Operaja Criminale: i ricercatori del suono

Gli Operaja Criminale non amano definirsi un gruppo, ma un “laboratorio ideologico musicale”. Andrea Ruggiero e Matteo Scannicchio, entrambi provenienti da esperienze diverse nel panorama indie italiano, cominciano la loro collaborazione nell’estate del 2009. Come ogni laboratorio di sperimentazione che si rispetti, servono altre teste e altre braccia per far sì che questo connubio vada a buon fine.

È una ricerca che dura anni, quasi tre, perché il loro album, Roma, guanti e Argento, uscito il 14 Gennaio scorso, nasce con calma, plasmato con cura, grazie anche alla mano di un guru in materia di “ricerche” rock. Produttore e parte attiva del progetto è, infatti, Giorgio Canali (CCCP, CSI, PGR, Rossofuoco), che fa sentire la sua presenza senza però invadere e rivoluzionare il mondo degli Operaja Criminale.

Tutt’altro che lento, invece, pare sia stato il tempo dedicato alla registrazione del disco. Quasi d’un fiato, come se quei momenti fossero stati talmente preziosi da non volerne perdere neanche una goccia. Preziosi perché raccontano l’uomo nelle sue caratteristiche più naturali, basti pensare alla prima canzone dell’album E.C.G., cosa c’è di più vero e vivo del battito del cuore?

Arrabbiato, deluso, che odia, che vive, che ama, che assapora i luoghi in cui vive, che ne è parte attiva, che non vuole passare inosservato subendo tutto ciò che accade, l’uomo che vuole rielaborare in musica il suo vivere per condividerlo con tutti. Nei brani c’è tutto questo, La mia città è morta ne è un esempio, dove la loro città diventa un pretesto per poter raccontare esperienze e sensazioni vissute e mai dimenticate, espresse attraverso un rock secco e libero da orpelli. C’è tutto tranne una cosa, il titolo, a detta degli stessi autori “bello, suona bene, ma che senso ha?” (riferendosi a “Roma, Guanti e Argento”).

Gli Operaja Criminale hanno studiato ogni singolo dettaglio, non hanno lasciato niente al caso, la loro musica è frutto di tentativi, reazioni e numerose prove, e dopo anni, come tanti altri “ricercatori” italiani, meriterebbero un doveroso riconoscimento nella loro patria. Quando si inizia a “cercare” qualcosa, che sia un suono, un’immagine o altro, non c’è nulla di più facile che perdere di vista l’obbiettivo che ci si era posti dall’inizio, specialmente se il percorso è lungo, il rischio di nuovi spunti inconciliabili è sempre in agguato. Bene, gli Operaja Criminale, hanno portato a termine il loro lavoro di ricerca musicale senza stravolgimenti e in maniera totalmente fedele al proprio modus operandi, ed il sistema migliore per averne la certezza è quello di lasciarsi ammaliare da questa loro ottima prova su disco.