Un té con i Be Forest

L’East Coast italiana come l’America: i Be Forest sono un trio di ventenni pesaresi che da un certo revival di atmosfere darkwave e sensazioni da fine anni ottanta hanno tirato fuori una musica di sporca purezza e dotata del miglior citazionismo possibile.
Li incontriamo al loro ritorno dal tour europeo per parlare di musica, padri, madri, Pesaro e distanze che si annullano.
Foto di Alessandro Costantini.

Il freddo (“Cold”), la foresta (“Be Forest”): scegliete immagini che già delineano un certo orizzonte estetico e musicale. Se doveste scegliere tre parole per parlare di voi, quali sarebbero?
Non siamo bravi a parlare di noi,in realtà non siamo bravi a parlare in generale e obiettivamente preferiamo siano gli altri a giudicarci e a descriverci. Ma se dobbiamo fare uno sforzo:spontanei e riservati.
Biografia in pillole. Ci raccontate un po’ come nascono i Be Forest? Provenite da un’esperienza comune di lunga data o vi siete incontrati lungo i vostri cammini?
Venite da Pesaro, non esattamente al centro del mondo – eppure con internet e il websharing le distanze si annullano. La provenienza geografica non influisce davvero più sulla popolarità di una band?

I Be Forest sono nati poco più di un anno fa. Dopo che io e Nicola abbiamo provato a creare un gruppo insieme ci siamo accorti che c’era qualcosa che mancava al nostro progetto e abbiamo avuto l’idea di chiamare Erica alla batteria che fino a quel momento conoscevamo solo di vista. Dalla prima prova è scattato un colpo di fulmine…ed eccoci ancora qui. Naturalmente Pesaro non è al centro del mondo ma ormai con le nuove tecnologie non è più un problema.

Nelle vostre canzoni il testo è appena sussurrato, non si comprendono bene le parole, ma è quasi come se le si conoscesse a memoria. Come nasce una canzone dei Be Forest e di cosa parlano?
La linea vocale ed i testi di una nostra canzone nascono alla fine di tutta la creazione. Come abbiamo già detto più volte è impossibile spiegare i nostri testi. Sono pensieri,idee,domande che ognuno può interpretare come meglio crede. Quello che voglio dire è che per alcune persone possono sembrare tante parole a caso messe insieme senza un filo logico,per altre invece hanno un significato personale. La verità è che alcune volte non sappiamo nemmeno noi di cosa stiamo parlando o cosa vogliamo dire con precisione,ci nasce un idea e la buttiamo giù. Ognuno può interpretare come meglio crede le nostre parole e per noi è questo il bello.
Data la possibilità di lavorare con un gruppo italiano e con un gruppo straniero – con chi vorreste collaborare?
Questa è una bella domanda. In verità non ci siamo mai chiesti queste cose molto probabilmente perché l’idea di una collaborazione con un GRANDE gruppo italiano o straniero è ancora molto lontana e troppo ambiziosa per i nostri pensieri che tendono ad essere sempre realisti,a volte anche troppo. Abbiamo già avuto l’opportunità di suonare assieme a dei grandi gruppi italiani e per adesso questo ci basta,per il futuro poi si vedrà con quelle che saranno le proposte, se mai ci saranno.

Tornate adesso da un tour europeo: quale accoglienza avete trovato? E quale è stata la data o l’episodio che nel bene o nel male non scorderete? E adesso dove suonerete?
Si, siamo rientrati da poco dal tour,è stata un esperienza bellissima e non c’è un episodio in particolare che ci sentiamo di raccontare perché ne lasceremo fuori un altro altrettanto speciale. Naturalmente non è stato tutto rose e fiori ma quando decidi di fare un tour all’estero lo metti in conto e alla fine passi sopra a cose che non avresti mai creduto. L’accoglienza è stata molto calorosa alcune volte talmente tanto che ci sentivamo quasi in imbarazzo. E adesso continueremo a suonare in Italia fino a fine Novembre,dopodiché ci fermeremo per lavorare al prossimo cd.

Parlare di padri è sempre scomodo e a volte anche inutile, tuttavia i cugini e gli zii musicali non mancano mai – quindi nella vostra genealogia musicale, chi mettete?
Erica: le madri sono Kim Gordon e Bjork / i padri gli Altro e Christian Fennesz / gli zii i Melvins e My Bloody Valentine / i cugini i Maps and Atlases e altri mille
Costanza: madre Allison Mosshart/ padri Nick Cave e Leonard Cohen / zii Antony and the Johnsons e Young Marble Giants.

Se i Be Forest fossero un film: chi lo dirigerebbe? Quali attori e quale soggetto scegliereste? e chi curerebbe fotografia e locandine?
Se i Be Forest fossero un film alla regia ci sarebbe David Lynch. L’attrice sarebbe Elena Bonham Carter e come direttore della fotografia vorremmo Bertolucci – le locandine? quelle verrebbero curate da noi.

Dire Joy Division, significa aggiungere “Love will tear us apart” – dire “Be Forest” invece?
Florence.