Paure, rimorsi e rimpianti: Curiel 8

Sarebbe stato diverso se ci fossimo incontrati da piccoli? si chiedono Emma e Dario, i protagonisti di Via Curiel 8, un meraviglioso e elengante albo illustrato diventato poi cortometraggio delle brave Mara Cerri e Magda Guidi.
Premiato al Torino Film Festival e vincitore del Premio Arte France al Festival di Annency, Via Curiel 8 è un libro prezioso, che affronta le paure, i rimorsi e i rimpianti di chi si chiede cosa sarebbe successo se solo…, di come sarebbero cambiate le proprie vite di tutti i se dei nostri giorni, degli amori e delle paure dell’infanzia e della vita adulta: lo riesce a fare con una grazia unica, con una sensibilità puntuale.
Ne parliamo con le due autrici.

Mara, tu vieni dall’illustrazione («l’ elegante e trasognata capofila di una famiglia di disegnatori provenienti dalla più che meritevole scuola d’arte di Urbino», come ti definisce Fofi) – Magda invece dal cinema di animazione (Scuola del Libro – di Urbino, nella sezione Cinema d’animazione) – stesso luogo di provenienza, ma ambiti non identici. Come entrate in contatto?

Mara: Ambiti diversi, ma c’è da dire che abbiamo studiato insieme a Urbino, dove abbiamo anche intrapreso il bienno di perfezionamento. Se parliamo a livello autoriale Via Curiel 8 è il nostro primo lavoro insieme, anche se già avevamo lavorato insieme a piccole cose, come illustrazioni o a antologie (come Banchi di nebbia, Orecchio Acerbo 2010, n.d.I).

L’albo omonimo del 2009, pubblicato sempre da Orecchio Acerbo, nasce da un’idea di entrambe o arrivate alla collaborazione solo in seguito?

Mara: Il libro di cui parli è effettivamente firmato da me, è un progetto mio, ma va detto che in quel momento io e Magda eravamo molto vicine e che era un momento di forte scambio e confronto tra noi due: quelli del libro sono temi toccano entrambe – e in certi casi poi come fai a dividere vita e opere? Quando è arrivato il momento di chiamare qualcuno, è stato naturale e giusto chiamare Magda, la persona più adatta, quella più giusta per rimpastare da capo il lavoro, per reimpostarlo e ricondividerlo assieme.

Come nasce l’idea dietro a Via Curiel 8? C’è un’idea di infanzia come tempo della possibilità, al riparo dalle vie obbligate della maturità, dove tutto si può perdonare. Cos’è per voi quel periodo?

Mara:Via Curiel è il desiderio di tornare indietro, di tornare a correggere qualcosa – di rimetterla a posto in un tempo passato. È il desiderio di rimuovere qualcosa, nel senso di sistemare, non di cancellare.

Com’è nato tecnicamente il cortometraggio? 4.000 disegni e 2 anni di lavorazione – quali sono le differenze tra leggere e vedere? Quale sentite che è la vera natura di Via Curiel?

Magda: Hai detto bene, sono serviti circa 4000 disegni e se fai un rapido calcolo ti rendi conto che la quantità dei disegni è legata ai motivi tecnici, dal numero di fotogrammi al secondo. In più nel montaggio poi si sono perse alcune scene, ognuna delle quali era stata lavorata e disegnata – infatti ogni fotogramma è disegnato a mano, quindi sì, è stato un lavoro enorme.

Per quanto riguarda la differenza libro-corto: nel momento in cui sono subentrata io al lavoro, ci siamo messe di nuovo, lei con me, a ripensare a questa storia in un altro modo, cioè a come riportare lo stesso contenuto con un media diverso – alcune scene nel libro non ci sono, per esempio, quindi abbiamo iniziato a crearne molte altre, giuste e sbagliate, a fare molte prove di montaggio, per capire come trasporlo, perché il passaggio dal libro al corto non poteva essere un procedimento meccanico. Insieme abbiamo cercato di capire come sviluppare il corto, come strutturarlo – abbiamo visto e ricordato film insieme, per cercare la maniera di dare la stessa potenza visiva in un altro modo, cambiando scene, dando respiro a altre – ad esempio quella dell’incontro tra i due personaggi è diversa. Forse poi anche le esperienze che si accumulavano, il tempo che è passato nella lavorazione ha contribuito a cambiare il modo di leggere la storia – abbiamo dedicato molto tempo alla lavorazione, dentro c’era quasi tutta la nostra vita e la vita, il mondo che ci stava attorno contaminava a sua volta il lavoro.

Per parlare del vostro lavoro, sono state citati molti autori, fino alle avanguardie di inizio Novecento, passando per i vari Bunuel, Ejzenstejn.
Ma cosa c’è nel vostro immaginario, dall’illustrazione al cinema?

Magda: Ci sono immagini del nostro lavoro che richiamano altre opere, che provengono non solo dal cinema, ma anche dalla pittura: ad esempio in una il protagonista maschile assume una posizione che richiama alcune pitture del ‘400, o altre scene ci ricordavano la Giovanna d’Arco di Dreyer, o, e questo è l’episodio più clamoroso, esiste un fotogramma che ricorda quasi esattamente Persona di Bergman e non ce ne siamo rese conto prima di qualche tempo fa. A volte è stato un procedimento a posteriori, quello di rendersi conto di certe influenze, altre volte era più consapevole. Certe cose non sono solo coincidenze: sono le immagini che abbiamo incamerato, che abbiamo visto e amato, sono tornate fuori, emerse, quasi inconsapevolmente – così lavora da dentro un immaginario, e ce ne siamo rese conto.

C’è qualcosa di nero nell’infanzia che raccontate – qualcosa che coincide più o meno con «i grandi non sanno mai quanto ci si può sentire brutti da bambini», citando Eternal Sunshine of a Spotless Mind. E vengono in mente altri lavori sul periodo da voi descritto, come La coda del lupo di Marino Neri (anche lui a Bilbolbul). Infanzia nera, senza unicorni o forse è qualcosa di più vicino all’idea di fiaba, che è sempre spaventosa, nera, misteriosa?

Mara: Dato che parli di Gondry, hai presente la scena in cui ci sono loro da piccoli? Ecco, fanno una domanda che è molto simile, Sarebbe stato diverso se ci fossimo incontrati da piccoli?” – non ricordo se addirittura è la stessa – a quella che si fanno i protagonisti di Via Curiel; mi ricordo che ne avevo parlato e l’avevo mostrata a Magda.

Io per me non ricordo nell’infanzia un’idea di bambina senza pensieri o senza problemi o crisi – ero una bambina molto emotiva e quando con Magda abbiamo iniziato a lavorare e a condividere i nostri ricordi, le nostre inquietudini, già da lì ce ne siamo rese conto, abbiamo percepito chiaramente che i bambini nell’infanzia percepiscono i disagi, i conflitti del mondo adulto, però non sapendoli districare, li vivono come un mistero – e poi un mistero rimangono sempre.

Disegnatori da tenere sott’occhio?

Mara:Ce ne sarebbero molti, restringiamo il campo a chi era con noi al BilBolBul e diciamo Virginia Mori e Valentina Paci.

Se Via Curiel diventasse un film, attori?

Mara: Intanto tutti i personaggi che vedi, tutti gli oggetti sul comodino, sono elementi, amici, persone che conosciamo e vicine nella lavorazione del film – quindi gli attori li abbiamo già. I due protagonisti, invece: la bambina è già la protagonista di un film, di Alice nelle città di Wim Wenders – per disegnarla mi sono ispirata a dei frame, dei fotogrammi del film, e la bambina a tratti le somiglia, a tratti no – nell’animazione, la sequenza di un disegno dopo l’altro può far cambiare moltissimo le fisionomie – si vede bene in una delle prime scene – e questo ci piaceva molto, è qualcosa che l’animazione ha in sé, può sembrare un limite, ma non lo è, è il suo tratto distintivo. Questo effetto vibrante che si ottiene mettendo i disegni in sequenza conferisce al lavoro una potenza diversa, è qualcosa di unico. Il bambino invece era il piccol protagonista de La Mala Education di Almodovar. Per gli adulti chi potremmo ingaggiare? Per lui Marcello Mastroianni – mentre lei sarebbe Monica Vitti!