Lissy Laricchia, atmosfere magiche e surrealismo

Un’amore che nasce in tenera età, una passione che spinge una tredicenne a risparmiare per poter acquistare un 50 mm f 1.8, che spinge ad esplorare una casa abbandonata.
Una passione che forgia, attraverso l’arte, un posto nel mondo che va difeso con i denti e le unghie.
Lissy Laricchia è una diciassettenne canadese le cui immagini hanno fatto il giro del mondo da un polo all’altro, con mostre nella Grande Mela, ed editoriali per riviste di moda made in UK, Francia, Russia, Cina e US.
La sua fotografia, prettamente rivolta al mondo della moda, ha uno stile surrealista con un tocco si decadenza tutta al femminile.

Qual è stato il tuo primo approccio alla fotografia?
Il mio primo tentativo fotografico fu all’età di tredici anni quando mi iscrissi al social network MySpace. Postavo fotografie ultra saturate e contrastate raffiguranti me e i miei amici.
Crescendo la mia passione per la fotografia concettuale crebbe sempre più, a quindici anni aprii un account su Flickr e decisi che la mia carriera sarebbe stata quella da fotografa.

Che mondo osservi attraverso l’obiettivo?
Ciò che osservo è la bellezza racchiusa nella sua tragedia. Il mondo rappresentato è bello e solitario, stravagante e cupo, un tipo di contraddizione che non si può descrivere senza sembrare pretenziosa. Il mondo attraverso gli occhi di un bambino, dove nulla è ancora determinato, dove non esiste il bene o il male, dove tutto è nuovo e tutti sono soli.

Analogico o digitale?

Digitale.

Cosa ti ispira?

Libri e film per bambini, la location perfetta, i pizzi e le tazze di té.

Che macchina fotografica usi?

Nikon D90.

Un fotografo che ammiri.

Tim Walker.

Un luogo, un libro, una canzone.

Casa Loma (il più famoso castello canadese), Un ponte per Terabithia di Katherine Peterson e Day Job di Jeremy Messersmith.

Il suo sito www.lissyelle.com