Ilaria D’Atri: la fotografa visionaria

Ilaria D’atri. Nasce a Napoli nel 1988.Nel 2010 si diploma in fotografia all’Istituto Europeo di design di Roma, città in cui tuttora vive e lavora come freelance e collaboratrice con lo studio Lost&Found.
Da ragazzina, ancor prima di iniziare il liceo artistico, Ilaria si dilettava a scattare con una macchina a pellicola, dando vita a disastri luminosi. Da queste prime sperimentazioni, piuttosto casuali, è nata la sua passione per la fotografia.
Le immagini catturate da Ilaria ci raccontano di una visionaria emotiva, che riesce a trascinare la realtà su altri livelli, quelli dell’immaginazione e della bellezza.

Presentati, dicci qualcosa su di te.
Mi piacerebbe iniziare con un inchino.
Senza perdermi in parole, semplicemente, dico che ho molti autoritratti e quasi sempre quelli migliori sono scattati per caso.
Le fotografie da sole potrebbero parlare per me, ma mi piacciono proprio perché sanno tacere.
Quando hai inziato a fotografare e perché?
Ho iniziato a fotografare circa dodici anni fa con una macchina fotografica reflex. La mia richiesta fu dettata dal fascino e dalla curiosità per il processo fotografico.
La fotografia ha il potere di ricreare la realtà, non riprodurla, ma registrarla a proprio favore. Ho il costante bisogno di ricercare la bellezza, mi piace chiamarle visioni, ma con più modestia posso dire che fotografo perché quello che mi circonda a volte è così forte, così persuasivo o sfuggente che diventa importante dargli un margine e un tempo.
La fotografia è uno strumento coraggioso, la macchina fotografica si impone nel reale, ritagliando immagini che danno luogo ad altre immagini, quelle dell’immaginario sottile, delle fiabe che esistono e di quello che non hai mai visto.

Che tipo di macchina fotografica usi?
Non uso quasi mai la stessa macchina fotografica, forse perché mi piace sperimentare con diverse tecniche, formati e supporti.
Sicuramente ci sono macchine che preferisco e con le quali ho un rapporto davvero profondo come con la mia Hasselblad 503. Per il resto, in questo momento, nella mia borsa fotografica ci sono una Mamyia Universal con dorso Polaroid, una Nikon 35 mm e una Polaroid talmente vecchia e messa male da non poter riconoscere il modello.
Quello che vorrei ci fosse è un banco ottico Linhof.
Analogico o digitale?
Assolutamente e a gran voce analogico! Quello che mi affascina della fotografia è la chimica, il suo processo. Adoro le Polaroid quelle per il grande e il medio formato.
Il digitale è comunque, sicuramente un ottimo alleato.

Cosa rappresenta per te la fotografia?
Per me la fotografia è ricerca, trasformazione.
È la certezza che,nella vita, non potrei che fare la fotografa.
Come descriveresti il tuo modo di fotografare?
Instintivo, disordinato, evocativo.

C’è qualcosa che non ti piace della fotografia di oggi (contemporanea).
I clienti con budget insufficienti.
Il mondo nei tuoi scatti è?
Vorrei fosse sublime, silenzioso come l’attimo in cui sento lo scatto dell’otturatore e nient’altro. Credo che la risposta migliore a questa domanda la possa dare chi vede per la prima volta le mie fotografie.
Non voglio fotografare mondi lontani, ma quelli conosciuti dandogli però una mia impronta.
La frase che preferisco in questa circostanza è fammi vedere come non ho mai visto.
Il mondo nei mie scatti è piuttosto cupo o talvolta sovraesposto.

Cosa ti ispira?

Credo che la ricerca di ispirazione non debba mai fermarsi. La mia più grande è quella quotidiana, ci sono posti, luci e ombre capaci di raccontare storie di pochi millesimi di secondo eppure eterne. Mi ispirano i luoghi dei miei viaggi, quelli vicini e quelli lontani. Ispirazione per me è anche supportare un progetto insieme a un altra persona, la collaborazione di due menti con diverse capacità ma unite nel cuore. Di ritorno dall’Islanda io e Marco Cucciniello abbiamo aperto il sito, NaxDiary è il risultato di uno scambio continuo di idee, emozioni e punti di vista. È il nostro diario, è tutto quello che ci diciamo prima di dormire e appena svegli, è la nostra voglia di creare e riportare con la luce.

Poi sicuramente cerco ispirazione da chi ancora non conosco, dalla moda e dall’arte tutta.

Una persona o un soggetto che ti piacerebbe fotografare?

Mi piacerebbe fotografare un unicorno, alto, bianco-azzurro. E anche una sirena.

Mi sarebbe piaciuto fare un ritratto a Marcel Duchamp.

Mi sarebbe piaciuto fare un ritratto a mia nonna l’attimo prima che spirasse.

Hai dei fotografi di riferimento o che ti ispirano particolarmente?

Se devo citare un nome, in cima ai preferiti c’è quello di Sarah Moon.Le sue fotografie mi fanno sentire in un certo senso a casa.

Ma, la massima ispirazione è in quello che vivo. Nel quotidiano cerco confronto e anche ispirazione da chi mi sta vicino, avendo cura di tener un diario fotografico in cui collezionare le luci e le ombre, il volto di chi amo appena sveglio al mattino.

Oltre a fotografare,ti piace?

Mi piace viaggiare, camminare, conoscere, collezionare cocci, mi piace la nebbia e la parola immedicabile.

Mi piace disegnare, dipingere e poi cancellare.

Mi piace dar spazio ai mondi che so immaginare, possibili o molte volte improbabili.

Un fotografo da scoprire?

Ah, risponderei con il sito del mio blog, ma voglio essere eticamente corretta e quindi dico che un fotografo da scoprire è il bambino africano che ho conosciuto all’ospedale di Nanorò al quale ho lasciato in dono una macchinetta Kodak.