Milo Alterio: poeta degli scatti

Milo Alterio, ha 31 anni vive a Napoli ed è un fotografo appassionato.
Scoprire i suoi scatti e il suo “mondo” è stata davvero un’interessante sorpresa.
Milo è un autodidatta, ama molto i ritratti ed è appassionato d’arte e di tutto ciò che ha a che fare con la comunicazione.
Nelle sue fotografie abbiamo trovato molta poesia: semplice (nell’accezione più positiva del termine) diretta e piena di fascino.

Presentati, dicci qualcosa su di te.

Non sono a mio agio quando devo palare di me, probabilmente perchè non sono molto bravo a farlo. Sono timido; una caratteristica difficile da gestire quando si cerca di fare il fotografo come professione. Ho 31 anni e vivo a Napoli. Ho una forte passione per la comunicazione e l’arte in generale. Sono un autodidatta con una forte propensione verso l’originalità delle forme e del colore.

Mi piace, soprattutto, ritrarre persone, con un approccio creativo ed una mentalità aperta.
Scattare negli anni è divenuto qualcosa che va aldilà della semplice realizzazione di immagini perchè ha cambiato il mio modo di vedere le cose e relazionarmi con gli altri.

Quando hai inziato a fotografare e perché?

Ho iniziato a fotografare, come spesso accade quando si ha un genitore appassionato, molto presto; però l’approccio nei confronti della fotografia è cambiato molto tardi, all’età di 24/25 anni quando l’impegno, la passione, l’attitudine nei confronti di uno scatto è diventato più importante.

Perché? Probabilmente perchè quello era (lo è tuttora) il modo più semplice, per me, di esprimere i miei punti di vista su ciò che mi circonda.

Che tipo di macchina fotografica usi?

Reflex digitali e compatte analogiche. Talvolta Polaroid e vecchie reflex russe.

Analogico o digitale?

Dipende dalle situazioni e, perchè no, dagli stati d’animo. Per esempio, in questo momento in cui mi avete chiesto l’intervista sono preso molto più dall’analogico perchè evidentemente attratto da una fotografia più autentica e spontanea, benchè imperfetta rispetto a quella digitale. In linea di massima utilizzo la fotografia digitale per i lavori commerciali e quella analogica per gli scatti “quotidiani”; ho sempre in tasca la yashica t4.

Cosa rappresenta per te la fotografia?

La fotografia è uno dei fenomeni più interessanti di sempre, sia da un punto di vista tecnico che estetico, questo è fuori da ogni dubbio. Io rimango stupefatto e sbalordito ogni volta che penso all’evoluzione del suo linguaggio perchè trovo ci sia qualcosa di veramente magico dietro al suo processo.
Detto questo, la fotografia per me rappresenta, come già accennato, un’opportunità per poter dire ciò che penso, esprimere opinioni. Nel tempo ho provato a farlo in diversi modi, suonando, scrivendo ma evidentemente non ero molto bravo. Infine mi sono soffermato sulla fotografia che ritengo sia riuscita a farmi dialogare bene con gli altri attraverso gli scatti.

Come descriveresti il tuo modo di fotografare?

Iconico. Nel senso che tendenzialmente punto alla realizzazione di immagini che possano funzionare da sole, anche quando c’è da raccontare una storia. Credo sia, allo stesso tempo, un punto di forza e di debolezza.

C’è qualcosa che non ti piace della fotografia di oggi(contemporanea)?

Non mi piace la quantità enorme di materiale con cui bisogna confrontarsi. La fotografia ha subito un processo di massificazione radicale negli ultimi anni. Questo ha permesso sicuramente a molte persone di potersi avvicinare a questo mondo ma come succede sempre in questi casi la qualità diventa più difficile da ricercare. E la cosa pericolosa, a mio avviso, sta nel fatto che la fotografia possa trasformarsi, per i più, da mezzo espressivo a semplice catalogazione di ciò che ci circonda.
Tutto ciò, in ambito professionale, significa inoltre dover lavorare con budget molto bassi.

Il mondo nei tuoi scatti è?
Mi piace pensare di riuscire a rappresentare ciò che ai più è nascosto, soprattutto nei ritratti; un mondo privato, profondo, intimo e, perchè no, spirituale talvolta. Però è vero anche il contrario di ciò che ho appena detto; a volte le foto sono l’esatto specchio della realtà. È una fotografia che si contrappone costantemente, e lo stile ne subisce l’influenza.
Cosa ti ispira?

Ovviamente tutto ciò per cui provo un forte interesse. Dalla musica, al cinema, e ovviamente la fotografia stessa. Quindi potrei dirti i film di Woody Allen così come i dischi di Bowie, alcuni romanzi della letteratura americana contemporanea e gli scatti di altri fotografi. Non esistono limiti, del resto l’ispirazione è dappertutto.

Una persona o un soggetto che ti piacerebbe fotografare?

Sarebbe troppo semplice nominare qualche personaggio, più o meno famoso, che per qualche motivo ammiro. Provo una fortissima attrazione tutti i giorni per qualcosa e/o qualcuno che vorrei fotografare. Si tratta di un’attrazione che ho imparato a riconoscere bene e sto migliorando nella gestione di tale sentimento.

Hai dei fotografi di riferimento o che ti ispirano particolarmente?

Beh ogni epoca ha avuto grandi fotografi che apprezzo per ragioni diverse. Lo sperimentalismo di Man Ray, l’imperfezione di Cecil Beaton, la provocazione di Newton. Mi piace inoltre il modo di ritrarre di Peter Lindbergh e in italia Marco Pietracupa.

Oltre a fotografare,ti piace?

Starmene a casa un intero giorno sotto le coperte a guardare vecchi film e serie televisive ma anche incontrare buoni amici, andare a concerti e fare lunghe passeggiate per il centro della mia città.

Un fotografo da “scoprire”?

Un fotogafo da “ri-scoprire” è David Bailey, tra i grandi quello maggiormente dimenticato. Eppure ha saputo interpretare al meglio il clima di esaltante novità che Londra ha saputo esprimere, non solo nella moda, negli anni ‘60. Da scoprire, Michael Schmelling ma anche Hannes Caspar per ragioni diverse.
Inoltre mi fa piacere nominare Maurizio di Iorio che, con i suoi collaboratori, han dato vita a disturber.net che è un ottimo “recipiente” pieno di stupende immagini che per me rappresenta, tornando ad una delle domande precedenti, una grande fonte di ispirazione.