Vinyl Shop: Regina Spektor

Artist: Regina Spektor.

Title: What We Saw From The Cheap Seats.

Year: May 29, 2012.

Where: New York.

Shelf: Anti-folk, Indie, Pop.

Who?

Con ben cinque album alle spalle, Regina Spektor non è più la novità dell’anti-folk, bensì la sua punta di diamante, capace di portare all’attenzione dei più la scena musicale del Lower East Side di Manhattan. Con il suo ultimo lavoro, Far (2009), è riuscita persino a “strappare” un beat box a ?uestlove, della band americana The Roots, nella versione live di Dance Anthem Of The 80’s, al Late Night with Jimmy Fallon, confermando così la sua eccezionale versatilità musicale. Dalle sonorità ancora acerbe di 11:11 e Songs, entrambi venduti durante i suoi primi show dal vivo, al parodistico Soviet Kitsch (il titolo dice tutto), la consacrazione arriva con Begin To Hope, capace di diventare un must tra gli “indie music lovers” di mezzo mondo (con le sue 500.000 copie smerciate soltanto sul suolo americano). Ora, dopo il successo bissato con Far, Regina Spektor si appresta a rompere il silenzio con un nuovo album – finalmente, aggiungiamo noi –  che promette di riconfermarla tra le artiste più interessanti del panorama musicale attuale.

What?

What We Saw From The Cheap Seats non è un album di materiale inedito, o almeno non nell’accezione che intendiamo solitamente. I primi due estratti, All The Rowboats, ed il secondo singolo Don’t Leave Me (Ne Me Quitte Pas), erano già conosciuti al seguito di Regina Spektor e a buona parte degli internauti più attenti. Stesso discorso per altri pezzi eseguiti dal vivo in questi anni di tournèe, come Small Town Moon e Oh Marcello!, in cui Regina Spektor gioca in maniera quasi impulsiva con accenti, scioglilingua, e con quegli esercizi “vocalici” che contraddistinguono il suo cantato. In Ballad Of A Politician viene fuori la Regina Spektor introspettiva – se non altro per quanto riguarda la parte strumentale – sempre divisa tra ironia e una capacità scenica invidiabile. D’altronde, anche nel video di All The Rowboats, “the girl from Moscow” non smentisce se stessa e attraverso un’idea audiovisiva concettuale racconta la bellezza artistica immutabile – neanche fosse John Keats –  in toni allegorici. Le opere più incomprese, “the most lonely”, sono infatti quelle che non necessitano di numeri per apparire, come Regina d’altronde. Ai primi posti dei nostri scaffali.