Vinyl Shop: John Talabot

Artist: John Talabot.
Title: ƒIN.
Year: February 13, 2012.
Where: Barcelona.
Shelf: House, Electro, Disco.

Who?

Un passato da giovane colonna della techno catalana, un profondo interesse per la ricerca melodica e una straordinaria capacità di reinventare tessendo influenze sonore vecchie e nuove: tre lati di John Talabot che non bastano a commentare la sua abilità creativa. Fin dalle prime release, segue la vocazione per un sound nuovo e personale (lontanamente ammiccante a BPitch Control e Border Community), sfornando pezzi interessanti come Sunshine e Matilda’s Dream, solo per citarne un paio. fIN è il suo primo LP ed è uscito a fine febbraio su Permanent Vacation, raccogliendo apprezzamenti da ogni dove, pur non essendo un prodotto di facile accesso. Le orecchie meno attente potrebbero rimanere deluse ad un primo ascolto. Emerge un preciso intento di ricerca e un certo gusto per il sofisticato, ma abbandonandosi alle sue inebrianti sfumature ogni giro di note diventa ipnotizzante, ogni brano ispira a cogliere la particella più nascosta in mezzo ai suoi tessuti melodici. Non è raro infatti addentrarsi in linee vorticose, a tratti confusionarie, ma si intuisce quanto sia un lavoro studiato nel particolare. Talabot è riuscito a dare una dinamica esclusiva a ciascun brano, tenendo sempre un occhio vigile al suo scopo, ovvero creare qualcosa di unico e completo.

What?

Play: versi di uccelli e animali notturni, voci tribali, si respira l’aria calda della savana. Depak Ine mostra fin da subito la mistione di ritmiche macchinose con melodie calde, esotiche, a tratti magiche. Destiny offre la collaborazione vocale di Pional e probabilmente è il cavallo di battaglia dell’album. Piacevole il flauto che spunta dall’ambiente di El Oeste, molto vicino ad Apparat, come anche il clima di rinascita di Oro y Sangre, forte di beat grezzo e clima colorato. Si prosegue con Journeys e la più intima Missing You, per poi innamorarsi di Last Land, un bellissimo intreccio di archi, vocali e percussioni che rasentano l’hip hop. Su un binario simile marcia Estiu, mentre ben più dance è la nostalgica When The Past Was The Present (ai Depeche Mode fischiano le orecchie). H.O.R.S.E. è un’ulteriore prova dell’intelligenza compositiva di Talabot, pur tenendo fede a poche variazioni. La vera “chicca” è però l’ultima traccia di ƒIN, che vede ancora il featuring di Pional. So Will Be Now è incredibilmente ipnotica e sensuale, tanto è vero che nell’ultimo mese non ha mancato di scatenare i dancefloor più esigenti, quello del Berghain, a Berlino, su tutti.

Il nostro John voleva quindi erigere qualcosa da intitolare “fine”, in quanto compimento di un progetto preciso, una tappa obbligata del suo percorso da artista. Ne è uscita una perla fenomenale per il panorama elettronico contemporaneo. La forza suprema di questo album trova luogo nei diversi stati d’animo che ogni brano è in grado di rendere, quindi la possibilità per l’ascoltatore di immergersi liberamente in quello che gli è più vicino. In ogni caso, non perdetevelo. Potrebbe essere uno dei dischi migliori dell’anno.