Non solo di note: Tying Tiffany

Tying Tiffany è un’artista a tutto tondo. Italianissima, passa dalla fase Suicide Girls (il famoso sito di fotografie softcore) all’attuale occupazione musicale, che prosegue da diversi anni, precisamente dal 2005. Dopo aver condiviso il palco con gente come Iggy Pop e Alec Empire, Tiff è riuscita ad approdare sul suolo a stelle e strisce, grazie a due suoi brani: Storycide trasmesso durante una puntanta di CSI e Drownin’ per la soundtrack del videogioco FIFA 12. Come se non bastasse, ha pure avuto l’onore di vedere un suo pezzo remixato per mano di Nic Endo (già parte degli Atari Teenage Riot, insieme ad Alec Empire). Lo scorso gennaio, è uscito il suo nuovo album, Dark Days White Nights, del quale ci ha parlato volentieri, concedendosi non solo alle nostre domande, ma anche a quelle di un ospite d’eccezione, che scoprirete solo leggendo.

Ciao Tiff, raccontaci qualcosa di te, magari un ricordo dell’infanzia.

Sono nata a Padova e sono figlia unica. I miei genitori erano e sono tuttora persone molto impegnate per cui giocavo spesso con i bambini del quartiere nel giardino del palazzo. Facevamo molti giochi, mi ricordo che preparavo i panini di foglie e fango: univo le foglie una sopra all’altra con del fango e poi li davo da mangiare ai miei compagni di giochi, io ovviamente non toccavo nulla.

Quando eri piccola cosa immaginavi di fare da grande?

Dato che amo molto gli animali, mi sarebbe piaciuto molto fare la veterinaria: un lavoro impossibile per me visto che appena vedo una ferita svengo. Da bambina, ingenua quale ero, pensavo che fare la veterinaria significasse coccolare e prendersi cura degli animali. Crescendo, mi sono appassionata a tutte le forme d’arte grazie all’ambiente familiare in cui sono cresciuta. La mia è una famiglia molto aperta che mi ha permesso di fare le mie scelte in maniera libera e consapevole, ad esempio io non sono stata battezzata. Non mi è mai stata data alcuna imposizione religiosa o politica. Ho vissuto in un contesto in cui ero nutrita da tanti interessi, ascoltavo della musica molto particolare, poiché gli amici di mia madre di ritorno da un viaggio le regalavano spesso dei vinili provenienti da diversi paesi del mondo. L’ascolto di una musica che non fosse direttamente italiana ha sicuramente influito il mio percorso artistico. Ho preferito imparare a suonare gli strumenti da autodidatta, non apprezzando il sistema scolastico che mi ha poco stimolata.

Il tuo nome d’arte è abbastanza esotico, da dove nasce?

Tiffany è il mio secondo nome, non anagraficamente, intendo dire che in famiglia mi chiamavano con questo nome. Non mi piace Tiffany perché mi rimanda all’immagine di una ragazza bionda e un po’ svampita, una ragazzotta ingenua. Se non sbaglio significa “luce di Dio”. Tying è un nome che evoca l’arte bondage, come forma artistica e psicologica, escludendo ogni riferimento sessuale. Quando una persona si fa legare c’è una forma di fiducia, accondiscendenza e totale trasporto. È un’arte in cui si manifesta una forma estrema di libertà: perdere la propria espressione fisica ti permette di acquisire una maggiore libertà del proprio essere superando i limiti. Mi piaceva l’idea di unire Tiffany, legato ad un significato di purezza, con un termine come Tying che vuol dire” legando”, in modo da creare una contrapposizione molto forte.

Come hai già affermato tu stessa il tuo ultimo album Dark Days White Nights è un continuum del precedente, pensi di fare una trilogia?

No, non sarà una trilogia. Rappresenta una continuità con l’album precedente, perché avevo ancora molte cose da esprimere musicalmente. Il terzo ed il quarto album rappresentano la consapevolezza del mio percorso artistico. L’ispirazione di Dark Days White Nights nasce dall’atmosfera di malcontento di questo periodo storico, dall’assenza di comunicazione e dalla mancanza di rispetto oltre che per l’essere umano anche per l’ambiente in cui viviamo. Amo giocare con le contrapposizioni di parole per cui dark days rappresentano le notti insonni, non quelle legate all’insonnia, in cui hai la possibilità di espandere ed accrescere ciò che durante il giorno non riesci a vivere. Paradossalmente la notte è il momento di luce estrema in cui capisci chi sei e che cosa puoi fare. Durante il giorno invece l’essere umano vive la sua giornata in maniera individualistica, c’è assenza di spirito di condivisione e complicità, ciò che viene condiviso avviene spesso per questioni utilitarie. Io sono legata alla notte, mi sento e mio agio ed è proprio durante la notte, quando non hai vincoli di orario come il giorno, che riesco a condividere le mie emozioni e i miei pensieri con le persone a me più care.

Dal tuo esordio nel 2005 hai sperimentato numerosi generi musicali e tutti i tuoi progetti sono abbastanza eterogenei e mostrano le tue continue evoluzioni.

Certamente. Il mio primo album è nato quasi per gioco. Nei primi album raccontavo delle cose in maniera distaccata, mentre negli ultimi due ho iniziato a parlare di cose più intime e personali. Ho inserito delle emozioni, cosa che prima non facevo, anche se tengo a precisare che non sono una cantautrice quindi per me il testo è una conseguenza, arriva dopo la musica. Nel mio lavoro è stata fondamentale la presenza ed il contributo artistico di Lorenzo Montanà, il mio produttore, perché mi ha aiutato a concretizzare il mio percorso dato che sono una persona che si perde facilmente. È stato in grado di ascoltare e capire la mia essenza musicale. Sono felice e soddisfatta del mio lavoro artistico, ho mantenuto nella mia evoluzione dei canoni e delle “regole” che rendono comunque riconoscibile il mio percorso stilistico.

Un rimpianto e un rimorso nella tua carriera artistica?

Sinceramente non ne ho. Certo, tutti sbagliamo me compresa. Ho fatto moltissimi errori però mi sono serviti per crescere ed imparare. Accetto gli errori e le critiche come un insegnamento non come qualcosa di nocivo.

Allo stato attuale della tua carriera artistica ci sono maggiori privilegi o rinunce?

La mia vita non è particolarmente cambiata, solo le mie relazioni personali sono diverse. Molte persone mi hanno deluso, tradendo la mia fiducia. Alcuni si sono avvicinati a me con la speranza di poter avere in cambio dei favori, nonostante non mi ritengo una persona così famosa. Andare in giro durante il tour in città diverse non è una cosa nuova per me perché sono sempre stata una zingara, amo molto viaggiare. Ho affrontato delle rinunce e dei compromessi, ma non ho mai permesso che annullassero la mia personalità. Ad oggi sono soddisfatta e fiera di ciò che produco e di quello che sono.

Ho chiesto alla mia suicide girl preferita, Ria McCarthy, di porti alcune domande: “Sei stata una delle prime Suicide Girls italiane quando il sito web in Italia era ancora poco conosciuto. Come sei venuta a conoscenza di SG e cosa ti ha spinto a diventare una Suicide?”

Sono sempre stata appassionata di fotografia, soprattutto di nudo artistico femminile, inoltre ero interessata al mondo del piercing e dei tatuaggi per cui, navigando nella rete, tutti questi interessi mi hanno portato a scoprire Suicide Girls. In realtà da anni facevo già fotografie di nudo collaborando con diversi fotografi e lavoravo anche come modella fetish, il progetto di SG è stata una delle ultime cose che ho fatto. Mi sono iscritta al sito per diversi motivi: mi piaceva l’idea di comunità tutta al femminile, avere la possibilità di scegliere in autonomia il tipo di set fotografico, decidi tu come vuoi apparire e chi vuoi essere. Penso sia molto bello che venga data la possibilità a delle ragazze di potersi esprimere attraverso la fotografia pur non rientrando nei canoni che la società impone. Alcune suicide girls sono basse oppure non eccessivamente magre e non usano Photoshop per camuffare i difetti estetici. In SG, Photoshop viene usato principalmente per gioco, per enfatizzare in maniera eccessiva i colori, creare dei piccoli effetti fantasy. Non tutti lo sanno ma SG è una comunità in cui attraverso un proprio forum tratta anche di arte, libri, musica oltre che il nudo artistico. Hai la possibilità di conoscere tante ragazze provenienti da tutte le parti del mondo che condividono i tuoi stessi interessi.

Sempre Rie ti domanda: “Ora che sei un’artista affermata nel mondo della musica anche  a livello internazionale, ti infastidisce essere ricordata come una Suicide? Per la tua carriera artistica è stato un handicap a causa di qualche pregiudizio oppure pensi che ti abbia aiutato anche un minimo a farti conoscere?”

Non mi infastidisce essere ricordata come una Suicide Girl, ancora oggi sono iscritta alla community, partecipando alle discussioni all’interno dei forum, ma non faccio più set fotografici. Purtroppo in Italia esiste ancora un forte pregiudizio sulla comunità delle SG a differenza dell’America, per cui molti pensano che l’aver mostrato il corpo nudo mi abbia aiutato nel campo musicale. Molti si aspettavano che durante i miei concerti mi sarei esibita nuda. Essere un’artista che produce musica è ben diverso dall’essere Suicide Girl, sono due settori artistici molto diversi. Credo che in Italia il mio passato da suicide girl sia stato controproducente.

Se avessi a disposizione una macchina del tempo, in quale epoca ti piacerebbe andare?

Andrei in tantissimi posti e in diverse epoche. In questo momento sceglierei il futuro, vorrei vedere come saremo tra 100 anni. Sono curiosa di sapere se il genere umano è ancora vivo, se siamo stati bravi a rimediare ai nostri errori del passato e, dato che sono affascinata dalla tecnologia, scoprire a quale livello tecnologico siamo arrivati, sempre che qualcuno sia sopravvissuto!

Photos by Pax Paloscia
Il suo sito www.tyingtiffany.com