Voluttuosi, accoglienti, vibranti: High Highs

La sfortuna è che l’estate prima o poi finisce e tornano i lunghi giorni scuri, in cui il sole spesso è solo un pallido ricordo. La sfortuna è che i ricordi svaniscono e lasciano solo qualche lieve traccia, una nostalgia fatta di pioggia e nebbie mattutine. La fortuna è che ogni tanto ti capita nelle orecchie la canzone giusta, quella che rende tutto più vivido, a colori – l’equivalente del miele nel tè, di un film dolce e desolante nei pomeriggi domenicali. Se gli High Highs fossero una condizione atmosferica sarebbero la nebbia prima del sole, la brina nelle giornate assolate e gelate.
Di Sidney, ma trapiantati nella Grande Mela, Jack Milas (voce) e Oli Chang (electronics e backing vocals) insieme a Zach Lipkins (percussioni) hanno declinato al meglio le parole “breezy” e “floaty” in un pugno di canzoni che vorremmo ascoltare fino all’infinito.
Figli legittimissimi dei Wild Nothing, di cui propongono una magnifica versione di Live in dreams che se non avete sentito, avete il dovere di rimediare, e di tutte le vostre indie band del cuore, gli High Highs ci concedono un po’ di tempo per parlare con loro e scoprire qualcosa di più della loro golden haze, paragonandosi inaspettatamente a cereali cinesi da colazione.

Tutte le vostre recensioni iniziano parlando della qualità quasi materica delle vostre canzoni –una musica che è quasi, cito alcuni passi che vi riguardano, un maglione comodo, un abbraccio che sa di miele: è come se ci fosse bisogno di immagini, di oggetti per poterla descrivere. E voi? Se toccasse a voi per una volta scegliere cinque parole per definirla, quali sarebbero?

Voluttuosa, accogliente, vibrata, morbida, ricca/nutriente.

Leggiamo che avete iniziato in Australia per poi spostarvi a NYC – In che modo siete stati influenzati da questi luoghi?

New York è un caotico e confusionario spostarsi, un affaccendarsi continuo, una città in eterno movimento – è New York poi abbiamo incontrato anche il nostro talentuoso e affascinante batterista.

Come NY ha influenzato la nostra musica? Facciamo un paragone culinario e diciamo che la nostra musica è, per le sue caratteristiche, come una buona porzione di scuro congee (un particolare tipo di porridge di riso, NdR) contro il freddo brisling (detto anche sprat, è un tipo di pesce che si mangia fresco o affumicato o sottolio, NdR) di New York qualcosa del genere, insomma.

C’è una storia dietro al nome High Highs? Sembra collegarsi al sollevarsi, più su delle nuvole, proprio dove arriva la vostra musica. Per noi è come una dolce e calda brezza, una nebbia delicata che ti avvolge in una – per citare qualcosa che conoscete – golden haze.

Il padre di Jack amava una canzone che aveva sentito una volta, che si chiamava proprio High Highs. In più cantiamo con un tono di voce alto, high appunto.

Per quanto riguarda meteo e affini, a molte persone amano i cieli e noi non facciamo certo eccezione.

Parliamo un po’ dell’Ep. Quanto è durato il periodo di scrittura e registrazione?

Le canzoni che trovate sul nostro Ep sono il frutto degli ultimi due anni di lavoro, in cui sono state scritte e prodotte. L’Ep uscirà il prossimo 21 Novembre in UK e negli States.

Parlando di voi abbiamo intenzionalmente citato una canzone dei Wild Nothing, Golden haze. Come mai avete scelto di interpretare proprio la loro Live in dreams?

Adoriamo i Wild Nothing e la nostra Live in dreams non è che la reinterpretazione di Jack – il nostro cantante – di una bellissima canzone.

Come è stata la reazione alla vostra musica fino ad adesso? Si scrive che siete una delle (poche) felici eccezioni in cui l’hype è supportato dal talento.

Abbiamo ricevuto supporto e incoraggiamento da alcune persone e istituzioni molto influenti – di questo non possiamo non essere felici e ritenerci fortunati – ci hanno aiutato moltissimo fino ad adesso.

Una rosea foschia, nuvole, flowers bloom & horses – la vostra è musica per sognare?

Mi piace pensare che la nostra sia una musica con cui svegliarsi bene, senza esserne disturbati.

Se poteste scegliere una grande band con cui condividere un tour, quale scegliereste?

Uhm, sarebbe fantastico suonare con i Sigur Ros o magari Bon Iver.

Se poteste scegliere un film in cui apparire, quale sarebbe?

Baraka 2! (Baraka è un film di R. Fricke, girato in 152 luoghi di 24 differenti paesi, da Il Cairo a Phoenix a Rio a Bali – NdR)

Non si può non notare il contributo artistico di Samantha Casolari, la fotografa dietro la vostra bella cover. Chi si è occupato del resto dell’artwork?

Il logo e il design del nostro Ep sono stati curati da Craig Redman – una persona meravigliosa.

Il loro Ep esce il prossimo 21 Novembre in UK e States, ma potete ascoltarli sul loro myspace.