Simian Ghost: the next best thing?

Parlare di disco dell’anno il tredici di gennaio è un’eresia vera e propria.

Non assimilate ancora le classifiche dell’anno passato, c’è già chi pensa a quelle dell’anno appena iniziato. Il tale in questione è il (mio) fidato Paul Lester, “colonnista” e talent-scout del Guardian, che da 1178 giorni rinnova, più o meno giornalmente, la sua lista di gruppi emergenti. A volte il caro Paul “c’acchiappa”, altre volte, come è logico che sia di questi tempi, in cui chiunque (o quasi) è in grado di fare musica, il gruppo si rivela un buco nell’acqua. Ecco perché, con la puzza sotto il naso, mi accingo a leggere l’articolo su questi Simian Ghost, che inizia con un laconico “This Swedish boy wonder has made an early contender for album of the year“. Ripeto: che senso avrà mai parlare di album dell’anno quando alla sua fine mancano ancora 360 giorni buoni? Nessuno.

A questo aggiungiamo poi il fatto che i tre svedesi, Sebastian Arnström (cantautore, con all’attivo un album datato 2010, apprezzassimo dalla critica svedese, ed ex membro del gruppo post-rock Aerial), Erik Klinga e Mathias Zachrisson, sono ancora abbastanza lontani dal dare alla luce il loro disco di debutto, Youth, previsto per il prossimo 5 marzo (senza dimenticare che anche il primo singolo tratto dal nuovo album, Wolf Girl, vedrà la luce soltanto il 16 gennaio).

Dalla parte del buon Lester però c’è il fatto che l’unico lavoro finora reperibile dei tre, l’Ep Lovelorn, uscito l’anno passato, non è niente male e ha tutte le carte in regola per far ben sperare.

Un’elettronica vellutata, fresca, sostenuta da una drum and bass essenziale e da una voce sognante, “effettata” il giusto. Musica che aiuta a rilassare corpo e mente, a meditare e ad isolarsi dal frastuono della quotidianità. Basterà questo mix a farci ritrovare Arnström & Co. in cima alle classifiche di fine 2012? Troppo presto per dirlo, caro Lester.