Bryan Q. Miller ci racconta Batgirl

Se c’è una cosa difficile da trovare, nel panorama dei comics supereroistici, sono degli adolescenti che – sia quando indossano il costume, sia nella vita di tutti i giorni – si comportano come tali. Stephanie Brown, dopo essere stata fortemente osteggiata da Batman, per poi essere accettata come membro della Bat-family solo in punto di morte, dopo essere stata uccisa e riportata in vita a causa delle troppe proteste dei fan, ha finalmente trovato una seconda vita narrativa come Batgirl, grazie alle storie di Bryan Q. Miller, splendidamente illustrate da Lee Garbett, Dustin Nguyen e Pere Pérez.
Abbiamo quindi deciso di parlare di “Batgirl” proprio con Bryan Q. Miller, che, per più di due anni, ha scritto uno dei titoli più interessanti pubblicati dalla DC Comics nel periodo immediatamente precedente al reboot, evento che, fra le mille polemiche dei fan, ha cambiato completamente i connotati dell’universo della casa editrice americana.

La tua interpretazione di Stephanie è fresca, divertente e molto sentita. Finalmente abbiamo una supereroina adolescente ben caratterizzata! Sei riuscito a dare nuova vita al suo personaggio: Stephanie è così reale, come una compagna di classe della vita di tutti i giorni (compagna di classe che, fra le altre cose, è pure una supereroina). Quindi, qual è stata la tua parte preferita nello scrivere questo titolo?
Quello che ho amato di più è stato poter aiutare una reietta ad avere la propria rivincita. Bene o male, la serie non era incentrata sui villain, sui casi da risolvere o sui gadget, ma era tutta dedicata alla ragazza sotto il mantello: Stephanie Brown. Essere in grado di sedermi assieme ad un personaggio e aiutarlo a raggiungere, nel giro di venticinque numeri, un livello più alto nella sua vita è stato un piacere.

Su quali argomenti hai deciso di concentrarti nella scrittura? E perché?
Il personaggio prima di tutto, il personaggio prima di tutto, il personaggio prima di tutto. Che cosa volevo che Steph facesse, chi volevo incontrasse, e, la cosa più importante, che cosa volevo imparasse – questo è come mi sono approcciato ad ogni storia. Partendo da questo, il mio obiettivo era anche esplorare la sua relazione con la Bat-family e con alcuni dei miei personaggi preferiti dell’Universo DC. Ogni volta che la accoppiavamo con un altro eroe, l’obiettivo era vedere cosa lei potesse tirare fuori dell’altro personaggio e, al contempo, cosa loro potessero tirare fuori da lei. Ma, soprattutto, volevo che il libro fosse piacevole per chiunque decidesse di leggerlo. Mantenerlo il più possibile divertente e adatto a tutte le età era un altro degli obiettivi, man mano che la serie veniva scritta.
Pensi di avere aggiunto qualcosa al personaggio di Stephanie? E all’eredità di Batgirl? Se sì, cosa?
Per l’eredità è difficile da dire, visto che la continuity è cambiata radicalmente per quanto riguarda Stephanie come “Batgirl”. Per il personaggio, di nuovo, visto che la continuity è cambiata, non ho idea di cosa sia rimasto e di cosa sia stato gettato dalla finestra con il nuovo 52. Ora, prima di tutto ciò, mi piace pensare di avere aiutato Stephanie ad ottenere il rispetto che meritava, non solo nel contesto del suo universo, ma anche con i lettori.

E cosa ha lasciato Batgirl a te, come scrittore? Cosa ha significato Stephanie, per te?
Stephanie era (e in un certo senso ancora è) un’ancora positiva, per me. Scrivere di un personaggio che vede sempre il meglio (o comunque ci prova) in tutto e tutti aiuta moltissimo ad inclinare la tua visione del mondo in quella direzione. Ma la cosa più importante è che mi sono divertito a scrivere di lei. Quando scrivi, è sempre importante amare quello che fai, ma anche avere una sorta di relazione con i tuoi personaggi aiuta.

Quanto sono state importanti per te le illustrazioni, nel sviluppare la storia e i personaggi di questo titolo?
Sono stato molto fortunato con questa serie, avendo avuto un flusso costante di artisti di talento. Lee Garbett è stato con me fin dall’inizio. Abbiamo fatto brainstorming sul design del costume di Stephanie e sviluppato assieme il look del titolo. L’illustratore regolare successivo è stato Dustin Nguyen (che è arrivato nel numero 15) e il suo stile ci ha decisamente fatti entrare nel secondo grande ciclo narrativo del libro. E poi Pere Pérez – un artista molto talentuoso il cui stile fa da ponte fra quello di Lee e di Dustin – è arrivato e mi ha aiutato a concludere le cose negli ultimi numeri. E anche se, individualmente, tutti e tre hanno stili diversi, abbiamo lavorato molto bene assieme, così da dare ai lettori le migliori storie su Steph possibili. Per quanto riguarda lo sviluppo della storia, i ragazzi sono stati tutti grandiosi nell’aiutarmi a mantenere, man mano che andavamo avanti, la prospettiva con cui il libro è iniziato. Inoltre, le espressioni facciali sono molto importanti nella mia narrazione, e ognuno dei miei artisti ha assolutamente preso in pieno l’espressività facciale dei personaggi.

Per chi volesse saperne di più su questa serie, i primi 14 numeri (su 25) sono pubblicati in Italia da Planeta de Agostini, in due volumi di 144 pagine, da 14,95€ e 13,95€ ciascuno.