Google Art Project II

Google Art Project torna a far parlare di sé, dopo un anno e due mesi dal suo lancio alla Tate Britain di Londra si presenta con una nuova veste grafica e tanti, tantissimi contenuti in più.
Per chi non conoscesse il progetto di big G, si tratta del più ambizioso museo virtuale presente sul Web nato dall’applicazione della tecnologia Street View ai musei e alle loro collezioni. Street View è un sistema di mappatura fotografica utilizzato da Google Maps per poter effettuare tour virtuali lungo le strade che percorriamo abitualmente in macchina o a piedi, passando in pochi click dalla Torre Eiffel a casa nostra. Se per le reti stradali sono state usate la famosa Google car piuttosto che motoslitte e biciclette, per i musei è stato ideato un mezzo apposito in grado di scivolare negli spazi angusti tra una statua e l’altra: Trolley.

A Street View si aggiunge la fotografia, con riproduzioni in alta definizione e -solo per alcune opere- scansioni da 7 gigapixel; da qui si intuiscono le potenzialità dello strumento zoom, in grado di rivelare particolari impossibili da intercettare ad occhio nudo (in particolare per quanto riguarda le opere normalmente protette da vetro).

Nel suo primo anno di vita Art Project ha trasposto virtualmente 17 musei da 9 paesi diversi, per un totale di 385 stanze, 486 artisti, 1061 immagini in alta definizione, 17 da 7 gigapixel e più di 6000 panorami Street View. Questi numeri, già notevoli, impallidiscono davanti al nuovo Art Project lanciato il 3 aprile: i musei sono 151 e provengono da 40 Paesi per un totale di 30 mila opere.

La lista delle istituzioni che hanno aderito al progetto vede tra i tanti degli ospiti d’onore come la Casa Bianca, l’Orsay di Parigi, il Getty Museum e i Musei Capitolini che portano a quota due il numero dei musei italiani, già presenti nella prima versione con gli Uffizi. Tra i 151 nomi c’è da perdersi, eppure è impossibile ignorare un grande assente: il Louvre. Il gigante, pioniere del museo moderno, prende ancora le distanze da Art Project e nasconde dall’occhio indiscreto della tecnologia Google l’immenso patrimonio che racchiude sotto la piramide di Ieoh Ming Pei.

Il notevole incremento del numero dei partners è frutto di un evidente successo della prima versione, inoltre è plausibile che i feedback positivi dei primi 17 musei abbiano tranquillizzato gli operatori che additavano la visita virtuale come la morte di quella reale. Oggi il dato è comprovato: conoscere le opere stimola la domanda reale e dunque porta le persone nei musei.

Conoscere è un processo che ha ben poco di passivo, lo sa bene il colosso di Mountain View che integra la versione 2012 di Art Project con la sezione Istruzione (ad onor del vero ancora troppo povera) e apre alla condivisione anche il proprio social network Google+, oltre ai già presenti Facebook e Twitter; aggiornata e migliorata anche la gallery personale: se si dispone di un account Google è possibile collezionare le opere preferite (o i dettagli di queste), aggiungere un commento e condividere, parola d’ordine nell’era dei social networks.

I punti di forza rimangono sempre la velocità di visualizzazione, fondamentale per poter utilizzare lo zoom, e il navigatore che si arricchisce del menù Esplora, dal quale si accede all’indicizzazione delle opere correlate a quella in visualizzazione secondo tre criteri: collezione, artista, data.

Art Project è uno strumento interessante poiché parla di arte attraverso le immagini, mette le parole in secondo piano (oltretutto le traduzioni sono ancora parziali) e permette un apprendimento più istintivo, libero dalle costrizioni della disciplina.

Dalle dichiarazioni del team responsabile sembra che Art Project svilupperà in futuro una sezione sperimentale dedicata agli artisti e al rapporto con le nuove tecnologie, oltre ad ampliare ulteriormente la lista dei musei partners.

Per il momento non rimane che provare a fare il giro del mondo di museo in museo, tra un Tintoretto e un  Warhol, da Stoccolma a Sydney come i Grandi Navigatori di André Malraux nel suo sconfinato Museo Immaginario.