Non solo di note: Boxeur The Coeur

November Uniform è il nuovo album di Paolo Iocca, uscito lo scorso gennaio e pubblicato dietro il nome di “battaglia” Boxeur The Coeur. Noi di Enquire abbiamo avuto modo di confrontarci con lui in maniera del tutto esclusiva, come esclusiva è la traccia tratta dal nuovo disco, Immortal Bliss, sorprendente esperimento elettroacustico di cui vi concediamo il download gratuito (nella sezione Goodies), insieme a questa intervista fuori dagli schemi. Leggere (e ascoltare) per credere.
Foto di Raffaella Santamaria.

Ciao Paolo, raccontaci un po’ di te. Cosa hai fatto in questi ultimi due anni dopo l’esperienza con i Blake/e/e/e?

Dopo l’esperienza dei Blake/e/e/e non ho fatto nulla , mi sono semplicemente lasciato andare alla vita. Non mi sentivo abbastanza coinvolto nella musica e non era ben chiaro dentro di me cosa comporre e scrivere. Ho atteso che arrivasse un input chiaro dall’esterno, poi è arrivata la proposta dei Toys Orchestra di suonare con loro in tour. Ho accettato volentieri perché avevo voglia di entrare in un contesto più grande, dove io ero solo un ingranaggio e non avevo alcuna responsabilità nel gestire e controllare il progetto. Per poter collaborare con i Toys ho imparato a suonare un nuovo strumento: la tastiera. Globalmente è stata un’esperienza importante che ha riaperto i canali creativi. Ho alleggerito la mia testa di pensieri e responsabilità che spesso ti fanno perdere lo stimolo di suonare. Molto timidamente ho iniziato a comporre dei pezzi nella mia cameretta, iniziando i primi accordi con il pianoforte. Nel frattempo ho avuto uno scambio di mail con Shannon Fields , proponendogli di aiutarmi a produrre il disco. Dopo aver ascoltato alcuni pezzi ha deciso di collaborare con me, perché li aveva trovati molto interessanti.

Hai sempre suonato e cantato nelle band, come mai hai deciso di dar vita ad un progetto interamente solista?

Sentivo da tempo l’esigenza di vivere esperienze nuove che la collaborazione all’interno delle band non poteva più darmi. Volevo dimostrare a me stesso che, senza il coinvolgimento pratico e psicologico di musicisti attorno a me, sarei stato in grado di fare della musica completamente mia e di essere anche un buon musicista.

Come è nato l’album November Uniform?

Ho iniziato a comporre i brani con il pianoforte invece della chitarra come facevo nei progetti precedenti: questo è un grande passo di discontinuità con il passato. Ho registrato le linee di pianoforte, aggiungendo successivamente batteria e basso ed infine ho scritto i testi. Inizialmente i pezzi erano pop, suonavano molto sixties, poi pian piano sono arrivate ispirazioni da vari generi musicali. Un po’ di improvvisazione si è coagulata in brani che non avevo preventivato di scrivere, oppure code di brani che sono diventate  a loro volta dei brani stessi. La voce invece è filtrata, mi piace usare la voce come uno strumento.

In effetti sembra quasi meccanica.

Sì, ho scelto di non caricarla a livello enfatico, perché penso che le voci della musica italiana siano troppo melodiche. Ho evitato accuratamente alcune note per evitare i fraseggi.

Quanto la collaborazione con i Toys Orchestra  ha influenzato il tuo progetto? Credi che anche tu, in qualche modo, hai influenzato o contribuito alla loro musica?

Il primo imprinting al mio progetto è stato influenzato direttamente dai Toys per l’uso della tastiera in principal modo. Poi ho preso in mano mixer, multieffetti e campionatore dando vita a dei suoni grezzi, ad un’elettronica “freak”. Poi ho perfezionato la musica: i suoni della tastiera sono distorti, filtrati e ricercati. Non mi piace usare il suono presettato di uno strumento. Ho sempre cercato di inserire qualcosa di mio nell’arrangiamento live dei Toys Orchestra. Nell’ultimo disco ho arrangiato dei pezzi di basso di 2 brani: Welcome To Babylon e You Can’t Stop Me Now. Per loro è stata la prima esperienza con un membro esterno e pian piano si sono fidati di me , perché hanno capito che non avevo alcuna intenzione di stravolgere il loro progetto.

Le musiche e i testi  sono davvero complessi, altrettanto lo è la copertina dell’album che ne rispecchia il contenuto.

La copertina è un collage fatto a mano  di immagini prese da riviste russe degli anni 60. L’artista è Luca Domeneghetti che è vissuto fino a pochi mesi fa a Bologna per poi trasferirsi a Berlino.

A proposito di Berlino, in questo tuo progetto si sente l’influenza della musica tedesca.

Sì, soprattutto la musica tedesca degli anni 70, il Krautrock.

Citando il titolo di un libro di uno dei tuoi autori preferiti, Simon Reynolds, ti domando: sei colpito da  Retromania?

Non penso di esserne colpito. Per Reynolds la Retromania è un concetto ben preciso: è guardare il passato per reinterpretarlo e, secondo l’autore, è un aspetto negativo. Penso che dopo gli anni 90 la gente abbia smesso di guardare avanti, c’è una tendenza generale a guardarsi indietro come unico orizzonte. Secondo me è giusto guardare le cose irrisolte del passato per riallacciare i nodi spezzati, mentre trovo che sia negativo guardare il passato per pura nostalgia.

Quanto è importante per te l’identità dell’artista che si costruisce attraverso l’abito, l’atteggiamento, la scenografia durante i live? Tu ad esempio fai uso delle tempere colorate per dipingere il corpo.

Non avevo mai pensato in termini di identità, ma è interessante. Ciò che faccio non ha come obiettivo la mia identità artistica. Attingo da tutto ciò che mi piace in ogni ambito per poi trasferirlo nel mio contesto, poiché il mio universo è costituito semplicemente da ciò che mi piace. Cerco di comunicare in modo tale da lasciare libero il percorso interpretativo delle persone. Mi sono stufato dei soliti concerti rock, dei dj set, della performance happening artistica, per cui ho cercato dei canali differenti in linea con la mia personalità.

Mi piacerebbe che inventassi una playlist di canzoni o band a seconda delle situazioni. Cosa ascolterebbe Paolo?

(Al risveglio?) Four Tet, elettronica non troppo spinta.

(Sotto la doccia?) I Management.

(Quando fai la cacca?) Nulla. Devo ascoltare quel suono.

(Mentre fai sesso?) Ho avuto tante esperienze diverse per cui sarebbe difficile e comunque in questo caso non mi piacerebbe scegliere da solo.

(Quando ti masturbi?) Non mi masturbo.

(Prima di addormentarti?) I Growing.

(Paolo tra 10 anni?) Uguale ma diverso.