Jac Langheim: la nuova elegante vita del latex

Dimentichiamoci per un attimo, se possibile, le atmosfere fetish dei party dark decadenti. Il lattice, come ogni materiale, può anche essere preso nella sua essenza e parzialmente stravolto, depurandolo un po’ dai luoghi comuni che lo riguardano e dandogli una nuova vita. Niente tutine stretch che strizzano il corpo in improbabili percorsi di un’estetica altamente opinabile, qui si tratta di usare un materiale cercando di dargli una sua dignità e tentando di farne rinascere la reputazione.

Jac Langheim, che avrete probabilmente sentito già nominare in quanto artefice di alcuni tra i più irriverenti costumi di scena della signorina Lady Gaga, è l’ideatore di un progetto di fashion design con un’ispirazione tutta sua, un pò difficile da descrivere, piuttosto curiosa da scoprire. La stessa designer, racconta di avere avuto l’intuizione di utilizzare questo improbabile materiale mentre si provava un abitino in lattice. Accorgendosi con suo stupore di come sentiva sé stessa e il suo corpo avvolto in uno strato di lattice, si è decisa a sperimentarlo e a cercare le vie migliori per renderlo un pò più elegante e un pò meno provocatorio (se escludiamo l’esperienza con Gaga, è chiaro).

Qualche tocco futuristico e post-contemporaneo non manca, né a livello concettuale, né formale, ma l’aspetto più interessante riguarda la ricontestualizzazione del materiale, al quale la designer Jac Langheim cerca e riesce a ridare una dignità tutta sua, spostando l’attenzione lontano dalla solita cultura underground erotizzata che da sempre lo caratterizza.

Nella collezione AI 2011/2012, capi tutto sommato classici che, in alcuni casi, potremmo addirittura definire bon-ton, vengono totalmente stravolti e rivisti grazie all’uso di questo insolito materiale. Proprio il little black dress, capo basic per eccellenza, spicca nella sua estrema innovatività in quanto non più fatto in seta, jersey, ecc., ma ravvivato e illuminato dall’impiego del lattice.

L’uso di colori altamente schematici, ma ricchi di espressività come il nero e l’argento, è una delle colonne portanti della collezione in questione dove di banale non c’è nulla e nemmeno di eccessivo. I capi principali della collezione AI 2011/2012 di Jac Langheim riescono a realizzare l’ambizioso intento della loro creatrice, quello di dare una nuova destinazione d’uso ad un materiale molto spesso ridicolizzato e sottovalutato.

L’idea delle stampe che impreziosiscono inaspettatamente i mini dress crema e le bluse in argento, è vincente tanto quanto il resto della collezione. Dietro ad un concept come questo, l’intento di riscrivere alcune regole, senza presuntuosità, ma con la puntuale genialità che permette al brand di uscire dal gruppo dei tanti talentuosi emergenti e farsi notare.

Sommando la capacità di rischiare senza eccedere e cadere nei soliti stereotipi di sperimentazioni aggressive e forzate che snaturano il ready-to-wear, all’abilità a creare un equilibrio stabile tra un materiale estremo e snobbato e le linee più comuni e schematizzate, si ottiene una collezione precisa e assennata, che getta le basi per un’astuta ricerca stilistica e ideale.