Jacques Villeglè. Affichiste poeta

Quando pensiamo a Jacques Villeglè, pensiamo all’arte contemporanea, la più rivoluzionaria concettualmente e rappresentativa. Dal 26 gennaio all’11 marzo, il Centro Culturale Altinate/S. Gaetano di Padova propone “Jacques Villeglè – Lettere e frammenti”, un percorso attraverso i 60 anni di carriera di questo artista, membro a pieno titolo del Nouveaux Réalistes. E poeta, perché no, di un’arte sociale e urbana.

Villeglè ha sviluppato la propria esperienza artistica intorno al concetto di pittore-poeta. È un personaggio che attinge dalla realtà circostante, la rappresenta esteticamente e la racconta, facendosi portavoce della coscienza sociale. I manifesti che l’artista strappa e ricompone dalle strade di Parigi e Buenos Aires, non servono solamente a creare vivaci accostamenti di forme e colori ma descrivono e raccontano il paesaggio urbano in una sorta di testimonianza di pensieri, concetti e tendenze sociali.

Lo sviluppo successivo nell’arte di Villeglè lo porta a discostarsi ulteriormente dal ruolo di artista come attore fondamentale in questo particolare processo creativo. L’invenzione della palizzata si è sostituita alla pittura, dice l’artista, intendendo con ciò testimoniare come il dècollage, l’atto di strappare manifesti e re-incollare, non sia altro che un processo selettivo che fa scivolare un oggetto materiale nel mondo figurativo dell’arte. E’ il “lacerato anonimo”, quella figura mitica che rappresenta la creazione collettiva, il vero autore materiale mentre l’artista si fa semplicemente custode anonimo di questo processo. I quadri che Villeglè crea permettono allora di ricreare la genesi del mondo circostante, una storia che rivendica il suo luogo d’origine nella strada, a contatto diretto con la società.

Ma c’è di più. Villeglè si avvicina al linguaggio dei graffiti, gesti primordiali e liberatori guidati dal desiderio di esprimere. Le parole e i simboli disegnati sui muri della città interessano l’artista dal punto di vista linguistico prima di tutto il resto. I segni, quelli connotati da un forte significato socio-politico, permettono di creare e custodire un vocabolario sociale, espressione della storia passata e dei sentimenti di chi l’ha vissuta. È una sorta di memoria fotografica quella creata da Villeglè, tanto più vicina alla realtà quanto connotata da un intenso significato artistico.