Brand New Shoes: Petrovic vs Aoi Kotsuhiroi

Un contrasto stridente fra il bianco ed il nero, la purezza della tecnica e della scultura contro un ritorno alla natura più selvaggia. Sono la bosniaca Tea Petrovic e la giapponese temporaneamente prestata alla Francia, Aoi Kotsuhiroi, che si destreggiano fra shoemakers di fama mondiale.

Per la prima designer, un progetto di laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Sarajevo, che diventa una serie handlemade di oggetti unici, con quel quid che va oltre le intuizioni delle scarpe d’alta moda, la bianca maestosità della forma architettonica a portata di piede, che calzi il numero 36.

L’ispirazione che arriva dal confine tra Russia e Spagna, dall’opera di Naum Gabo e quella di Santiago Calatrava, sfocia così in una collezione a tutti gli effetti, composta da dieci elementi che seguono tre distinti approcci progettuali: Linear constructions, Architectural shoe e Wings/variations, poiché, come precisa la Petrovic: “Sono anzitutto oggetti d’arte e la loro funzione è secondaria”.

Bando dunque al comfort, e spazio alla geometria pura di linee, architetture ed ali, con particolare attenzione per tacchi e suole, veri e propri elementi portanti di tutta la scarpa, che ne determinano la forma finale. A completare il tutto, su www.teapetrovic.wordpress.com, la predilezione per i cavi di metallo in unaprospettiva di leggerezza, trasparenza ed al tempo stesso complessità.

Ed ecco quindi il nero, per la seconda designer, sempre da un’Accademia di Belle Arti, ma stavolta francese, in una collezione che si compone di una struttura organica dai connotati evidentemente feticisti, soprattutto per quel che riguarda l’abbinamento con accessori tribali. Questo processo di integrazione con il corpo, evidente su www.aoikotsuhiroi.com, si completa per Aoi attraverso lo studio del Kinbaku, pratica giapponese di rope bondage.

Mutuata in parte dall’affermazione del fotografo Nobuyoshi Araki: “Lego solamente il corpo di una donna perché non posso legare il suo cuore”, non consiste perciò in una sottomissione, ma al contrario è pura esaltazione artistica del soggetto, quasi alla pari di una composizione floreale. Così sete infeltrite o addirittura capelli umani intrecciati in passamanerie si accostano a tacchi di resistente corno lucidato di tutto punto e dettagli in pelle di bufalo, su una suola di legno laccato di ciliegio.

In conclusione, il bianco non prevale sul nero e viceversa, la scelta finale è davvero ardua: perché allora non posizionare nell’armadio un esemplare di ciascuna?