Sherlock Holmes e Watson on BBC1

Provate per un attimo ad immaginare come sarebbero le avventure di Sherlock Holmes e del Dottor John Watson se, invece di essere ambientate in epoca Vittoriana, avvenissero ai giorni nostri, nella Londra contemporanea, con gli Smartphone utilizzati come strumenti di indagine e il London Eye sullo sfondo. Lo hanno fatto l’anno scorso Steven Moffat (Jekyll, Doctor Who, The adventures of Tintin) e Mark Gatiss (The League of Gentlemen, Doctor Who, The Vesuvius Club) con Sherlock (BBC1), e il risultato sono stati tre episodi da novanta minuti ciascuno, accolti calorosamente da critica e pubblico.

La prima serie è terminata con un cliffhanger angosciante – Sherlock e John (interpretati rispettivamente da Benedict Cumberbatch e Martin Freeman) che si confrontano con Moriarty (Andrew Scott) in una piscina deserta, a mezzanotte – e, per sapere come si sarebbe risolta la situazione, i fan hanno dovuto aspettare quasi un anno e mezzo. E molti – la maggior parte – stanno ancora aspettando. Lo scorso 7 dicembre, infatti, al British Film Institute di Londra c’è stata la première del primo episodio della seconda serie, “A Scandal in Belgravia”, ma solo pochi fortunati sono riusciti ad entrare. Fuori, intanto, sperando di aggiudicarsi un “return ticket”, c’era chi faceva la fila dalle 9.30 di mattina.

Il primo episodio della seconda serie è tratto liberamente da uno dei racconti più famosi di Sir Arthur Conan Doyle, il quasi omonimo “A Scandal in Bohemia”. Al centro del racconto – e dell’episodio – vi è Irene Adler (Lara Pulver), conosciuta anche come The Woman, con tanto di articolo in maiuscolo, in quanto è l’unica donna che Sherlock Holmes abbia mai preso in considerazione. Irene, però, non è un semplice interesse amoroso per il protagonista: è qualcosa di più complesso, qualcosa di diverso.

In questa versione Irene è calata in un contesto completamente diverso da quello originale, ma mantiene comunque i caratteri peculiari del personaggio: è una donna forte, coraggiosa, indipendente e, soprattutto, molto intelligente, così tanto da riuscire ad ingannare e battere più volte il protagonista sul piano intellettuale. Come in “A Scandal in Bohemia”, però, la Adler finisce nei guai per una fotografia legata, non al Re di Bohemia, ma ad un membro della famiglia reale britannica (Belgravia è un quartiere londinese a sud-ovest di Buckingham Palace).

Accettando, seppur a malavoglia, l’incarico del fratello maggiore Mycroft Holmes (Mark Gatiss), che è praticamente “il governo britannico”, Sherlock si troverà coinvolto in un’indagine che lo porterà a scoprire sia cose che vanno molto al di là dei segreti da camera da letto della famiglia reale, sia aspetti della propria persona che fino a quel momento aveva ignorato: i sentimenti, l’amore, l’impulso sessuale. Ma “A Scandal in Belgravia” non è tanto un episodio su Sherlock innamorato – pur non mancando i momenti ambigui e carichi di sensualità – ma un episodio su “Sherlock, Irene e l’amore”, come ha specificato il co-creatore Mark Gatiss nel Q&A che ha seguito la proiezione dell’episodio. Sullo sfondo di tutto ciò l’arcinemico del detective, Jim Moriarty,  destinato ad apparire molto di più in questa seconda serie.

I novanta minuti di “A Scandal in Belgravia” sono un vero e proprio viaggio su delle montagne russe emotive. Si passa da una parte iniziale durante la quale, quando non si è troppo presi dalla caccia alle molteplici citazioni dei libri e dei racconti di Conan Doyle (alcune delle quali geniali, come il gioco di parole “The Geek Interpreter”), è impossibile non ridere. Con l’introduzione di Irene, però, la puntata acquista gradualmente toni sempre più introspettivi e cupi, fino ad arrivare ad un finale per il quale sarebbe meglio avere a portata di mano almeno un pacchetto di fazzoletti.

Per quanto riguarda la struttura della puntata, pur non rinunciando alle trame complesse come un gioco ad incastro che hanno caratterizzato la prima serie, Moffat riesce a scrivere un episodio ancora più complesso, introspettivo e variegato, e dalla narrazione decisamente più matura.

Se anche gli altri due episodi – “The Hounds of Baskerville” (scritto da Mark Gatiss) e “The Reichenbach Fall” (scritto da Steve Thompson) – si confermeranno, sia a livello narrativo che qualitativo, sulla falsa riga di questa prima puntata, si potrà tranquillamente dire che questa stagione ha decisamente superato le aspettative, già ottime, create dalla prima.

(La seconda serie di “Sherlock” verrà trasmessa su BBC1 l’1, l’8 e il 15 gennaio alle 20:30.)

Le foto in articolo per gentile concessione di Sara Zizza.