A portrait of: Regina Relang

Regina Relang nasce a Stuttgart, in Germania, nel 1906.

Nel 1928 studia pittura alla Kunstakademie Stuttgart und die Hochschule fur Bildende Kunst di Berlino, diplomandosi quattro anni dopo con la qualifica di maestro d’arte. Subito dopo il diploma si trasferisce a Parigi, dove sviluppa, da autodidatta, il suo interesse per la fotografia, specializzandosi in fotografia di viaggio e moda.

I suoi reportage itineranti, realizzati in località e Paesi dell’Europa del Sud come Mallorca e Turchia, in un periodo che va dal 1932 al 1939, suscitano ben presto un vasto interesse e appariranno nelle più prestigiose pubblicazioni del settore.

La sua passione per la moda le varrà, allo stesso modo, importanti collaborazioni con testate come VOGUE, Madame,  Bild der Frau e Harper’s Bazaar tra le altre.

Nelle sue foto, la Relang cattura in modo mirabile l’evoluzione della figura femminile dal dopoguerra in poi; i suoi scatti relativi alle sfilate parigine di haute couture, vengono riportati da tutta la crème dell’editoria di moda europea.

Prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, il suo nome è uno dei più riveriti e richiesti tra i fotografi dell’alta moda: Relang ritrae regolarmente infatti, le creazioni di couturier dal calibro di Christian Dior, Pierre Cardin, Yves Saint-Laurent. La sua fama di consolida e diluisce soprattutto tra gli anni 50 e 60 (nel 1958, 8 su 12 copertine del mensile Madame includono una sua foto), raggiungendo l’apice massimo durante i 70, decennio in cui ottiene prestigiosi riconoscimenti: nel 1972 viene insignita della medaglia David Octavius Hill, premio istituito dall’Accademia Tedesca di Fotografia, nel 1976 ottiene il Premio Culturale dell’Associazione Tedesca perla Fotografia (che riceve insieme a Liselotte Strelow e Rosemarie Clausen), mentre in tuttala Repubblica Federale Tedesca si susseguono mostre a lei dedicate.

Regina Relang muore a Monaco di Baviera nel 1989.

Lo stile Relang è inconfondibile: foto rigorosamente in bianco e nero di una squisita eleganza in cui la donna, insieme all’abito, è protagonista assoluta. Estrema importanza assumono le pose, i gesti della modella ritratta. La moda, intorno alla metà del secolo scorso, viene identificata con l’haute couture: un lusso, un sogno circondato, nell’immaginario collettivo, da un alone di irraggiungibilità; un mondo a parte caratterizzato da grazia, sofisticatezza estrema che le mani e le braccia delle modelle, come linee arabescate, sottolineano raffinatamente.

Con le mani appoggiate ai fianchi, intente a sollevare un colletto o stringendo una sigaretta tra le dita, la testa sovente reclinata a un lato, lo sguardo vagamente altero evidenziato da sopracciglia rigorosamente ad ala di gabbiano, le mannequin ritratte da Regina Relang emanano un’allure di classe e marcatamente glamourous. Non c’è da meravigliarsene, d’altronde, visto che tra i loro nomi troviamo quelli di Gitta Schilling, Jean Patchett, Ina Balke, Isa Stoppi, Ivy Nicholson, Mirella Petteni, Suzy Parker solo per citarne alcuni.

Negli anni, la fotografia di Relang si arricchisce di dettagli maggiormente in linea con l’evoluzione stilistica pertinente al suo tempo e subentrano pose più plastiche, più ironicamente spontanee, oltre che l’introduzione del colore. È così che, alla celebre foto di Jean Patchett ritratta con il braccio alzato e una mano ad accarezzare i capelli in un sontuoso abito da sera di Jacques Griffe, alla serie di scatti che immortalano il New Look di Dior in tutta la sua rarefatta, sublime eleganza, alle immagini in cui le creazioni delle Sorelle Fontana vengono presentate sullo sfondo del Colosseo e dei monumenti più antichi di Roma, succedono istantanee in cui Relang introduce futuribili visioni legate al nuovo mood spaziale anni 60, volti triplicati da giochi di specchi, sovrapposizioni di immagini realizzate su carta Kodak, modelle che riflettono giocosamente, in enormi specchi, la loro silhouette superbamente abbigliata, e cosi via. Un leit motiv comune: la spettacolarità degli abiti e la ricercatezza che rimangono intatti. Una foto, in particolare, denota un curioso aneddoto: due modelle ritratte in bianco e nero, di profilo, sedute al tavolino di un bar. Cappello di paglia circondato da un nastro annodato a fiocco, filo di perle, orecchini bouclè, sono intente a conversare, gesticolando con grazia, davanti ad una tazza di caffè con biscotti.

Al centro, sul tavolo, un posacenere che riporta il logo Cinzano si accorda perfettamente con il resto dell’ immagine, rendendola un piccolo gioiello vintage. Se è vero che la moda è fatta di corsi e ricorsi storici, potremmo dire che questa foto riflette in pieno il mood di  un’immagine della campagna pubblicitaria PE 2012 di Louis Vuitton che mostra due modelle immortalate in atteggiamento confidenziale all’interno di un locale con tavolinetti da caffè.

Il bon ton, la femminile civetteria delle protagoniste sono pressoché identici: l’universo artistico di Regina Relang, d’altronde, possiede in sé tutti i connotati della femminilità nella sua quintessenza. Nelle sue fotografie di moda viene proiettato il bagaglio dei sogni, dei desideri, l’ideale di donna  più intrinseco all’ immaginario femminile, incarnato nel modello che Relang propone: classe, sofisticatezza, glamour. Se la moda è sogno, colei che è chiamata a rappresentarla ne possiede tutta la magia: la donna è una principessa di stile, regale nelle pose e nel portamento, simbolo di un’ eleganza ricercata e dotata di un fascino supremo. Gli abiti che l’ artista ritrae sono calati in una realtà privilegiata: le location più frequenti vanno dagli ambienti urbani dei quartieri alti agli interni di appartamenti lussuosamente arredati.

Ma il lusso, nella sua opera, non fa mai rima con ostentazione: piuttosto con ricercatezza, con il bello, con un’eleganza armonica, mai sopra le righe e detentrice di una grazia naturale. Lo stile fotografico di Regina Relang e il mondo dell’haute couture si compenetrano e risaltano a vicenda in un connubio che apporta un continuo, mutuo scambio di pura classe: un mélange di sicura riuscita e di  raffinata eccellenza.