C’era una volta un mondo senza bambini

La fiaba è una realtà in cui il bambino vive. Scrisse E.K. Schwartz.

Se Auschwitz è stata una realtà in cui tanti bambini hanno vissuto e molti altri sono morti, Auschwitz può considerarsi una fiaba?

Così ne avrebbe parlato Vladimir Propp se nel 1928 avesse immaginato l’inimmaginabile.

Equilibrio iniziale

C’era una volta, a Stettino sulle rive del Baltico, un bambino di nome Thomas Geve. A cinque anni si trasferì con la madre a Berlino nella casa dei nonni. Era un bambino felice, un bambino come tutti gli altri.

Allontanamento

Nel 1943, a poco più di tredici anni, Thomas fu deportato ad Auschwitz, là dove, dicevano, il lavoro rendeva liberi.

Divieto

In quel mondo di odio e pregiudizio, essere bambini era vietato.

Forbidden.

Lì, ad Auschwitz, non c’erano bambini.

Trasferimento

Thomas è trasferito a Gross-Rosen e poi a Buchenwald. L’inferno, scoprì, aveva centinaia di succursali.

Lotta

Il piccolo protagonista lotta contro la fame e gli stenti, contro l’odio e l’ingiustizia, contro le malattie e il duro lavoro. Combatte contro tutto ciò che un bambino della sua età non avrebbe mai dovuto conoscere.

Marchiatura

Il nostro eroe viene marchiato per sempre.

Nel cuore e sulla pelle, come un animale.

Vittoria

Thomas vince la sua battaglia. Sopravvive.

Nell’aprile del 1945, l’esercito alleato libera gli internati. Il nostro giovane eroe abbandona quel mondo senza bambini.

Ritorno

Dopo due anni di prigionia Thomas torna a casa. E ritrova il padre sopravvissuto alla guerra.

Trasfigurazione

L’infanzia perduta di Thomas Geve rivive in settantanove disegni a pastello e acquerello creati sul retro dei formulari dei suoi persecutori.

Incoronazione

Thomas si trasferisce a Londra e successivamente in Israele, là dove ancora oggi vive. Nel 1985 dona i suoi disegni al museo Yad Vashem, un luogo in cui la memoria lotta per sopravvivere nel Tempo.

Thomas non visse felice e contento ad Aushwitz.

Ma sopravvisse.

C’è stato una volta un mondo senza bambini. Non fu il mondo fantasioso descritto da Claudel Philippe nei suoi racconti ma un mondo vero. Un mondo in pelle ed ossa.

Nel 1943 l’erba non cresceva ad Auschwitz. E non crescevano nemmeno i bambini. La Vita non poteva aver dimora in un campo di morte.

I settantanove disegni di Thomas Geve, suddivisi in tre sezioni (Auschwitz-Birkenau, Vita nel campo, Gross-Rosen e Buchenwald), danno corpo – ed immagine – ad un orrore per molti inimmaginabile.

Forse non crederete ai vostri occhi.

Ma ricordate che – come disse un antropologo dell’Umanità – questo è stato.

www.museodiffusotorino.it

Fino al 13 Maggio 2012 presso il Museo Diffuso della Resistenza, Deportazione, Guerra, Diritti e della Libertà  di Torino.