Hussein Chalayan: gioco, genio e ricerca

C’è chi lo ricorda per i suoi abiti mobili, una sperimentazione tra corpo, tessuto, meccanica e sensazioni che lasciano a bocca aperta. Un abito che sale scoprendo le gambe, lentamente, o si apre a guisa di farfalla, spiegando le proprie ali, si modifica, lasciando addirittura la modella sulla passerella come mamma l’ha fatta. Tutto ciò ha un che di magico, spirituale e straordinariamente audace.

Hussein Chalayan è uno stilista che ama trasformare e giocare prima di ogni altra cosa. Ha inaugurato il 5 Luglio, e proseguirà fino al 13 Novembre 2011, la personale dell’artista al museo di Parigi Les Arts Décoratifs, chiamata Hussein Chalayan, récits de Mode. Una mostra che si concentra su due livelli, quello dedicato al pensiero e alle riflessioni sull’attualità dell’artista, e quello sulle sue invenzioni legate al mondo della dinamica e della meccanica nella moda. Se vi trovate nella capitale parigina, imperdonabile non visitarla.

Vestiti high tech, ad alta risoluzione, dove moda e tecnologia dialogano tra loro perfettamente, in linea con tutte le ultime avanguardie e con le ultime indagini extra artistiche. Vestiti come tapparelle e sipari, tessuti come cristalli automatici di vetture di altri mondi e di altre epoche. Lo stilista di origini tuche-cipriote gioca con tutti gli strumenti, concessi e non concessi, con il design, creando da anni abiti che possono vestire fanciulle come poltrone, abiti che fluttuano e camminano da soli conducendo la modella per un percorso nuovo e inesplorato, abiti fatti con materiali azzardati come silicone.

Come si può dimenticare il suo debutto, nel 1994, quando seppellì per tre mesi le sue creazioni, e i vestiti mostrarono tutte le trasformazioni nei tessuti e nei colori, provocate a contatto con il terreno, con l’umidità e l’ossidazione? La collezione invernale 2011-12 dello stilista, propone un minimalismo che si ispira alla forma geometrica, al Giappone. Chalayan giostra magistralmente tra innovazione e stile basico. Un vero genio.

I suoi abiti, onirici, visionari, emozionanti, prendono ispirazione dalla filosofia cartesiana, dalla meteorologia, dalle favole tedesche: tutto è così estremamente contemporaneo, al limite dell’installazione, della macchina vivente che muovendosi provoca in noi strabilio e meraviglia.