I Dreams di Oliver Tank

Dalla lontana Australia arriva il disco d’esordio di Oliver Tank, spettinato e sorridente ventunenne di Sydney. Dreams è uscito lo scorso novembre su etichetta Yes Please e raccoglie sei brani che amalgamano pop, soul e trip hop. Molti lo hanno già definito il “James Blake d’Australia”, anche se lui sembra non amare troppo gli accostamenti: in effetti certe sonorità ricordano il collega londinese, e insieme rimandano al chill out di Four Tet e ai giochi vocali elaborati di Fever Ray e CocoRosie.

La linea ambient infatti costituisce il filo rosso di Dreams. Già dal primo ascolto rimane impresso il carattere emotivo dei brani, a tratti commovente, ed è inevitabile un immediato apprezzamento a caldo se pensiamo che il ragazzo ha poco più di vent’anni.

Con un’attenzione successiva si può cogliere qualche acerbità. I pezzi hanno una struttura molto semplice, spesso vengono utilizzati gli stessi loop per brani interi, addirittura le linee di batteria sembrano somigliarsi da un brano all’altro; resta il fatto che il disco ha un suo corpo valido, è piacevole anche dopo molti ascolti e invita a dar assoluta fiducia a questo ragazzo in vista di lavori futuri. Gli intrecci armonici sono notevoli e in generale le melodie sono ben studiate, entrano ed escono al momento giusto dando quel piacevole tocco “electro pop” ai pad di sottofondo.

Up in the night ci fa assaggiare il condimento soul del disco fin dalle prime note, oltre ad una lussureggiante sezione melodica dal “soundtrack mood” che mette i brividi. Le ritmiche trip hop di Embrace si alternano alla voce di Oliver che duetta con l’amica Fawn Myers: tornano in mente vecchi brani degli svedesi The Knife ma emerge soprattutto una forte influenza dei Massive Attack, come Oliver stesso conferma. Segue Last Night I Heard Everything In Slow Motion, primo brano del disco trasmesso dalle radio australiane e colonna sonora dello spot di GetUp! Action For Australia, una riuscitissima combinazione di linee melodiche di synth e violini che volteggiano su percussioni lavorate in stile nacchere. Troviamo una bella parte di archi anche in Love you, dedica personale di Tank a coloro che l’hanno sostenuto in questo avvio di carriera. Dopo la nostalgica chitarra che in Last Time incontra un cantato soffuso, Grain Of Sand chiude il disco con il secondo duetto Oliver + Fawn, giusto per rimarcare l’importanza della parte vocale, che ha il delicato compito di rendere in maniera credibile i testi spesso “ermetici”.

Insomma, Oliver Tank è un talento che può solo promettere bene. È l’ennesima prova di un’era musicale in cui con pochi mezzi è possibile fare sound di qualità. Un consiglio? Dreams va ascoltato dall’inizio alla fine, come una fiaba in grado di cullare la mente e l’umore; è scaricabile dal sito della label, mentre potete seguire Oliver Tank su Facebook.