Sergio Padovani: L’uomo condannato, alla vita

“Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende”

Amore e passione.
E poi la Morte, lenta ed inesorabile.
Forse sofferta e dolorosa. Ma liberatoria.

Sergio Padovani, ultimo di sette fratelli, nasce a Modena il 25 Aprile del 1972, ventisette anni dopo la Liberazione dalla dominazione nazifascista.
La Libertà domina la pittura di questo giovane artista che ha trascorso la sua intera vita all’inseguimento della stessa, seguendo un lungo cammino verso la realizzazione di un destino ormai scritto e consacrato all’Arte.
E all’Amore.

Davanti a noi quadri cupi in cui il nero regna sovrano, illuminato a tratti da un bianco accecante che enfatizza le tenebre in cui sono immersi – e forse perduti per sempre – i personaggi.

Le vostre ombre assomigliano a ghigliottine è il titolo della mostra personale presso Sourmilk Artgallery, tempio varesino dell’arte contemporanea, fino al 7 Gennaio 2012.

Inquietante.

Forse.

“Inquietante è l’aggettivo che sento più spesso incollato ai miei quadri. Forse quando la gente mi parla e vede che non lo sono ne rimane sorpresa… come se due dovesse sempre fare due. Forse mi auto psicanalizzo con la pittura senza rendermene conto”.

Autodidatta, Sergio dipinge da circa cinque anni, dopo una visione che gli ha cambiato la vita.

“Il mio percorso artistico nasce con la musica. Ho suonato per circa 20 anni sperimentando molti generi musicali. Dopo diverse esperienze però ho iniziato a percepire che per me contava molto di più il discorso creativo delle musiche piuttosto che l’esibizione. Questo fattore mi ha chiuso molto in una mia ricerca personale fino a quando a Parigi, circa 5 anni fa, vidi una mostra di Odilon Redon. Carboncini”.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Da quel momento Sergio precipita – nessun verbo potrebbe essere migliore – nell’ossessione per l’Arte. Artisticamente arrogante, come lui stesso si definisce, decide di non avere maestri e di studiare una tecnica personale strutturata sulla visione.

L’analisi è alla base dell’arte di Sergio, pittore dall’animo profondo ed indagatore. Ogni cosa intorno a lui merita ed è degna di osservazione: oggetti, persone, sentimenti.

Pur staccandosi dal primo grande amore, la Musica, Sergio ne rimane profondamente influenzato. Nelle sue opere, armoniose ma silenziose, si percepisce un ritmo lento e incantatore che trascina lo spettatore in un viaggio surreale alla scoperta dell’Amore e della Vita.

“La mia tecnica è molto empirica. Non uso bozzetti o disegni preparatori. Inizio a dipingere sulla tela finché un’intuizione, un gesto,un errore mi spingono a seguire una via pittorica che non avevo considerato: semplicemente la seguo, cercando di farla convivere con quello che mi sta coinvolgendo o ispirando”.

Sergio sembra comunicare con il quadro, come se il suo ruolo fosse quello di medium, di uno strumento che  la tela impugna per prendere vita.

“Questa specie di comunicazione con il quadro è quello che PER ME è la pittura: quando la tela stessa sembra indirizzare le tue idee,modificare le tue intenzioni,cambiare sorte all’immagine”.

La nostra ombra sovrasta i quadri. Le cornici sembrano tremare alla nostra visione. È paura quella che percepiamo? Cosa cercano quegli occhi scintillanti che emergono dalle tenebre? Chi sono i personaggi immortalati dal pittore?

Cristallizzati in un attimo che non appartiene al nostro tempo, come fermati un solo istante prima della caduta al suolo, essi sono gli Uomini. La ricerca e la curiosità, motore unico ed immobile della Vita, è ciò che tiene  in vita quelle figure orride a prima vista, in grado di repellerci e causarci disgusto.

L’Uomo è sì bruto e folle.

Ma è sempre alla ricerca di una via d’uscita, di un destino da realizzare, di un Amore da vivere. E morire, se necessario.

“Vedo l’essenza della ricerca dell’Amore con l’A maiuscola… una ricerca di un demone. L’amore è un diavolo, come nel titolo del bellissimo film sulla vita di F.Bacon. Bisogna vendergli l’anima, altrimenti non lo si proverà mai”.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense.
Queste parole da lor ci fuor porte.»

(Dante Alighieri, Inferno V, 100-108)

Il patibolo vi aspetta.

La sentenza è una ed una soltanto: Vivere.