Le non illustrazioni di Roberto Biadi

Si chiama Roberto Biadi, è un giovane 28enne non illustratore (bensì racconta-storie). Abbiamo provato a conoscerlo un po’ meglio.

Il pittore lo immaginiamo con tavolozza e colori, lo scultore con martello e scalpello. I tuoi abituali strumenti di lavoro invece quali sono?

Ne faccio tante, quando disegno mi piace:

Il lapis, la biro e la china.

I pennini sono belli perché scricchiolano.

La biro è una delle cose più belle che ha inventato l’uomo.

Poi amo una penna particolare, di quelle per fare i kanji.

Ha le ricariche di china e la punta come un pennello.

I venti euri meglio spesi della mia vita.

No, non i meglio, ma comunque sono a un buon posto nella classifica.

La tecnica o più in generale lo stile con cui ti trovi più a tuo agio?

Mi piace disegnare a mano sulla carta.

Il tuo cliente medio, o il tuo target di riferimento, chi sono o chi vorresti che fossero?

Bellissime donne formose innamoratesi del mio torbido.

Le tue creazioni: come nascono, dove o come trovi  l’ispirazione, è difficile reinventarsi continuamente?

A volte le tiri fuori dal foglio, erano già lì ed è come se tu le ricalcassi soltanto.

È così quando tutto fila giusto, ma purtroppo non succede sempre.

Quindi direi che perlopiù nascono nella parte inferiore dietro la testa, verso il cervelletto. Lì digerisco le cose che vedo.

Magari ci metto anni. Magari sono già marce. Magari non sono male.

Tutte le cose del mondo sono interessanti, anche quelle noiose.

Comunque le cose che mi colpiscono di più sono quelle che non sono perfette.

Io non mi reinvento mai, per quante volte cambi o mi evolva.

Cerco semplicemente di fare le cose che mi piacciono.

Una delusione e una soddisfazione.

Uno a uno ics.

La tua giornata tipo?

Se lavoro mi alzo colazione al bar e poi lavoro nel mezzo fumo e bevo e mangio poi torno a casa e faccio le stesse cose.

Se non lavoro dormo più che posso poi mi sveglio e faccio le stesse cose.

cerco di scopare più che posso e bere scotch di qualità leggere libri e fumetti e guardare cartoni animati videogame e scacchi.

Perlopiù però ho a che fare con il mio cervello bacato.

Illustrazione, grafica e fumetto settori molto attivi e prolifici in Italia, tuttavia fanno fatica nell’averne riconosciuto il valore. Perchè secondo te?

Guy Debord diceva: Da questo mondo non ricevo che disprezzo, ma da questo tipo di mondo non potrei voler ricevere altro.

Un illustratore/grafico italiano che stimi particolarmente?

Quando ero piccolo leggevo i fumetti di Pazienza che aveva mio padre. Ero molto piccolo e non capivo tanto bene alcune cose. mi mancavano gli strumenti e l’esperienza ad esempio per capire in Pompeo la storia di un tizio che si massacra di pere e poi si impicca con una catena. E poi cazzo un tizio che disegna con i pennarelli su dei fogli a quadretti!

Non lo avevo mai visto negli altri libri / fumetti che leggevo. Quando Pazienza è morto mi ricordo mio padre e mio fratello tristissimi che ne parlano. Erano i miei due modelli ed erano tristi per lui! Ci sono molti illustratori italiani che mi piacciono e sono stati fonte di ispirazione, ma questo ricordo e l’importanza che ha avuto per me mi fa rispondere a questa domanda: Andrea Pazienza. Io sono dell’83 e Pazienza è morto nell’88, fatevi due conti.

Pazienza e Il trio Auster-Karasic-Mazzucchelli di Città di Vetro. Quando l’ho trovato in un’ edicola di un paesino in montagna in Maremma mi ha ricordato che un fumetto diverso è possibile.

Un libro, un film e una canzone.

Visitor Q di Takashi Miike, Lo specchio nello specchio di Michael Ende, Max di Paolo Conte.

Un sogno nel cassetto invece?

Nel cassetto ci tengo i preservativi una fiaschetta di whisky e il libro che sto leggendo in quel momento. I sogni li tengo nel taschino della camicia almeno me li porto in giro.

Il suo portfolio online su Behance.