This is my generation, baby. Generation 7

Milano, 5 ottobre 2011. Ai Magazzini Generali, Microsoft presenta il progetto Generation 7. Sette giovani talenti hanno la possibilità di realizzare un lavoro “itinerante” in collaborazione con Microsoft, appunto, che lo produrrà e lo pubblicizzerà.
Il primo talento selezionato è Matteo Bernardini, classe 1983, regista e video maker, una delle promesse del panorama italiano odierno. A lui viene affidata la realizzazione di un docu-film sui giovani e la tecnologia, all’interno del quale il rapporto fra i ragazzi e internet/ i social networks/ il pc, viene messo sotto la lente d’ingrandimento e sezionato, attraverso una serie di interviste filmate. È lui, con il suo approccio old-school (noi, generazione anni ’80, ci vantiamo di un background tecnologico decisamente diverso rispetto a quello documentato, aficionadosdel Commodor 64 e del Nintendo…), a curare l’intero progetto.
Lo abbiamo incontrato durante la serata di presentazione, e gli abbiamo rivolto qualche (tante!) domanda.

Eccoci con Matteo Bernardini! Piacere!
Piacere mio!
Matteo, raccontaci un po’ di te.
Sono un regista/ film maker, ho 28 anni e ci troviamo qui stasera (ai Magazzini Generali di Milano, n.d.r.) per una festa organizzata da Microsoft in occasione del lancio del progetto “Adotta un Talento”. Microsoft, praticamente, ha deciso di adottare me! Sono stato contattato dall’azienda e mi è stato chiesto di realizzare un lavoro sui giovani e la tecnologia, che Microsoft, poi, avrebbe prodotto.
In cosa consiste questo progetto?
La prima parte consiste in un video di una ventina di minuti che si chiama “Eyes Wire Open”. Si tratta di un documentario breve che documentario non è, ma rappresenta più una sorta di ritratto generazionale. Abbiamo intervistato dei ragazzi in tre grandi università italiane- Roma, Venezia e Milano-  e sulla base di alcune domande che abbiamo preparato, è stato creato questo dialogo unico fatto dalle varie voci. Abbiamo realizzato circa un’ottantina di interviste, le abbiamo sbobinate e montate in modo tale da ottenere un discorso unico sul rapporto fra i giovani di oggi e la tecnologia.
Le città visitate, Venezia, Roma e Milano, sono state scelte a monte, in maniera mirata?
Sì, perché Microsoft stava portando avanti un discorso di tour fra le varie realtà universitarie italiane, e ha deciso di assegnarci queste tre città perché sono fra i poli universitari più grandi in Italia, quelli che catalizzano anche più persone da tutto lo Stivale. E così è stato.
Quale è stato il riscontro che avete ottenuto da queste interviste? È venuto fuori qualche “minimo comune multiplo”?
La cosa che è saltata più all’occhio è stata che per “tecnologie” il 99% dei ragazzi intende il proprio computer, facebook, il social networke internet in generale. La tecnologia si riduce in un certo senso a questo, se vuoi anche a una sfera più personale, non tanto informatica. Un’altra cosa bella che è emersa è la varietà del campione di gente con cui abbiamo avuto a che fare: c’era chi non capisce nulla di informatica e di tecnologia in generale e auspica ad un ritorno a calamaio e carta, e altri invece che non potrebbero vivere assolutamente senza.
Come viene vissuto dal tuo punto di vista di video-maker e artista in generale, questo “minimo comune multiplo” che è il social network? Un attaccamento morboso o un’evoluzione delle relazioni tra i giovani?
Secondo me il social network è utilissimo! In un primo momento usavo facebook soltanto per tenermi in contatto con i miei amici, poi, successivamente, ho iniziato ad utilizzarlo proprio come un vero social network, ad esempio per questo progetto sono stato contattato tramite facebook, dopo che in Microsoft avevano visto alcuni miei lavori, dei videoclip realizzati in precedenza tra cui uno per Moby, e qualche cortometraggio, che peraltro adesso sta avendo buoni riscontri.

Uno dei tuoi corti è stato anche presentato a Venezia…
Esatto, un corto dal titolo Vampyre Compendium, una presa per i fondelli un po’ ironica di tutti gli stilemi classici del genere vampiresco, da Twilight ai film classici con Bela Lugosi o Cristopher Lee. I protagonisti sono due giovani attori internazionali, lui francese, Vincent Montuel, e Oona Chaplin, nipote di Charlie Chaplin; adesso il corto è stato preso al Rhode Island International Film Festival, nella sezione horror. Questo festival è molto importante perché tutti i lavori che vi vengono selezionati diventano poi papabili di candidatura all’Oscar per il miglior cortometraggio, quindi, insomma, è davvero fantastico!
Leggendo la tua biografia abbiamo visto che hai lavorato a Imago Mortis!
Sì, io ero assistente alla regia ed è stato uno dei primi lavori che ho fatto quando ho iniziato a lavorare sui set; è stato lì che ho conosciuto Oona Chaplin, siamo diventati buoni amici e c’è stata la voglia di realizzare qualcosa insieme.
Tornando a parlare dei social network, tu ne fai un uso professionale quindi diciamo che è un utilizzo “sano” o comunque finalizzato. Ridurre, però, il discorso tecnologia solo a questo è un po’ limitativo, soprattutto se si pensa alle potenzialità lavorative che dà oggi il web.
Ti devo dire la verità, non è che abbiamo ricevuto dichiarazioni particolarmente morbose dai ragazzi intervistati! Parlando poi per il mio settore specifico, adesso il web sta facendo tantissimo perché, in maniera alternativa ai festival, permette a tutta una serie di film makerdi caricare i propri lavori in rete e quindi essere potenzialmente visti da milioni di persone.
Un po’ come è stato Myspace per la musica.
Oggi abbiamo molte più possibilità e potenzialità rispetto a 15 anni fa. Considerando solamente i mezzi a disposizione, esistono delle macchine fotografiche che riescono a realizzare delle qualità di video eccellenti che solo 5-6 anni fa non si ritenevano possibili. Per contro, pur avendo tutte queste possibilità, c’è il rischio di essere la goccia nell’oceano, quindi è molto più difficile riuscire in qualche modo ad emergere e a farsi strada professionalmente, perché siamo in continua evoluzione. Probabilmente il settore cinema in sé si mantiene ancora su basi troppo tradizionali e dovrà imparare a breve ad adattarsi, se vorrà sopravvivere.

Il web influenza tantissimo, dal punto di vista creativo, il mondo della moda. Influenza in questo modo anche quello di un film maker?
Assolutamente! Io lo uso tantissimo per fare ricerca, per me è fondamentale, ci passo molte ore proprio perché cerco lavori di altri registi, ma lo uso tanto anche per ricreare le ambientazioni visive o i personaggi per determinate storie. Faccio molta ricerca di immagini, di illustrazioni, di pittura, di fotografie etc. Internet è diventato un mezzo fondamentale, ti dà accesso diretto a milioni di opzioni, milioni di possibilità.
Un’altra domanda che ci sorge spontanea è questa: nell’ambito giornalistico ci sono i professionisti veri e propri e quelli “un po’ così”, gli utenti di youreporter ad esempio. Chiunque si trovi nel posto giusto con una fotocamera o un cellulare, e riesca a filmare qualcosa di interessante, diventa automaticamente un giornalista, ovviamente non dal punto di vista di chi la professione la esercita veramente. Come vedi chi si improvvisa film maker, tu che hai un percorso formativo alle spalle?
Per me l’estetica è molto importante ma rappresenta un 50 e 50 con il contenuto, una cosa che oggi non noto nella stragrande maggioranza dei lavori che vedo in giro, come i video musicali. Purtroppo sembrano tutti dei cataloghi di moda, magari sono prodotti pronti, confezionati benissimo, con un’ ottima fotografia, un ottimo montaggio, un ottimo trucco, un ottimo parrucco, ottimi stylist, ma è evidente la mancanza di idee da parte del regista. Il messaggio che viene dato, di qualunque tipo sia, è importante, non il mezzo. Un video può essere realizzato anche con una telecamerina scrausa, ma se ha una grande idea dietro, chi l’ha girato è un film maker.
Adesso ti facciamo una domanda provocatoria. Se ti avesse chiamato la Apple? Sarebbe stato meglio o peggio?
Avrei considerato la cosa! Quando sono stato contattato per questo progetto, la prima domanda che mi è stata fatta è stata se utilizzavo un mac o un pc! Io avevo un pc, quindi sono stati molto contenti!
Sullo spaccato di questa “mela”, noi ringraziamo Matteo Bernardini…
…Ed io ringrazio voi!