Adriano De Vincentiis: l’art érotique

È l’erede di Manara? Non lo sappiamo, e soprattutto non spetta a noi dirlo.
Noi ci limitiamo ad osservare, ammirare, queste splendide creature che prendon vita per mano di Adriano De Vincentiis.
Disegnatore e fumettista, nato a Teramo, realizza a soli vent’anni la sua prima graphic novel a fumetti, ancora prima di diplomarsi al liceo artistico.
Nel 1995 è pioniere, in tempi non sospetti, della contaminazione ad opera di fumettisti con il cinema hollywoodiano: intraprende giovanissimo e da solo una trasferta a Los Angeles dove collabora con progetti sperimentali e grosse produzioni cinematografiche. Qualche anno dopo, passata una breve esperienza a cinecittà, si trasferisce ad Hong Kong dando inizio ad una lunga collaborazione con il cinema cinese, tornando saltuariamente negli stati uniti e facendo da spola tra oriente ed occidente fino al 2001, mentre si riavvicina sequenzialmente al disegno per il cinema di animazione ed al fumetto, sua prima ed originaria passione.
Nel 2004 rinuncia alle collaborazioni cinematografiche per tornare alla libertà intima e creativa del fumetto e negli anni seguenti realizza numerosi libri a fumetti e di illustrazione per il mercato francese, inserendosi presto nella schiera dei migliori rappresentanti dell’erotismo disegnato d’oltralpe, oggi le sue opere sono esposte nelle gallerie d’arte del fumetto più importanti di Parigi.

Il pittore lo immaginiamo con tavolozza e colori, lo scultore con martello e scalpello. I tuoi abituali strumenti di lavoro invece quali sono?
Il primo strumento, come per i pittori e gli scultori, sono gli occhi, poi il cervello, che elabora immagini ed emozioni per trasportare e tradurre tutto in un segno. Poi la matita, tutto il resto è solo un arredo dell’immagine iniziale, e del disegno.
Sono assolutamente convinto che non si può disegnare se non si è educati ad osservare prima.
La tecnica o più in generale lo stile con cui ti trovi più a tuo agio?
In assoluto le matite, la matita è lo strumento del disegnatore, ogni altra tecnica è interessante, a volte necessaria ma la matita porta la morbidezza e la leggerezza dell’idea.
Senza il disegno ogni altra tecnica non ha fondamento, non ha struttura. Devo confessare che apprezzo sempre di più un lavoro non finito rispetto ad uno terminato ed ultimato ad arte con qualsiasi tecnica, proprio perché conserva l’immediatezza dell’idea, il trasporto della creazione, e lascia sempre spazio mentale per immaginare altro. I lavori finiti e troppo curati a volte sono una barriera per l’immaginazione e non lasciano più spazio per la mente dove poter viaggiare. È per questo che mi impegno sempre a pubblicare tanti miei lavori solo a matita, non è facile, ma è una battaglia che per fortuna in molti mi stanno aiutando a combattere nell’editoria.

Qualsiasi cosa dipingi ritrae te stesso. È vero?

Credo che ogni artista ritragga i molti se stesso. C’è un profondo senso di multi-personalità nel lavoro dell’artista che mi ha sempre affascinato e sul quale ancora rifletto molto.

I tuoi disegni e le tue storie quindi, come nascono, dove o come trovi  l’ispirazione. È difficile reinventarsi continuamente?
Non ci dovrebbe essere mai nulla di difficile nel lavoro creativo. Se c’è difficoltà ci sono ostacoli e se ci sono ostacoli significa che l’opera non è più un atto di libertà, ma di sacrificio. Di storie a fumetti ne ho scritte poche, solitamente lavoro su storie scritte da altri, ma anche un solo disegno può contenere una storia. L’ispirazione è misteriosa e così deve restare, può derivare da qualsiasi cosa, io cerco sempre ispirazione nella fotografia, poco nel cinema, e nelle cose che hanno influenzato la mia crescita, quelle che sento mie. Per questo, come dicevamo prima, tutto il lavoro che fa un artista alla fine si può guardare come un gigantesco puzzle dove sono rappresentati i pezzi delle sue personalità nel tempo.

Erotismo e pornografia. Qual è, se esiste, la linea di demarcazione?

La pornografia per definizione è quella dimensione dove non esiste più desiderio, è una visione  esclusiva del sesso de-concettualizzata e senza nessun contenuto soggettivo, il porno è puro atto sessuale, carne senza concetto, il desiderio è assente e non c’è attrazione, tutto accade subito e si conclude come nel lavoro di una macchina. Non è per questo poco interessante, anzi, ha delle proprietà incredibili ed affascinanti.
L’erotico invece è, si può dire, l’esatto contrario dei termini che ho espresso. È desiderio, concettualizzazione, pensiero, attesa, contemplazione, interiorizzazione del soggetto. Per me la natura è tutta erotica, una cascata o un albero sono egualmente erotici rispetto ad una ragazza nuda in spiaggia, perché tutte queste cose esprimono una incredibile forza di vita ed energia, l’energia è erotica, o l’erotismo è energia. L’erotismo non equivale né al sesso né al nudo, come spesso si può pensare, il sesso e il nudo fanno parte della vita di tutti, eppure sembrano argomenti che quando vengono trattati precipitano chi li tratta immediatamente nell’“erotico”. Non sono d’accordo con questo, sia il sesso che il nudo, come la loro assenza, non possono essere erotici se non c’è una concettualizzazione e interiorizzazione del desiderio, e sopratutto se non c’è mistero ed energia.

Non è il disegnatore che sceglie l’erotismo, è l’erotismo che sceglie il disegnatore? Quando l’erotismo ha scelto te?

In questa frase, che Milo ha scritto per una prefazione ad un mio libro, ha espresso un concetto talmente ampio e bello che sarebbe difficile e anche riduttivo trattarlo in poche righe. Credo di essere stato scelto da sempre, perchè la mia unica ricerca fin da bambino è stata l’energia dell’erotico.

Da Manara a Crepax per citarne alcuni, ovviamente i più noti. Chi sono i tuoi maestri?

Milo Manara mi ha sconvolto l’adolescenza, per l’innocenza e la sospensione delle sue donne anche nel momento in cui si prodigano negli atti sessuali più estremi, per me è stato un Maestro e lo rimane tutt’ora, perché lui mi ha fatto vedere che si può creare una carriera disegnando soltanto quello che ci piace. Crepax è stata una ri-scoperta recente, ma oggi lo considero uno dei più grandi fumettisti di tutti I tempi. Tra gli artisti e fumettisti che mi hanno influenzato ci sono tanti maestri e disegnatori che hanno fatto il mestiere artigianale del fumetto con una maestria incredibile, di loro ho ammirato e ammiro ancora la sapienza e la disciplina nel rappresentare tutto quello che serve in un fumetto o in una illustrazione con il massimo impegno. Sarebbe una lista lunghissima e rischierei di omettere qualcuno per distrazione, mi limito soltanto a ringraziarli tutti, quelli che non si sono mai risparmiati un colpo, facendo i furbi o tirando via il lavoro, anche quando potevano.

Critica e pubblico ti hanno eletto ad erede del succitato Manara. Gran bella soddisfazione no?

Non è una soddisfazione perchè non è una cosa che ho cercato. La soddisfazione implica una aspirazione a cui si tende e questo non è il caso. Inoltre lo trovo esagerato.

Negl’ultimi anni stai riscuotendo parecchio interesse in Spagna, Stati Uniti e soprattutto Francia. In Italia invece come te la cavi?

Me la cavo male.

In Italia non ho mai lavorato, tranne qualche caso isolato, come due anni fa con Frigidaire, ma non è detto, c’è qualcosa di nuovo a cui sto lavorando che forse potrebbe per la prima volta portarmi nelle librerie Italiane.

Marzo 2012, i tuoi disegni su Playboy. Che effetto fa vedere le proprie creature mescolarsi tra tanta carne?

Non avrei potuto sperare di meglio.

In Francia ogni anno vengono pubblicati c.a 3mila nuovi fumetti, con una varietà di case editrici, storie e generi impressionante. In Italia tutto ciò non esiste e non è mai esistito. Manca il talento in Italia, la volontà di investire in questo settore, o cosa?

In Italia manca l’educazione all’arte, al bello, al valore vero delle immagini e dei messaggi.

Il nostro intrattenimento e la nostra cultura sono avvilenti, sono prodotti insulsi creati per un pubblico di mentecatti, idioti. Io non accendo la tv e non seguo questo stream deprimente da più di dieci anni, ma tutto quello che vedo offende la mia intelligenza, è ovvio che ne consegue una assoluta mancanza di valorizzazione degli artisti e di conseguenza della grande arte artigianale che è il fumetto.

Hai mai pensato di abbandonare il nostro bel paese e di cercar fortuna altrove?

No. Ho viaggiato moltissimo per lavoro negli anni passati e ho visto e vissuto le grandi metropoli europee e del mondo, da Hong Kong a Los Angeles dove ho vissuto per un po’.

Vivo in Italia perché mi piace e non c’è altro posto dove vorrei vivere adesso oltre a quello in cui mi trovo.

Quanto tempo occupa il disegno nell’arco di una tua giornata tipo, e quando in particolare ti piace più disegnare?

Non ho giornate tipo per fortuna perché ho il terrore di annoiarmi e di annoiare gli altri, soprattutto, quindi cervo di vivere ogni giornata fuori da ogni routine. Quando lavoro il disegno occupa l’intera giornata, a volte fino a notte fonda, o anche qualche ora, o a volte solo dei minuti, posso disegnare e lavorare per tredici ore filate o per mezz’ora, a seconda del momento. Quando ero più giovane mi piaceva disegnare di notte, adesso sto riscoprendo la forza illuminante del mattino.

Se la tua vita fosse un film, quale sarebbe?

Barbarella di Roger Vadim.

Un artista italiano che stimi particolarmente?

Omar Galliani.

Qualcosa che vorresti dire, ma che non ti è stato chiesto.

Sono belle le cose mai chieste e quelle mai risposte, lasciamo tutto così.

Ringraziando Adriano per la sua disponibilità, vi lasciamo in compagnia delle sue creature, che potete trovare sul suo sito, oppure sul suo blog o ancora su Facebook.
Buona visione.