Delirii d’oriente al PITTI 81

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Dal “diario” di uno street-blogger…

La redazione moda di Enquire riesce ad incastrarmi come le pare. Sotto sotto ho un debole per gli incarichi più assurdi o impegnativi, chiaramente loro ne sono perfettamente consapevoli, quindi ne approfittano per girarmi questo genere di lavori per un motivo molto semplice: sanno che non gli direi mai di no.
In questa loro ultima richiesta hanno voluto che ispezionassi otto web-sites di altrettanti brand giapponesi per parlare del loro imminente arrivo al Pitti e quindi, malgrado io straveda per gli skate brand a stelle e a strisce, eccomi qui a rimboccarmi le maniche e a tuffarmi in un universo del quale so proprio poco. Quanto vale uno yen? È estremamente caro quel che vedo? O a buon mercato? Per me una t-shirt a 25 dollari è ok, ma sarà caro un cappello New Era 8 panel a 15800 yen? Ho volutamente evitato di ricorrere ad un converter per avere un’idea del prezzo, in quanto in linea di massima il credo comune dei poveri mortali come me è il seguente: se è giapponese è cool e quindi costa. Ma sto scrivendo questo post per amore e Jennifer Lopez me l’ha insegnato: love don’t cost a thing. Per amore dell’abbigliamento, ovviamente. Apriamo dunque il vaso di Pandora, e facciamoci un bell’in bocca al lupo.

Il primo brand della lista è Mastermind Japan . Il sito graficamente è a dir poco stupendo, ma ha un piccolo limite: non sono riuscito a visualizzare un’immagine che sia una. No, non è un problema di Flash e non uso Mac. Questo alone di mistero e il nome stesso del marchio mi bastano ed avanzano comunque. Sono talmente avanti da non aver bisogno di mostrare le loro collezioni. Dei veri capi.

Whiz Limited ha tutte, dico tutte, le novità relative ai trend urban, tutte insieme: pattern che ricordano gli anni ’80, gilet in denim, cardigan come non ci fosse un domani, maglioni con motivi ski, con cervi e fiocchi di neve, alamari a gogò e tanto carattere. Non è il massimo del sobrio. Hanno lavorato sodo e la loro collezione è allegra. Meritano.

Quando tocca a Discovered mi rendo conto che ha delle foto troppo piccole di quello che suppongo siano dei pezzi sicuramente dalla produzione curatissima, e la proposta insistente dello short mi blocca un pò. Troppo khaki a mio avviso. Ho visto delle t-shirts che avevano delle belle intuizioni, lo confesso.

Curiosando nel sito di Soe, vedo che la sua è una proposta molto personale, indubbiamente. Ho provato ad immaginarmi con indosso i loro pantaloni e le loro calzamaglie (si chiamano leggings anche quelli da uomo?). Non ce la potevo fare.

Eccomi a visionare la collezione di Facetasm, che già per aver fatto lo shooting in una bowl da skate è un winner. Mi affascina senza che io riesca assolutamente a capirla, la sua donna che alterna volumi spropositati a leggings, e una cura nella produzione del capo maniacale di cui mi colpiscono senz’altro i laccetti sulla lunghezza della gamba e i mix and match selvaggi. Inizio anche a pensare che gli shorts da uomo, in inverno, e le calzamaglie siano la cosa più normale di questo mondo lì.

Sono in dirittura d’arrivo e, come sempre, dulcis in fundo. Phenomenon mi ha colpito per due motivi. Il primo è che hanno proposto una serie di borchie legate al capo con dei fili lasciati volutamente lunghi, che avevano l’effetto finale aggressivo ma al tempo stesso naif e artigianale. Il secondo è la loro Shirt Waist Porch: una camicia nata per essere portata legata in vita. Cose meravigliose.

Sasquatch Fabrix  chiama la sua ultima collezione Modern Ninja e per me già questo lo rende il marchio numero uno. Un eccentrico elegante, con volumi più vicini al corpo e un discreto dosaggio dei colori, dovuto probabilmente al fatto che un ninja sul tetto di fronte non si deve far assolutamente notare. Molto carico ma decisamente con stile.

L’ultimo brand è Plumpynuts, che mi ha un pò colto di sorpresa. Noto subito che ha tutto: il camo, le righe, lo stampato animale, il denim, il fluo, il formale, il country, il largo e lo stretto.

Bastava cercare ed era tutto lì. Much ado ’bout nothin’.