Non solo di note: Lo Stato Sociale

Esce oggi, 14 febbraio 2012, Turisti della Democrazia, album d’esordio de Lo Stato Sociale, per l’etichetta bolognese Garrincha Dischi. Benché sia il giorno di San Valentino, questo album non parla affatto di “amore”, almeno non nell’accezione sentimentale e comune del termine.

I loro testi, infatti, raccontano di crisi, politica e amore disilluso, usando un linguaggio cinico, pungente e satirico.

La musica de Lo Stato Sociale si può definire, citando il loro primo Ep, come “Welfare pop” contaminato da suoni acrilici.

Questa è solo una breve introduzione al mondo de Lo Stato Sociale, c’è chi preferisce recensirli, noi vogliamo raccontarvi il nuovo album e il loro punto di vista, in un dialogo tra la nostra collaboratrice Anice e i vari elementi dell’attuale formazione.

Come e quando ha inizio l’avventura de Lo Stato Sociale?

LODO: Nascono ufficialmente nel 2010 con l’uscita del primo Ep, Welfare Pop. Inizialmente eravamo in tre: io, Bebo e Alberto, che oggi non è presente perché è influenzato. Siamo amici da molto tempo, ci siamo conosciuti facendo una trasmissione radiofonica per radio Città Fujiko qui a Bologna. Quest’estate sono subentrati Francesco e Carota.

FRANCESCO: Ero subentrato per sostituire momentaneamente Bebo e alla fine hanno deciso di “adottarmi”.

LODO: Si, l’abbiamo voluto con noi per il suo ottimismo e l’allegria. All’inizio abbiamo cominciato a suonare con stile “paraculo”: eravamo partiti con l’idea di fare una cosa super trash, poi invece abbiamo iniziato a fare tante date in giro per l’Italia e abbiamo deciso di iniziare a fare musica seriamente. Probabilmente il pubblico che ci segue da sempre non è in grado di cogliere questa differenza.

BEBO: La differenza tra lo Stato Sociale degli esordi e quello attuale si può cogliere nella scaletta dei pezzi che proponiamo durante i concerti. Le canzoni del primo Ep non vengono più suonate o non sono state suonate affatto: ciò che non viene suonato durante i nostri concerti è quello che ci appartiene meno. Non siamo una di quelle band che vogliono suonare a tutti i costi l’intero repertorio. Cerchiamo di essere “il qui ed ora” di noi stessi.

Ho avuto l’impressione, ascoltando l’album, che in alcuni pezzi oltre alla denuncia e alla ribellione dello status quo, ci sia una certa canzonatura (ovviamente in maniera totalmente bonaria) del nostro Paese, mi sbaglio?

BEBO: Le canzoni sono molto diverse tra loro per le tematiche e le modalità in cui nascono. I testi sono scritti da me, Lodo e Alberto. In generale siamo tutti parecchio scoglionati e buttiamo fuori questo stato d’animo in un contenitore ludico. Questa è la formula che ci lega di più nel fare musica.

LODO: Noi scriviamo con onestà quello che percepiamo. Non c’è la visione che domani il mondo sarà un luogo bellissimo, noi percepiamo lo stato di insofferenza delle persone. Per avere l’idea di un mondo diverso, bisogna prima guardare onestamente la realtà, bisogna sviscerare tutto e prendersi per il culo fino ad arrivare ad una convinzione di verità in cui riconoscersi.

BEBO: Ho potuto notare dalle recensioni  e critiche che ci hanno attribuito che si sono aperte due fazioni: c’è chi ci definisce dei “poser” , dei falsi perché viviamo nell’oro e ce la spassiamo, per cui non viviamo assolutamente ciò che scriviamo nelle nostre canzoni. Altri invece ci definiscono troppo cinici, che non offriamo verità alternative. Io mi pongo al centro di queste fazioni : il nostro repertorio è costituito da alcuni brani che sono edulcorati e da altri che invece sono molto duri e crudi.

Come mai il titolo dell’album, Turisti della democrazia?

BEBO: È un riferimento ad una frase di Berlusconi che ha pronunciato in Europarlamento. Lodo ha colto al volo questa uscita semantica  per ispirarsi al titolo dell’album.

I vostri live hanno una forte caratteristica di performance teatrale. Mi chiedo se le follie che vengono fuori sul palco sono delle improvvisazioni oppure è tutto preparato e studiato.

LODO: Sono improvvisazioni, ovviamente quando fai 150 date in un anno e mezzo acquisisci anche un repertorio di improvvisazioni, è inevitabile. In genere niente è studiato o calcolato, infatti tutti i nostri concerti sono sempre diversi tra loro. Creiamo momenti di imbarazzo e scompiglio. Ci sono dei pezzi che durano  5 minuti, ma durante l’esecuzione ci fermiamo mettendo in atto delle scene che ne prolungano la durata.

BEBO: Abbiamo la fortuna di avere come frontman Lodo, che è un accademico del teatro per cui è bravo a coinvolgerci e a gestire la scena.

Ad ogni modo il vostro ruolo di affiancamento non è da sottovalutare. Non è semplice rispondere spontaneamente e con immediatezza, creando lo stesso coinvolgimento.

LODO: Sono d’accordo. Per poter stare sulla scena bisogna possedere due qualità : l’istintività e la capacità di abbandono e controllo. Loro sono bravi e istintivi.

CAROTA: Mi ricordo che durante il primo live non capivo assolutamente cosa stesse accadendo. Mi sono domandato, “Ma che cazzo sta succedendo?”.

FRANCESCO: Anche a me è successa la stessa cosa. Durante il primo live c’erano le spie che funzionavano ad intermittenza, così avevo smesso di suonare. Poi guardandomi intorno ho visto che tutti suonavano come capitava e così ho iniziato a fare lo stesso.

BEBO: Noi come attitudine ci sentiamo una band punk. Se potessi, suonerei in mezzo alla gente. Ci piace sentirci parte del pubblico. Tutti noi abbiamo subito influenze della scena punk e hard core sia straniera che italiana.

Rispetto al vostro primo Ep ad oggi, c’è una continuità nel vostro progetto oppure un cambiamento di rotta?

BEBO: C’è stato sicuramente un cambiamento di rotta, partendo innanzitutto dalla formazione della band piuttosto che dal punto di vista funzionale del suono. Nel secondo Ep, L’amore ai tempi dell’Ikea, ad esempio, c’è una forte presenza di fiati ed archi, che non sono presenti nell’ultimo album. Chiaramente è un percorso, nel senso che abbiamo ripreso alcune canzoni già editate e le abbiamo arrangiate nuovamente. Tutto questo ci lega al passato , mentre i nuovi pezzi hanno un suono differente. Tutto il nostro progetto resta comunque riconoscibile. È una continuità nell’allontanarsi dalle cose che abbiamo fatto in precedenza.

Sono frequenti nelle recensioni i paragoni tra voi ed I Cani per la musica, le tematiche trattate e le modalità in cui entrambi avete esordito.

BEBO: Certamente ci inseriamo in un contesto musicale affine. Entrambi leggiamo la contemporaneità di ciò che viviamo. Dal punto di vista dell’estetica sonora ci sono delle similitudini, ma i Cani sono vincolati da un synthpop classico. Con questo non intendo dire che loro sono migliori di noi o viceversa. Il processo produttivo delle nostre canzoni vive del fatto che siamo cinque elementi che contribuiscono tutti al progetto musicale. Dietro il lavoro de I Cani c’è un unico autore.

LODO: C’è sicuramente un’analogia musicale: siamo entrambi un fenomeno esploso attraverso il web. Noi siamo stati iper-cliccati senza che alcun critico parlasse di noi. I Cani hanno attorno a sé una costruzione mediatica portata avanti in maniera intelligente. Noi invece ci siamo fatti conoscere attraverso tantissimi live in  giro per l’Italia. Riconosciamo un valore profondo ai concerti, sia quelli piccoli nel bar sotto casa che quelli a cui partecipano 300 persone che conoscono a memoria le tue canzoni. Il valore e la responsabilità di questo processo li sentiamo tantissimo.

Traggo spunto da Welfare pop e vi chiedo di farmi un breve elenco di regole per il benessere dell’individuo.

LODO: Dare il giusto valore alle cose. Beh, detto così sembra una risposta data a Famiglia Cristiana. Intendo dire che ogni tanto, senza dover degenerare nell’anarchia dove tutti si ammazzano ( cosa che non mi dispiacerebbe), bisognerebbe ricordarsi che il denaro non esiste, non è importante. Sarebbe bello poter suonare gratis  e non dover far pagare i nostri cd, poter essere finanziati dallo Stato. Magari scaricare gli Ep dal 740, questo sarebbe il nostro mondo ideale.

BEBO: Per un periodo il nostro slogan è stato “musica della mutua”, perché è musica che facciamo per chiunque.

FRANCESCO: Non prendersi mai troppo sul serio.

CAROTA: Essere empatici: guardare il mondo attraverso lo sguardo degli altri.

BEBO: Una sana e robusta colazione tutte le mattine.

LODO: Fare merda in tutte le accezioni possibili.

Ringraziamo Lo Stato Sociale per la disponibilità e intanto vi invitiamo a gustarvi Turisti della Democrazia direttamente al link www.garrinchadischi.bandcamp.com
Che altro aggiungere, se non buon ascolto?