Less is (much) more: Sebastian Reiser

Less is (much) more tradotto in fotografie, scatti, istanti colti e impressi sulla pellicola: Sebastian Reiser potrebbe essere descritto anche così.
Sebastian è un fotografo austriaco, classe 1986. Con base a Graz (Austria), questo giovane artista si sposta per immortalare i suoi e nostri luoghi comuni (architetture, industrie, parcheggi, le stazioni di rifornimento) in un modo personale e unico.
Lo abbiamo fermato qualche giorno prima di una sua mostra per parlare di sé e, ovviamente, dei suoi scatti.
Buona lettura!

Se dovessi descrivere la tua fotografia in tre parole, quali sceglieresti?
È difficile. Direi che è qualcosa che c’entra con l’essere minimale, un modo di guardare dritto alle cose e un amore per i colori. Non sono proprio tre parole, eh?
Qual è la tua prima memoria fotografica?
Mmh, non ne ho idea!

Riesci a recuperare nella memoria il momento in cui ti sei innamorato della fotografia? Hai seguito qualche corso o scattando si impara?
Penso che si debba risalire a qualche anno fa, quando ho iniziato a fotografare con le medio formato. Ha trasformato il modo di vedere le cose e credo che la pratica ha a che vedere con la fotografia analogica: devi pensare molto di più di quando scatti in digitale – anche il fatto che sia costosa diventa un modo di filtrare la fotografia.
Digitale o analogico: quale preferisci e perché? Qual è stata la tua prima e quale l’ultima macchina fotografica?
Assolutamente analogico; negli ultimi anni ho scattato unicamente così.
La mia prima macchina è stata una Canon 400d e l’ultima una Mamiya 7 – c’è davvero una grande differenza tra le due e devo dire che sono molto fiero della Mamiya7 perché è più di un anno che la volevo, ma è davvero difficile trovarla a poco – adesso che ce l’ho, ne sono innamorato!

Nelle tue foto si coglie una percepibile fascinazione verso l’architettura, un modo di descrivere lo spazio che ti circonda, con i suoi pieni e i suoi vuoti, di mettere a fuoco quello che a volte si dimentica. Da cosa deriva?
Nell’ultimo anno ho cambiato molto il mio modo di fotografare – e sta ancora cambiando. Non so da dove derivi questa fascinazione – credo sia legata al modo in cui mi sento quando sono circondato dagli spazi.
Quale potrebbe essere il tuo set ideale o il posto più bello dove scattare?
Ancora lo sto cercando e forse è la ricerca di un luogo ideale che rende un set, appunto, ideale – non tanto averlo già, ma ricercarlo.

Non solo architettura, ma anche ritratti. Chi sono le persone nelle tue foto: amici, modelli, artisti? E cosa significa per te ritrarre?
Vorrei fare molti più ritratti nel futuro – è tutto un altro modo di cogliere i momenti, le luci e le giuste atmosfere. È molto difficile per me, perché ogni momento è molto individuale, a sé – diverso dal fotografare le architetture, che restano là anche il giorno dopo, pronte per farsi fotografare.
La maggior parte delle persone nelle foto sono amici, la mia famiglia o persone che incontro. Porto sempre con me la macchina e cerco sempre il momento giusto per fotografare.

Quali progetti stai seguendo al momento?
Sto pianificando di passare molto più tempo in camera oscura.
Influenze: tutti ne hanno. Quali sono le tue? Film, musica, fotografi, artisti.

La maggior parte delle influenze derivano dai miei contatti di flickr. Ce ne sono alcuni veramente fantastici, impossibile fare una lista.
Giovani fotografi: chi seguire? E con chi vorresti collaborare?

Buona domanda! Daniel Gebhart de Koekkoek) è un fotografo con base a Vienna – ha iniziato una serie per FM4 «Il fotografo della settimana», una stazione radio austriaca, dove intervista giovani fotografi austriaci: là trovate anche le mie risposte (purtroppo sono solo in tedesco, però!).

Tutte le foto, le serie, i viaggi di Sebastian li trovate su www.sebastianreiser.com