Malinconico e sospeso: Marco Demis @ Spazio Meme

Lo Spazio Meme di Carpi (MO) è un posto che noi di Enquire abbiamo molto a cuore: sempre scelte con impeccabile gusto, le sue mostre hanno la capacità di portare in evidenza artisti e opere di cui è difficile non innamorarsi. Per questo abbiamo deciso di iniziare a dialogare con alcuni di questi ospiti: il primo di una, speriamo, lunga collaborazione è Marco Demis.
Nato a Milano nel 1982, Marco studia all’Accademia di Belle Arti di Brera e Architettura al Politecnico di Milano. Le sue opere, oli su tela o disegni, mostrano giovani ragazze, bambine, dalla pelle color di luna, dai colori malinconici, in un’atmosfera sospesa, a metà tra l’ingenuità e la maturità.

Dal 2001 studi all’Accademia di Belle Arti di Brera, poi nel 2007 ti laurei in Architettura – il tuo percorso di studi dunque comprende elementi provenienti da ambienti diversi – qual è stato, se è possibile identificarlo, il momento formativo più importante?

Gli studi universitari hanno per certi versi distratto per delusione quelli che erano le mie passioni, durante l’accademia ho voluto approfondire gli studi di architettura e durante gli studi di architettura sono tornato alla pittura. In ogni caso i miei interessi non sono mai stati scissi, ho sempre  provato attrazione per l’arte e l’architettura classica o classicista, la concezione simbolica dello spazio e del paesaggio. Da autodidatta poi ho coltivato l’interesse per la filosofia e l’estetica moderna e contemporanea. Negli ultimi anni poi, entrando più a contatto con altri artisti o curatori ho potuto meglio approfondire le dinamiche attuali del mondo dell‘arte.

I soggetti dei tuoi lavori sono bambine, quasi bambole dagli abiti retrò e dallo sguardo puro e languido allo stesso tempo: perché scegliere di rappresentare questa età, di un’innocenza, quasi, perduta? La malinconia dei colori, gli oli e i disegni di questi ambienti familiari eppure sconosciuti: com’è l’umanità che ritrai?

I soggetti hanno un carattere di primitiva alterità, l’infanzia non è un tema che intendo indagare.
Negli oggetti e nei riferimenti simbolici trovo elementi del mio passato recente, una collezione di arnesi e persone.

Da pochissimo hai inaugurato la tua mostra «Nuvole» allo Spazio Meme: ci parli un po’ di questa tua personale?

Sono contento di aver avuto l’occasione di raccogliere una serie di disegni che ho fatto senza una organizzazione precisa, realizzati per sfogo o nei momenti di riflessione più intima, senza l’intenzione di una composizione o di una esposizione. Per questo nei temi e nelle date li sento molto personali.

Ispirazioni, aspirazioni. Quali sono le prime? E quali i progetti per il futuro?

Andare a vivere con la mia compagna.

Se dovessi paragonare i tuoi disegni ad un film o a una musica o a un film, quale sceglieresti? E se ti ci dovessi paragonare tu?

Un paragone non saprei. Sul momento, un film che sento molto vicino è “Sette anni in Tibet”, una colonna sonora “A small measure of peace” di Hans Zimmer.

La mostra Nuvole allo Spazio Meme è stata inaugurata lo scorso 14 Gennaio e sarà possibile visitarla fino al 5 Febbraio ed è stata curata dalla brava Francesca Pergreffi. Per maggiori informazioni qui: www.spaziomeme.org

Per vedere le opere di Marco Demis, questo è il suo sito www.marcodemis.com