A portrait of: Ethel Granger

A ventitre anni Ethel Granger ha la figura da eterna adolescente con il corpo piatto e scarno, tipica degli anni 30: seno e vita inesistenti, fianchi stretti nascosti da abiti dalle linee dritte.
A ventiquattro anni ha già messo in opera la trasformazione che nel 1959, con i suoi 33 cm, la farà finire nel Guinness book of Records come la donna con la vita più sottile al mondo.

É l’incontro con  l’astronomo William Granger, sostenitore della concezione ottocentesca secondo la quale “una bella donna deve avere una vita che un uomo possa circondare con due mani”, che, letteralmente, le cambia la sua per sempre.
La prima volta che lui le propone di indossare un corsetto Ethel risponde “Corsetti! Non mi convincerai ad indossarli. Odio l’idea”, poco dopo lo bacia ed acconsente.“Proverò a essere ciò che vuoi che  io sia, se mi ami”. Mr Granger fa della moglie il suo feticcio sessuale e modaiolo, la modifica, la scolpisce. Scorre London Life magazine alla ricerca di indirizzi per i suoi acquisti e, quando non trova, costruisce da solo, sperimenta, fora se stesso e poi la moglie. Il matrimonio trasforma Ethel in un’opera d’arte vivente. la vita si assottiglia, il make up si fa permanente, i tacchi sempre più alti, i piercings si moltiplicano.
Il waist training confina il suo fisico in uno spazio che forma e plasma e le regala un’aristocratica aura da freak, degna del bestiario iconografico della fotografa Diane Arbus.
Ethel Granger appartiene ad un’altra epoca. Come una donna vittoriana costringe il proprio corpo in restrittivi corsetti, che la leggenda vuole abbia inventato Venere per la prosperosa Giunone, e porta, come Isabella di Baviera, bosom rings, anelli da seno utilizzati a scopo di aumentarne le dimensioni. Come la pin up Bettie Page, petto in avanti e reni indietro, mette in scena per il suo uomo un immaginario fetish fatto di stiletto heels, bustini, lacci e stringhe che tornerà attuale con Dita Von Teese ed il revival del burlesque.
Come una punk modifica il proprio aspetto, ma lo fa amore, per allinearsi ad una estetica, non per rifuggire da una. La sua è una bellezza non convenzionale che si basa sulla esagerazione del corpo. È un tipo di estetica fonte d’ispirazione ancora oggi.
Lo è per lo stilista Jean Paul Gaultier che di una donna anticonformista, inguainata in corsetti, ricoperta di piercing e tatuaggi, dal look personale ha fatto il suo trademark.

Lo è sicuramente per Mr Pearl, corsetier per Mugler, Lacroix, Galliano, Gaultier ed altri che, con i suoi 46 cm di vita, si candida ad essere di Ethel alter ego maschile ed erede modaiolo.

Altri sono i nomi che hanno attinto all’immaginario Granger, per declinarlo, poi,in maniera personale. Fra questi si possono citare le raffinazioni del marchio irlandese Void of Course , l’eccentrico stilista brasiliano Samuel Cirnansck, le sculture di gioielleria contemporanea di Una Burke o l’artwork di Sarah Garzoni con il suo bustino dai mille denti di squalo. Quella della donna con la vita più sottile al modo è una ricerca d’amore, ma è anche altro.

Rincorre l’ideale del  marito è il modo attraverso il quale Ethel costruisce, non solo la sua immagine, ma, sopratttutto, il proprio Io.

I faddist di Peterborough sono certamente espressione di un fascino ambiguo costantemente in bilico tra costrizione e liberazione tra dominio e sottomissione, tra sensualità e potere.

A chi gli domanda se non sia un sacrificio eccessivo per la moglie indossare costantemente un corsetto William risponde: “Se riuscirà ad eclissare in qualche modo le altre donne, sarà una vittoria per cui è valsa la pena soffrire così tanto”. L’astronomo non si sbaglia, Ethel diventa una figura iconica. Diviene simbolo d’avanguardia, tanto da finire, trent’anni dopo la sua dipartita, sulla copertina della September Issue di Vogue Italia. Ad interpretare la minuta signora inglese, con un look dal sapore noir, è Stella Tennant, a scattare è Steven Meisel.

Il titolo scelto per il servizio è “La disciplina della moda”. La disciplina è certo quella che Mrs Granger esercita nell’indossare un rigido corsetto che le assottiglia la vita fino a dimensioni tutt’ora ineguagliate, ma è anche quella che ogni giorno, magari in piccola misura, ogni donna si autoimpone. Il corpo è anche modo di pensare, specchio di carattere, messa in scena, fiction.

Chiunque esercita la cosidetta body modification. Ci tingiamo i capelli, lacchiamo le unghie, ci inerpichiamo su scomodi tacchi, ci trucchiamo, indossiamo shaping underwear per sembrare più snelle.

Ogni donna piega se stessa in virtù di un’immagine, propria od altrui, alla quale vuole sovrapporsi.

È questa la cosa, oltre all’essere innovativa rispetto la moda della sua epoca, che rende Ethel Granger  rivoluzionaria ed attuale, essere una donna comune disposta a fare una cosa non altrettanto comune per esprimere se stessa.