Zola Jesus: io, Gesù e Zola

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Un nome d’arte che combina Emile Zola e Jesus Christ, un album del 2011, Conatus, (o)scuro e con una cover bianchissima, il freddo del Wisconsin (da cui arriva) e della sua Russia d’origine, le lodi (e le indifferenze) del mondo musicale: ma chi è Zola Jesus? Si ha sempre l’impressione che il totale non sia la somma delle parti, che non vi si avvicini nemmeno, come se tutto sommato Nika Roza Danilova, questo il suo vero nome, fosse sempre ad un passo di distanza – dalla sua musica, da chi la ascolta, da Zola Jesus.
Noi, per fare chiarezza, abbiamo deciso di intervistarla.

Parliamo del tuo nome, Zola Jesus, da dove proviene? E qual è il significato del riferimento, se esso realmente c’è, a Emile Zola e a Cristo?

Inizialmente direi che è stato scelto piuttosto arbitrariamente, ma c’è un ovvio riferimento al dualismo tra il realismo di Zola e l’idealismo/irrealtà di Cristo.

Zola Jesus non è il tuo primo progetto, ma qual è il tuo passato musicale? E cosa più importante, quale valenza assume la scelta di suonare con un nome che non è il tuo: è scegliere un personaggio, o magari la possibilità di esprimersi, senza dover mettere la parte più privata di sé al centro della scena?

Zola Jesus è solo un nome, niente più. Ho sempre ascoltato band punk e tutte hanno un nome, così anche io dovevo trovarne uno per la mia musica, ma scegliere di usare il mio mi pareva stupido, o forse un po’ narcisistico. E quindi Zola Jesus è solo il titolo sotto il quale metto la mia musica, le mie creazioni, ma tra me e Zola non c’è nessuna distanza.

La tua musica viene da una notte fonda, come da un abisso – il tipo di musica che quando ascolti, meglio a luci spente, assoceresti alla tua parte oscura – con una voce che arriva da altrove, ad invadere il tuo mondo di ascoltatore. Per te che importanza assume l’uso della voce? La vedi anche tu immersa in questo sfondo buio?

Spesso la voce è tutto ciò che ho – ed è lo strumento su cui mi sono esercitata sempre: lo strumento più espressivo che conosca. Faccio musica per esplorare me stessa, le mie barriere. È un modo per rispondere a ogni altro grande interrogativo che posso avere e che riguardi la filosofia o la psicologia. Così, a volte, è qualcosa di oscuro, a volte, invece, è qualcosa di felice.

Cos’è per te la musica: consolazione (come se cantassi It’s going to be allright a te stessa in I Can’t Stand) o un grido, un aiuto per te stessa o per gli altri?

La musica è tutto: il riflesso dell’umanità e di ogni umana emozione.

Se dovessi fare una lista di ciò che ti ha ispirato o ti ispira, dalla musica, ai registi, alla letteratura, cosa sceglieresti?

La mia musica deriva dalla mia esperienza. Tutto ciò che in vita ho imparato o è cresciuto in me è parte della mia musica e del modo in cui faccio musica.

Esprimi un desiderio, dove e con chi vorresti suonare?

Mi piacerebbe moltissimo suonare alla Guangzhiou Opera House accompagnata da un’intera orchestra.