Non solo di note: Fast Animals and Slow Kids

I Fast Animals and Slow Kids (FASK) sono un gruppo punk rock nato nel 2008 a Perugia. Hanno la faccia da bravi ragazzi che fa a pugni con la loro natura strafottente, irriverente ed impetuosa. Il loro album d’esordio, Cavalli (per la Ice for Everyone Records), ne è la dimostrazione. Musica prepotente dai suoni forti e testi leggeri, apparentemente privi di senso, che si alternano a giochi di parole introspettive. Ma chi sono i FASK? Aimone Romizi: voce e sarcasmo pungente. Alessandro Guercini: chitarra e vittima consenziente di scherzi. Alessio Mingoli: batteria e abilità nell’aprire serrature dei bagni. Jacopo Gigliotti: basso e timidezza.

Domanda di rito: come nascono i FASK?

FASK: I Fask nascono dall’incrocio di varie band locali, alcuni di noi suonavano insieme in diversi progetti. Un giorno ci siamo riuniti in sala prove e abbiamo visto che ci trovavamo bene a suonare insieme, per cui abbiamo deciso di creare un progetto comune e fare i rocker. L’idea del nome prende ispirazione da un reality show di un famoso cartone americano, I Griffin: Fast Animals and Slow Kids per l’appunto, in cui si vedono degli animali molto veloci che inseguono dei bambini molto lenti. A guardarli ci faceva ridere e tuttora ci fa ridere. Dal modo in cui è nato il nome della band puoi capire che il nostro progetto si basa sul divertimento ed il cazzeggio puro.

Il vostro primo album, Cavalli, è prodotto da Andrea Appino (Zen Circus) e registrato da Giulio Ragno Favero (Teatro degli Orrori, One Dimensional Man). Come è nata questa collaborazione?

AIMONE: Diciamo da una botta di culo.

In che senso?

AIMONE: No, no. In senso metaforico! Intendo colpo di fortuna. Abbiamo fatto il nostro secondo concerto aprendo gli Zen Circus, quando ancora cantavo metà in inglese e metà in italiano e loro erano abbastanza incuriositi dalla nostra musica. Successivamente abbiamo vinto l’edizione 2010 dell’Italia Wave e durante quel concorso suonavamo prima di Alessandro Fiori che era accompagnato dagli Zen Circus. Loro ci hanno rivisto suonare e ci hanno proposto di collaborare per noi, sia per la produzione artistica sia per quella discografica. Hanno trovato del talento musicale ancora un po’ acerbo, ma con delle grandi potenzialità da tirare fuori. La partecipazione di Favero è avvenuta successivamente, sempre tramite Appino. Entrambi hanno contribuito con la loro esperienza e competenza alla nostra crescita artistica.

Come mai avete scelto di cantare in italiano mettendo da parte l’inglese?

AIMONE: Mi sono reso conto che mi veniva meglio cantare le canzoni in italiano, anche per la padronanza della lingua. Nei miei precedenti progetti io suonavo solo gli strumenti. Solamente con i Fask ho iniziato a cantare, per cui il passaggio dall’inglese all’italiano è stato quasi fisiologico. Man mano che ho iniziato a cantare riuscivo a capire fin dove riuscivo a spingere la voce e verso quali lidi approdare e dove orientarmi. Devo capire ancora tante cose sulle tecniche del canto.

Sono colpita positivamente dall’uso che fai della tua voce. Il modo in cui riesci a modularla a seconda dei brani, l’uso delle pause e l’impostazione teatrale del timbro vocale.

AIMONE: Grazie, ma ti assicuro che a livello fisico e tecnico ho tanto da imparare, non a caso qualche volta mi capita di arrivare alla fine di un concerto senza voce.

Perché avete scelto come titolo dell’album, Cavalli?

ALESSANDRO: Le canzoni non hanno alcun filo conduttore tra di loro, per cui abbiamo pensato di scegliere un titolo che non c’entrasse nulla. Ad Alessio è venuta in mente la parola cavalli. E’ stata una scelta priva di senso e logica, inizialmente abbiamo pensato ad una serie di parole che non ci convincevano fino in fondo. Inizialmente la copertina del disco doveva essere l’immagine di un cavallo che cadeva all’indietro con un fantino sopra. Si tratta di un famoso cavallo da corsa inglese degli anni ’70, che aveva fatto questa caduta assurda durante la sua ultima corsa. Il fotografo che l’ha ritratto però ci ha  chiesto per la sua foto 500 sterline e per noi era troppo costoso.

Come nascono le musiche e i testi dell’album?

FASK: Quasi sempre nasce prima la musica e dopo i testi. Abbiamo stabilito una sorta di regola:una base musicale deve piacere e convincere tutti, altrimenti viene eliminata. Per quanto riguarda i testi invece, prima proviamo delle linee vocali inventando parole a caso e poi in fase di arrangiamento nasce il testo vero e proprio. Aimone ed Alessio lavorano sui testi.

Ho ascoltato l’intero album e trovo i vostri pezzi interessanti e particolari. Mi divertono, mi fanno riflettere e rimandano emotivamente a situazioni mentali che condivido. In Guerra (tra l’altro l’incipit con il pianoforte è davvero bello)  con la frase “Ma ti giuro che io è la cosa più distante da me” cosa volete comunicare?

ALESSIO E AIMONE: Innanzitutto teniamo a precisare che tutti i testi del disco si basano sulle nostre esperienze personali, parliamo di cose che ci circondano. Tema portante in Guerra è il conflitto interiore, in quella frase in particolare intendiamo semplicemente dire che quello che facciamo in realtà è molto più distante dalla natura che siamo.

Cosa pensate della partecipazione ai concorsi, delle collaborazioni artistiche con musicisti affermati, dei social network e della comunicazione in generale?

FASK: Non tutti i concorsi sono validi, soprattutto quelli in cui è prevista una votazione on line, perché spesso accade che i voti vengano “manipolati”. Questo però non è il caso di Italia Wave, perché è presente una giuria seria e competente che vota in maniera imparziale le band. Certamente le collaborazioni sono utili e ti aiutano ad aprirti alcune porte. Le recensioni, l’ufficio stampa trovano i canali giusti e danno maggiore visibilità, ma tutto questo senza un talento musicale dietro non basta.

In quale contesto potrebbe essere usata la vostra musica?

FASK: Dipende da ciascuna canzone. Guerra in un mattatoio. Lei al 190 della Vodafone. Organi al supermercato. Nervi in un centro massaggi. Cioccolatino per la Perugina.

Siete molto giovani anagraficamente parlando:cosa vi piacerebbe fare da grandi a parte le rockstar?

AIMONE: Sono iscritto alla facoltà di Biotecnologie, per cui potrei provare a trasformare un uomo in lupo o in una mosca, ma non si può fare per questioni bioetiche.

ALESSIO: Io studio all’Università degli Stranieri e per me un lavoro vale  l’altro perché in fondo l’unica cosa a cui bramo è suonare.

ALESSANDRO: Io studio Ingegneria per cui mi piacerebbe fare l’ingegnere magari sempre in ambito musicale.

JACOPO: Il fonico di studio.

Se ciascuno di voi dovesse paragonarsi ad un animale per similitudini fisiche o caratteriali, quale sarebbe?

JACOPO: Un’alce perché tempo fa portavo un taglio di capelli simile alle corna dell’alce.

ALESSANDRO: Mi chiamano Orso per via del fatto che sono chiuso ed introverso.

ALESSIO: Sarei un petauro, un marsupiale, perché è un animale ghiotto come me.

AIMONE: Una iena perché ride sempre in maniera cattiva degli altri (così dice il resto della band).

Piccola nota. Al termine dell’intervista, la nostra Anice e Alessio hanno iniziato a scrivere un possibile testo musicale, non proprio sdolcinato, e la foto appena sopra, con la quale vi lasciamo, ne è la testimonianza: www.myspace.com/fastanimalsandslowkids