Giovani talenti crescono: Joana Sorino

Ha ancora molto da impare, molto da sperimentare, ma sicuramente la voglia, il tempo e soprattutto il talento non le mancano.
Lei è Joana Sorino, diciassettenne fotografa italiana.

La fotografia per te è?
La fotografia per me rappresenta una vera e propria catarsi per lo spirito e per la mente. E’ anche un modo per liberare i propri sentimenti. È un’amica che ti conforta.
La tua prima memoria fotografica?
Non ne ho molte. Quando ero piccola mi piaceva osservare l’analogica di mio padre. Sono giovane, quindi in un certo senso sono sempre stata a contatto con le nuove tecnologie. Ho ricevuto la mia prima compatta all’età di dieci anni, ma fotografavo per gioco. Aveva appena 5mpx!

Come ti sei avvicinata alla fotografia?

In un negozio Nikon, durante l’estate 2009, ho ‘barattato’ la mia compatta per un’altra compatta da 10mpx, una Pentacon. Mi serviva solamente per catturare i ricordi di famiglia o per immortalare le uscite con le amiche. Credo che per il mio approccio debba dire grazie ad una mia cara amica che era già appassionata di fotografia. Verso il 2010 ho incominciato a capire che avrei dovuto fotografare, piccole cose e non, per affibbiare un significato a quegli scatti. Quando la mia amica acquistò la sua prima reflex e me la fece provare, capii che ne avevo assolutamente bisogno. Ero affascinata dalla qualità dell’immagine. Così il 5 dicembre 2010, ho acquistato la mia prima reflex e non ho più smesso di mettere a fuoco il mio mondo.

La tua prima macchina fotografica?
Quando ero piccola e non capivo ancora niente di fotografia, una Canon da 5mpx. La mia prima vera macchina fotografica è stata ed è una NikonD3100.
L’ultima?
Nessuna al momento. Ammetto che vorrei cambiare il corpo macchina della mia fotocamera attuale.

Che rapporto hai con il digitale?
Molto buono. Sono attratta dalla tecnologia in generale. Tuttavia ho cominciato il mio primo rullino.
Da fotografare: meglio un corpo femminile o maschile?
Femminile. Ha un qualcosa di aggraziato che il corpo maschile non sa trasmettermi.

Se esistesse il nobel per la fotografia tu a chi lo daresti?
Questa è una domanda difficile. Sembrerò banale, ma credo che Francesca Woodman se lo sarebbe meritato.
Un fotografo italiano che stimi particolarmente?
Non ne conosco molti, ma direi Oliviero Toscani.

La soddisfazione più grande da fotografa?
Avere diciassette anni e aver incontrato la fotografia così presto, essere apprezzata da molta gente, essere stata già pubblicata da un giornale, essere intervistata da Enquire. Che altro? Credo il fatto di avere amici, genitori e una persona speciale che mi sostengono.
Delusione invece?
Il fatto di sapere che in Italia non ci sono molte opportunità per noi giovani, in nessun campo.

I peggiori 50 euro della tua vita?
Non ci sono ancora stati.
Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse?
Il Corvo. È il mio film preferito.
Un viaggio, dove?
Giappone, Africa, Svezia.

Un film, un libro e una canzone.
Il Corvo. Così parlò Zarathustra. You and I.
Una cosa che vorresti dire, ma che non ti è stata chiesta?
Che molte delle mie fotografie sono autoritratti.