Alan Marcheselli e la femminilità in polaroid

Alan Marcheselli, classe 1971, nasce come Interior designer. Autodidatta per vocazione, si dedica alla fotografia sin dai primi anni 90 realizzando le immagini dei progetti grafici aziendali in piccoli set quindi inviando ai clienti il portfolio del progetto assieme ad una campionatura di materiali che catalogava in Polaroid. Circa nel 2005 l’incontro con la fotografia istantanea d’arte grazie alle opere di Maurizio Galimberti; due anni di preparazione e nel 2007 la sua prima mostra ”I Believe”, basata sulla canzone extraterrestre di Finardi. Soddisfatto delle critiche, ma non ancora delle sue fotografie per altri due anni lavora al progetto Amadriadi, una ricerca sulla “femminilità” degli alberi e del trascorrere del tempo.
Trova la sua dimensione grazie all’incontro con Carlo Alberto Zini che riesce a donargli quella sicurezza che gli mancava e nel 2009 inizia il suo percorso artistico basato interamente sulla fotografia istantanea.
Tra mostre e altri impegni comincia a conoscere e frequentare il mondo istantaneo del web e dopo avere convissuto come utente in alcuni siti fotografici italiani ed esteri decide assieme a Carmen Palermo di fondare il network Polaroiders.it, ad oggi la più grande comunità di fotografi istantanei italiani. In questo momento è impegnato nell’organizzazione del primo Festival di Fotografia istantanea ISO600 che si è tenuta a Milano dal 6 al 9 ottobre presso lo Spazio Concept, in via Forcella 7.

La fotografia per te è?
Arte, gioco, passione, delusione, emozione, amore, odio, insomma è la forma con cui esprimo la  mia vita.
La tua prima memoria fotografica?
La campagna pubblicitaria Benetton di Toscani  e il libro “A small book of Black and White lies“ di Dave McKean.

Come ti sei avvicinato alla fotografia?
Lavorando come interior Design la fotografia ha sempre fatto parte della mia vita, ma un giorno mentre giravo tra gli stand  Artefiera a Bologna  c’era un uomo inginocchiato  a terra sotto una strana fotografia della torre Eiffel, stava componendo un ritratto con tante Polaroid, mi fermai a guardare e mi innamorai del suo lavoro, arrivato a casa presi la mia Spirit600Cl che usavo per catalogare i materiali e cominciai a guardarla sotto una luce diversa, da allora è stata la mia amica, la mia amante, la mia confidente. Quell’uomo era Maurizio Galimberti e la strana fotografia della torre Eiffel era il primo Pola Mosaico che vedevo in vita mia.

La tua prima macchina fotografica?
La Minolta analogica aziendale e la Polaroid Spirit 600 CL.
L’ultima?
Sony 900 Alfa e Polaroid 600 One.

Che rapporto hai con il digitale?
Ottimo, non mi piace, non lo apprezzo e probabilmente il digitale pensa la stessa cosa di me.
Da fotografare: meglio un corpo femminile o maschile?
Mi troverei in difficoltà a fotografare un uomo, credo non saprei valorizzarne adeguatamente le forme in quanto non rientrano nel mio immaginario, quindi preferisco il corpo femminile.

Se esistesse il nobel per la fotografia tu a chi lo daresti?
Per l’apporto tecnico a Edwin Land, per le fotografie il mio voto andrebbe a Nobuioshi Araki.
Un fotografo italiano che stimi particolarmente?
Maurizio Galimberti.

La soddisfazione più grande da fotografo?
L’incontro con Carlo Alberto Zini dei Magazzini Criminali.
Delusione invece?
L’espressione di Franco Fontana mentre alcuni miei scatti gli passavano tra le mani, se ho inteso bene, l’espressione fù “non c’è limite al peggio“.

I peggiori 50 euro della tua vita?
Più che di fotografia farei l’elenco dei ristoranti che avrebbero dovuto pagare me invece che portarmi il conto.
Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse?
Pecker di John Waters.

Un viaggio, dove?
Ovunque ci siano neve e boschi e per spostarsi sia obbligatorio camminare.
Un film, un libro e una canzone.
Highlander, Rè per sempre, Can I play with madness.
Una cosa che vorresti dire, ma che non ti è stata chiesta?
Lamentarsi di meno e  impegnarsi di più.

Ringraziamo Alan Marcheselli e vi invitiamo a guardare i suoi lavori su: www.alanmarcheselli.com