nello space-rock di Drifters e Paperchase aleggia invece lo spirito di Syd Barrett (artista venerato da Paul), ed è forse ciò che a quest’ora lo stesso Barrett si ritroverebbe a suonare se solo il periodo floydiano non lo avesse divorato. Nel mezzo, un via vai di collaborazioni “sotto mentite spoglie”. Negli studi di registrazione si alternavano il figlioccio Noel Gallagher che prestava il suo servizio dietro ad un basso, il “rivale” Graham Coxon (chitarrista dei Blur) alle prese con un organo Hammond, e l’ex Ocean Colour Scene Steve Craddock che si prestava alle chitarre. Il britpop che fu insomma. Ma la collaborazione più toccante è quella presente nel pezzo di chiusura, la ballata bowiana Be Happy Children, in cui compaiono la voce della figlia ventenne Leah e il più piccolo Mac, in un pezzo che, discostandosi dalla linea tracciata dal resto dell’album, chiude in toni più tranquilli e tradizionali l’undicesimo lavoro solista, il più sperimentale, ma comunque ben riuscito, di Mister Weller.