Coliac, bigiotteria naturale

Reggio Emilia. È qui che Martina Grasselli studia Architettura e Interior Design. Si trasferisce a Milano e si laurea in Fashion and Textile Design al NABA. Non si accontenta e parte alla volta di Parigi, dove si tratterrà per qualche mese per approfondire le sue conoscenze presso la rinomata scuola l’ “Ecole Superieure des Arts Apliques Duperrè”. Tanti i progetti che fanno parte del percorso di Martina, come quello a Firenze, come stilista presso la Space Research Pitti Filati e per la rivista “Mood”. Nel lontano 2000 co-fonda il marchio di design Smog Milano che produce oggetti e complementi d’arredo, presentandolo alla Fiera del Mobile e nella galleria omonima a Milano. Nel 2009 Martina dà alla luce Coliac attraverso il quale crea collezioni di bigiotteria mescolando tra loro diversi materiali, stili e originalità. E così arriva il successo, Martina viene notata da grandi stilisti, giornalisti e riviste di moda più influenti. Conosciamola meglio.

Attualmente dove vivi?
Vivo a Milano.

Come mai hai chiamato il tuo brand Coliac?
Coliac è il nome di mia nonna materna, ultima discendente di una nobile famiglia pugliese di origine francese. Ho dedicato a lei e alle donne della mia famiglia questo progetto, un modo per dare continuità, anche solo idealmente, a questo cognome.

Quando è nata la tua passione per i gioielli?
La moda è sempre stata una passione. Sono nata in mezzo alle collezioni di Vogue e Harpers Bazaar di mio padre, fotografo di moda, e immersa in quelle di bigiotteria di mia mamma. Dopo aver completato gli studi in Fashion Design a Milano, ho capito che l’interesse era focalizzato verso piccoli oggetti di design, gli accessori e in particolare i gioielli. Mi diverte giocare con il decoro, con ciò che veste e arricchisce un abito.

Prima collezione: quali sono state le difficoltà iniziali?
Pianificare e mettere insieme tutti i tasselli che portano alla realizzazione di un progetto del genere. Conoscevo già alcune aziende che potevano realizzare una piccola collezione. Si trattava di iniziare un processo di comunicazione molto vasto. Il primo passo è stato quello di inviare alle testate di moda più influenti le fotografie (scattate con il cellulare) della prima collezione Coliac; in seguito ho cercato un piccolo showroom dove poter mostrare i gioielli. Senza soldi e senza particolari conoscenze, ho capito di poter e dover continuare, quando ho ricevuto le prime conferme da parte della stampa e degli acquirenti.

Dove trai ispirazione?
L’ispirazione nasce sempre dall’arte e da diversi periodi storici che sento vicini, come il Decò, il Liberty, la Bauhaus. Sono folgorazioni che avverto quando mi capita di sfogliare un libro, visitare una mostra, mercatini dell’antiquariato o durante viaggi.

Quanto tempo passa dall’ideazione alla realizzazione dei tuoi gioielli?
Più o meno 5/6 mesi. La ricerca è lunga e intensa, da quella delle forme e materiali, a quella più pratica dei fornitori che potrebbero aiutarmi nella realizzazione degli oggetti.

In che modo realizzi le tue creazioni? Hai un laboratorio?
Sviluppo il concetto e la ricerca fino ai disegni, poi passo tutto alle aziende che mi seguono e che realizzano di volta in volta tutte le collezioni. Esperti orafi e “metallari”, come li chiamo io, realizzano manualmente i gioielli.

Quali sono i materiali che utilizzi maggiormente?
Ottone, bachelite, resine e perle. Vorrei introdurre i metalli preziosi come l’oro e l’argento.

Come descriveresti la tua ultima collezione “Dentro l’acqua”?
Uno sfogo. Avevo voglia, dopo aver creato collezioni geometriche e stilizzate, di creare qualcosa di iper realistico e molto diretto. Per caso, in un mercatino, ho scovato delle antiche litografie di pesci estinti. Così è nata la collezione: pesci stampati su due lati, saldati insieme, smaltati manualmente, abbinati a resine e plastiche delle più svariate tonalità. Perle, strass e cascate di catene formano la collezione più vicina alla gioielleria che abbia mai fatto. Ne vado molto orgogliosa, non solo per l’impatto estetico che ha, ma anche perchè sono oggetti artigianali dal sapore antico, che rispecchiano lo stile Coliac.

Arte e natura quanto contano per te?
Tantissimo. Osservando la collezione “Dentro l’acqua” si nota che la natura, per forme e colori, entra prepotentemente nelle collezioni. L’arte è primaria fonte di ispirazione e, nelle mie collezioni, tutto parte da qualche ricerca artistica. La prossima collezione probabilmente sarà ispirata alla corrente dei Preraffaelliti.

Ricordi il tuo primo acquirente?
Mia mamma.

Cosa è cambiato in te dopo le varie collaborazioni, specialmente con Stella McCartney?
Sono esperienze che avvicinano al mondo della moda in senso pratico.Si impara a lavorare in un team, a riconoscere materiali diversi e tecniche particolari, a seguire dei tempi ben precisi. Si conoscono persone, luoghi e pensieri diversi da portare a lungo durante tutto il percorso lavorativo. Fanno parte di un bagaglio necessario per riuscire a continuare autonomamente.

Con quale designer ti piacerebbe collaborare?
Lanvin, Margiela, Antonio Marras e Vionnet.

Abbiamo visto sfilare i tuoi gioielli nell’ultima passerella di Mila Schön: come è nata questa collaborazione?
Conosco Bianca Maria Gervasio grazie ad alcuni lavori svolti durante l’Alta Moda romana. Durante una serata a Milano le ho raccontato del mio nuovo progetto Coliac. Bianca si è incuriosita ed è nata questa splendida collaborazione. Il clima è stato molto positivo, il team affiatato e mi sono trovata benissimo a lavorare con loro.

Vogue Talents: parlaci del progetto di Vogue Italia di cui hai fatto parte.
Far parte di questa selezione, la prima per me, è stato l’incentivo a continuare a perseguire il mio progetto. Ricordo ancora lo stupore e l’emozione che ho provato.

Hai mai pensato di creare una linea di abbigliamento?
Si. Un giorno potrei, non si sa mai. Ma il primo amore è e sarà sempre il gioiello.

Dove possiamo acquistare le tue creazioni?
Su Yoox.com, Luisaviaroma, Thecorner.com, Amaranto Boutique a Milano, da Dada sia a Salò che a Milano, Bernardelli a Mantova, Martinengo a Bari. Le mie collezioni sono presenti anche ad Honk Kong e Tokyo.

Qual è il tuo “piano B” ?
Ne ho tanti: vorrei aprire una pasticceria-libreria, coltivare fiori, aprire un negozio di Vintage, e lavorare con gli animali.

Cosa ti manca della “Martina di Reggio Emilia”?
I ritmi e naturalmente un pò di spensieratezza, vista la mole di responsabilità che ho.

Speranze e paure più grandi?
La speranza è quella di riuscire a continuare con Coliac, facendolo diventare un importante e consolidato marchio di moda. La paura è quella di non farcela.

Come e dove ti vedi tra dieci anni?
Sono molto scaramantica e parlarne mi spaventa. Spero di continuare a lavorare con il mio marchio e creare una famiglia. Vorrei vivere ovunque e in nessun posto in pianta stabile perché non esiste alcuna città in cui vorrei stabilirmi definitivamente.

Un consiglio a chi vuole intraprendere la tua carriera? 
Passione, coraggio, incoscienza e un progetto da seguire sono fondamentali. Il percorso è molto faticoso e intenso. Diventa parte integrante della vita di chi lo vuole percorrere.

Martina si ciba di arte, grande preparazione, passione, fantasia e originalità. Il rispetto per i materiali, per l’arte e per chi collabora con lei è notevole. E’ questo il mix che crea la formula vincente di Coliac.

www.coliac.com