Klimt unocinquezero

Se Duchamp avesse assistito alla nauseante e continua riproduzione de “Il bacio” di Klimt, probabilmente avrebbe disegnato un paio di baffi anche sul volto della donna in piena estasi erotica.

Ben pochi, guardando la propria tazza, mousepad, tshirt, penna, matita, gomma, agenda, calendario, wallpaper, segnalibro, stampa ricordano il significato esplicitamente erotico della composizione.

Non solo l’atto in sé è inequivocabilmente sessuale ma lo sono anche i pattern dei vestiti che rimandano all’unione: rettangoli verticali lui, cerchi concentrici lei. Insomma, non ci vuole molta fantasia.

L’abitudine e la riproduzione selvaggia del quadro non hanno solamente impoverito la potenza comunicativa dell’opera ma – cosa ben più grave – hanno ancorato il nome di Gustav Klimt ad una spiacevole sensazione di trito e ritrito, di banalità.

Il 2012 è un ottimo anno per liberarsi dai pregiudizi (non necessariamente negativi) sull’artista. Ricorre infatti il suo centocinquantesimo compleanno e Vienna è pronta a festeggiarlo con una serie di mostre temporanee che affrontano Klimt e le sue opere dalle più disparate prospettive.

Al Wien Museum verranno esposte le opere della collezione permanente e il significativo numero di quattrocento disegni, la visione dei quali è fondamentale per comprendere l’essenza dello stile, lo Jugendstil.

Klimt è stato un artista certamente eclettico, ha riunito nei suoi quadri l’esasperante realismo fotografico alla bidimensionalità decorativa, alla simbologia classica, all’oro bizantino; ha fuso l’amore per lo japonisme al cromatismo vivace del folclore slavo. Dietro il tormentato percorso evolutivo  delle opere, al di là dell’oro, dei simboli e dei fiori, regna onnipresente ed incontrastata la figura della donna.

Non è questa la sede per descrivere in modo soddisfacente le donne di Klimt, dalla Pallade secessionista alla Giuditta, dalle bisce d’acqua alle splendide Emilie Flöge e Adele Bloch-Bauer. L’invito è quello di osservarle e lasciarsi catturare.  L’universo dell’arte klimtiana è la dimensione dell’eros femminile, esplicito anche nella sua forma saffica, fatale anche nell’espressione materna

Alla galleria del  Belvedere si è inaugurata lo scorso 25 ottobre  la mostra “Gustav Klimt/ Josef Hoffmann. Pionieri della modernità” e sarà possibile visitarla fino al 4 marzo. L’esposizione offre un interessante punto di vista sul rapporto Klimt-Hoffmann e la Secessione, movimento educatamente rivoluzionario di cui entrambi  furono attivi promotori all’inizio del Novecento.

Tra le tante collaborazioni si potrà osservare in particolare quella a Palazzo Stoclet, a Bruxelles, dove Klimt ha dipinto il famoso Fregio composto da “L’attesa” , “L’albero della vita” e “Il compimento”.

Al MAK (Museo austriaco di arti applicate/ arte contemporanea) si possono osservare i disegni preparatori alla composizione.

Interessante, anzi di più, l’apertura al pubblico dell’ultimo atelier dell’artista, restaurato proprio per l’occasione. Villa Klimt si trova nel tredicesimo distretto di Vienna (Hietzing) e conserva opere come “Donna con ventaglio” del 1917-1918 e “La sposa” dello stesso periodo, entrambe esposte su cavalletti. Lo studio può essere l’unico luogo in cui effettivamente si coglie l’ultima, ennesima, incompiuta evoluzione delle opere dell’artista, il quale si stava lasciando alle spalle l’oro e i fiori, le donne demoniache e quelle materne per muoversi verso un’atmosfera allucinata che accompagna “La sposa” verso la sua prima notte nuziale.

Particolare l’oggetto dell’esposizione del Museo austriaco del Teatro, il quale punta i riflettori sul critico e scrittore Hermann Bahr e l’opera klimtiana “Nuda Veritas” proprietà di quest’ultimo.  Klimt e Bahr non furono legati solamente dalla famosa donna nuda con lo specchio in mano ma anche dall’opera del critico “Contro Klimt”, una trattazione a favore dell’amico pubblicata in risposta alle feroci critiche rivolte alla produzione artistica di Klimt.

Il Leopold Museum inaugura il prossimo 24 febbraio la mostra : “Gustav Klimt. Un viaggio (nel tempo)”,  esposizione che presenta il lascito di Emilie Flöge ed una nutrita collezione di dipinti di Egon Schiele ammiratore contemporaneo a Klimt.

Se tutto ciò non bastasse, il Kunsthistorisches Museum espone i bozzetti per la decorazione della scalinata del museo stesso; l’Albertina un’ampia visione di opere grafiche; la Künstlerhaus offre la documentazione del rapporto tra l’artista e l’istituzione, di cui Klimt fu membro.

Se  invece Vienna è troppo distante, segnalo la mostra “Gustav Klimt. Disegni intorno al fregio di Beethoven” ospitata a Milano, allo spazio Oberdan della provincia dal 4 febbraio al 6 maggio.

Come da titolo si potranno ammirare la riproduzione in scala reale del Fregio e i quindici disegni originali correlati all’opera conservata al Palazzo della Secessione di Vienna.

L’invito è ancora una volta quello di guardare con attenzione ogni piccola porzione dei quadri di Klimt, spesso modellati sulla forma rettangolare delle stampe giapponesi, poiché sono densissimi di simboli e allegorie che rimandano non solo alla cultura classica ma anche all’allora contemporaneo Freud. La densità e l’armonia degli accostamenti eclettici di Klimt fanno delle sue opere un rebus intricato, spetta all’osservatore attento la chiave per risolverlo e intuire un affresco fedele della cultura europea in fermento alle soglie del Novecento.