Non solo di Note: Ofeliadorme

Gli Ofeliadorme sono una band bolognese composta da Francesca Bono (voce,chitarra), Gianluca Modica (basso, chitarra), Michele Postpischi (batteria), Tato Izzia (chitarra, basso).
Le loro coordinate geografiche musicali oscillano tra sonorità rock, psichedelia, slowcore, ma loro stessi non amano definirsi in un genere musicale, poichè preferiscono sperimentare.
Non ci dilunghiamo oltre, ve li presentiamo.

Raccontatemi. Com’è nato il progetto degli Ofeliadorme?

F: È nato nel 2007. All’epoca tutti eravamo coinvolti in progetti musicali diversi. Inizialmente eravamo io e Gianluca, in un secondo momento cercavamo un batterista ed è subentrato Michele, in ultimo Tato che faceva il fonico per noi in sala prove.In principio abbiamo dato spazio a qualunque tipo di musica dall’elettronica, al minimalismo, al rock. Il nome è nato da un’idea di Gianluca, si ispira ad una poesia di Ribmbaud, Ophelie, da cui è nato Ofeliadorme, che rispecchia la musica che componiamo:impulsiva, di pancia e onirica. Sai, come quando ti svegli e tutto intorno a te è reale, ma nello stesso tempo sei ancora in una dimensione sognante.

Chi scrive, chi compone e cosa vi ispira.

G: Francesca compone i testi e noi altri le musiche. Ci affidiamo spesso alle improvvisazioni. Non abbiamo un metodo o delle tecniche impostate. Un esempio è Paranoid Park che apre il nostro ultimo album “All harm ends here”  è nata durante una delle nostre improvvisazioni in sala prove.

M: Inizialmente non era contemplata nel nostro album. Avevamo già pronti tutti i brani . Paranoid Park è nata in un pomeriggio. Affidandoci all’improvvisazione spesso ci capita di comporre dei pezzi che, se non ci convincono a pieno, li  accantoniamo per poi recuperarli nel tempo.

F: Scrivo i nostri pezzi ispirandomi a qualunque cosa o situazione mi colpiscano: una melodia, un film oppure un articolo di giornale. Alcuni sono testi ermetici, non sempre raccontano una storia comprensibile nell’immediato. Recentemente ho scritto un pezzo che parla della conquista degli Indiani d’America da parte dell’uomo occidentale e si ispira ad un tatuaggio che possiedo, un fiore, che gli Indiani usavano per estrarre il pigmento rosso con cui dipingere il volto per andare in guerra.

T: Francesca scrive frammenti di testo dietro uno scontrino, la carta del pane, tovagliette di pizzeria.

F: Recentemente anche sulla carta igienica.

E sul corpo umano?

F: Ancora no,in effetti è difficile da portarsi dietro.

Pur avendo un grande seguito di ascoltatori, ottime critiche e recensioni non avete ancora un’etichetta discografica.

F,G,M: Ci piacerebbe trovarne una! Anche senza etichetta siamo soddisfatti del nostro lavoro e riusciamo ugualmente a suonare in giro per l’Italia

T: Noi crediamo in quello che facciamo: è un punto di partenza fondamentale. Curiamo tutto il progetto dalla musica alla grafica ed anche il merchandising, vengono creati  da me e Gianluca che  lavoriamo come grafici. Michele invece si occupa dei suoni poiché è un tecnico del suono. Francesca si dedica al booking, insomma tutti noi mettiamo in comune le nostre competenze. Ci piacerebbe trovare un’etichetta che ci permetta di fare un salto qualitativo rispetto a quello che noi già stiamo facendo.

Cosa pensate della musica indipendente italiana?

Ci sono delle ottime etichette discografiche  quali Garrincha, Trovarobato… per citarne alcune.

La proposta creativa delle band di certo non manca, ciò che invece è carente è la scena attiva. Sono poche le persone curiose, che hanno voglia di scoprire nuove realtà musicali. Spesso subiscono passivamente ciò che gli viene offerto senza fare una ricerca e di conseguenza una scelta consapevole dell’ascolto.

È difficile emergere oltre il giro dei gruppi già conosciuti e promossi da ottime recensioni.

Grande peso e responsabilità derivano dai media che influenzano il pubblico che ti ascolta ed anche i gestori dei club dove si suona.

Noi fortunatamente siamo tra i privilegiati ad avere delle recensioni positive dalle migliori testate italiane.

Spesso però i critici ascoltano in maniera superficiale l’album che recensiscono a differenza del resto dell’Europa dove negli articoli si analizzano ciascun pezzo dell’intero album.

E’ difficile oltre tutto vivere solo della propria musica a meno che non si riesca a fare tante date durante l’anno.

Parlatemi del vostro ultimo progetto in vinile.

È stata un’idea di un nostro caro amico, Giovanni Roncaglia.

Eravamo curiosi di sperimentarci con un nuovo supporto. È stato inserito un inedito che suonavamo solo live “Cheer me up” e poi un brano del nostro ultimo album “I like my drums”, remixato, in cui c’è un assolo di tromba di Luca De Marchi che in questa versione predomina rispetto all’originale.

M: Per quanto riguarda la grafica, le illustrazioni sono di Ivan Spau. È stata un’esperienza interessante che ha arricchito la nostra formazione musicale, poiché c’è stata la collaborazione di persone che non lavorano in questo settore, ma ci hanno trasmesso la loro passione per la musica in maniera trasversale.

Traggo spunto da un articolo “Le ragazze rock” di Susanna la Polla, pubblicato il  27 Ottobre sulla Repubblica di Bologna. In Italia la scena musicale ha ancora una forte impronta maschile e non mi riferisco solo alla produzione artistica, secondo te, Francesca,  per quale motivo ci sono poche donne che cantano e suonano?

F: Ultimamente si stanno affermando  sempre più donne nella scena musicale italiana.  Sono tutte ragazze in gamba e determinate: Beatrice Antolini, Debora Petrina, Vittoria Burattini (Massimo Volume) e molte altre, la stessa Susanna la Polla che canta nei Suz. Penso che per una donna sia più difficile avere un progetto musicale continuativo per via dello stile di vita sempre on the road, molte ragazze preferiscono sacrificare la propria passione musicale per dedicarsi alla vita privata.

Penso anche che viviamo ancora del pregiudizio culturale che solo gli uomini siano dei bravi musicisti.

Qualche volta si pensa anche che l’affermazione di una donn in campo musicale non dipenda dal suo merito artistico, ma dalla bellezza o da raccomandazioni.

T: Puoi fare contemporaneamente una torta di mele e suonare un giro di basso. Le donne hanno la capacità e la determinazione per coltivare la vita professionale e quella privata insieme.

Oltre la musica cosa vi appassiona?

G: Mi piace passeggiare con il mio cane, Astrid e  leggere libri. Adesso sto leggendo “Il ritorno del principe” di Lodato e Scarpinato, una fotografia storica della mafia dall’800 ad oggi.

M: Oltre la musica che scopro in diversi suoi aspetti dato che faccio il tecnico  del suono, mi piace scoprire le passioni altrui per potermi confrontare ed in qualche modo arricchire personalmente.

F: Ho una passione che condivido con Gianluca: mercatini dell’antiquariato e mercatini vintage. Mi piace leggere anche libri in lingua inglese e spagnolo e viaggiare, per scoprire nuove culture.

T: Ho svariate passioni che coltivo tra cui la fotografia, la realizzazione di video. Sono molto attratto dall’artigianalità, dai vecchi mestieri. (Non a caso il gruppo lo ha soprannominato lo “scienziato romantico” ).

Mi guardo allo specchio: chi sono e dove sto andando.

M: Sono io che sto cambiando.

F: Sono qua ma vorrei essere sempre altrove, ma nonostante ciò cerco di vivere la mia vita nel modo migliore possibile.

T: Non so chi sono e dove sto andando. Aiutatemiiiiiiii.

G: Sono il Ministro Brunetta e sto andando a quel paese.

Sono allegri, introspettivi, timidi e disponibili. Non si può non ascoltare ciò che hanno da dire nelle loro canzoni.

See you soon

www.ofeliadorme.it