Intervista a Radiophonica

Radiophonica è il media universitario di Perugia, la web radio gestita da una redazione studentesca alla quale hanno preso parte, nel tempo, studenti provenienti dalle varie facoltà dell’Università degli Studi e dall’Università per Stranieri di Perugia. Come ogni radio universitaria che si rispetti, il lavoro non è circoscritto al solo web e così le attività del media universitario comprendono un portale telematico, una webtv, una testata giornalistica online, oltre che la partecipazione a eventi a tema e vari riconoscimenti tra i quali il terzo posto per la trasmissione Terzo Tempo nella categoria «miglior format» del FRU Contest 2009. Fabio Aquino (conduttore della trasmissione Zion@, insieme a Claudio Sodano e Lorenzo Federici) e Riccardo Cristilli (coordinatore di Radiophonica.com) hanno risposto a qualche domanda sulla situazione odierna delle radio libere; il quadro che si è delineato è comunque positivo, o almeno questo è ciò che deduciamo dall’entusiasmo e l’ottimismo che ne è venuto fuori.

Lo scorso maggio si è tenuta la 5° edizione del FRU (Festival delle Radio Universitarie), sembra di assistere a un proliferare di spazi indipendenti e autogestiti, soprattutto sul web. Anche voi di Radiophonica siete un esempio di radio libera, qual è la vostra storia?

Riccardo: Radiophonica nasce nel 2007, sulla scia delle tante web radio universitarie che stavano nascendo in quegli anni. La sua particolarità è però quella di nascere all’interno dell’A.Di.S.U., l’Agenzia per il Diritto allo Studio dell’Umbria, e quindi non è legata ad una singola facoltà o solamente ad una delle due università presenti a Perugia. In questo modo le persone che si avvicinano a Radiophonica e che entrano a farne parte, vengono dalle più differenti esperienze, sia di studio che personali. Il nostro motto è proprio per questo “differenti per scelta”. La nostra porta è sempre aperta a chiunque abbia voglia di fare, imparare qualcosa, come montare dei video o degli audio, provare a realizzare il proprio sogno radiofonico. Il FRU dello scorso anno, organizzato proprio da noi di Radiophonica qui a Perugia, ci ha fatto provare l’esperienza dell’organizzazione di un grande evento, coordinando gli ospiti, organizzando gli incontri, allestendo i concerti in piazza. Potremmo quasi dire che l’anno scorso siamo “diventati grandi”.

Viene subito da chiedersi di che genere siano i finanziamenti per “aprire” una radio. Esistono delle convenzioni a livello regionale o delle partnership con le università, al fine di supportare – anche economicamente – questi progetti?

Riccardo: Come ti dicevo in precedenza, Radiophonica è dell’A.Di.S.U. ed è proprio l’A.Di.S.U. ad avere una convenzione con l’Associazione culturale L’Officina per la gestione tecnica, realizzativa e organizzativa di Radiophonica, quindi a mantenerne i costi di gestione.

Inizialmente, le radio indipendenti (che si occupavano prettamente di musica) sembra siano nate come risposta all’ostracismo nei confronti di artisti indie da parte delle radio asservite al potere delle major. Rovescio della medaglia, ora siete voi che “boicottate” la cosiddetta musica commerciale?

Riccardo: Non parlerei di boicottaggio verso la musica commerciale, che in una minima parte e selezionata fa comunque parte delle nostre trasmissioni, soprattutto quelle a non stretto contenuto musicale. Piuttosto direi che noi, come un po’ tutto il circuito dell’Associazione Raduni (l’associazione degli operatori radiofonici universitari) abbiamo una particolare attenzione verso tutta quella musica indipendente, quei gruppi giovani e in particolar modo locali, che altrimenti non avrebbero altri spazi per farsi sentire, per far sentire la propria musica. Avendo noi la possibilità attraverso questi strumenti di esprimerci e uno spazio in cui dare sfogo alle nostre passioni, perché non farlo imparando anche qualcosa; allo stesso tempo diamo spazio ai gruppi giovani emergenti e indipendenti di esprimersi e di farsi conoscere. E c’è una grande risposta da parte dei gruppi, delle etichette che ci inviano il loro materiale e sono sempre molto disponibili.

A proposito di ciò, alcuni Paesi europei hanno delle leggi che “impongono” alle radio di trasmettere una percentuale importante di artisti locali, a scapito della musica internazionale, solitamente trasmessa sotto alti compensi da parte delle grandi case discografiche. Sareste d’accordo all’entrata in vigore di una legge simile in Italia? Siamo pronti a sentire la radio più ascoltata rinunciare a Bruce Springsteen per chi fa musica DIY?

Fabio: Non vedo modo migliore di una legge del genere, per permettere anche ad artisti che non sono appoggiati dalle major di farsi ascoltare al di fuori del loro contesto locale. Le web radio come la nostra passano moltissima musica di artisti misconosciuti, magari molto popolari nelle loro città e regioni ma non fuori, per cui ci piace l’idea di contribuire in minima parte alla loro visibilità, ma sono le grandi radio a doversi fare promotrici di questi talenti, a puntare un po’ di più su di loro e un po’ meno sui soliti tormentoni discografici! E poi molti artisti locali sono davvero bravissimi, non gli manca nulla se non una sana spinta.

Spesso capita di sentire che le web radio, e in generale gli spazi indipendenti, siano palesemente faziosi, soprattutto per quanto riguarda lo schieramento politico. Non credete si stia cercando di ostacolare quello che – forse – un giorno verrà ricordato nei libri come uno dei pochi modi che i giovani di oggi hanno avuto per ridar lustro al termine “democrazia”?

Fabio: La web radio offre una serie di opportunità che personalmente tre anni fa, all’inizio di questo viaggio, non mi sarei mai aspettato. Hai la tua trasmissione e puoi svilupparla come meglio credi, occupandoti di tutti i suoi aspetti in piena libertà, scegliendo gli argomenti da trattare senza alcun direttore o editore che imponga il suo credo. Nella nostra redazione sono presenti moderati, laici, cattolici, estremisti, insomma persone diverse, che certamente non condividono la stessa linea politica, ma aventi tutte a cuore questo bellissimo progetto. Durante l’anno si svolgono diverse riunioni per definire palinsesto e progetti che interessano ogni forma d’arte, dalla letteratura al teatro, alla musica, e chiunque solitamente può proporsi per prenderne parte; è’ un’opportunità, quella che abbiamo, invidiabile, una realtà in cui si lavora veramente secondo democrazia, nulla a che vedere con quella tanto millantata dalla politica!

Esiste ancora il genere (in questo caso, musicale)? A detta di alcuni, sembra che la cultura si stia dividendo sempre più in due grandi categorie: quella di chi fa arte per solo diletto e di chi usa l’arte a scopo di lucro. Non si rischia così di escludere a priori la qualità di un artista, soltanto perché ha come “colpa” quella di vendere?

Fabio: Sì, il genere esiste ancora. La nostra trasmissione ad esempio tratta il mondo della black music, quindi dal reggae all’hip hop passando per lo ska, il soul, l’R ‘n’ B, e anche se tutti questi generi sono accomunati dall’essere “alternativi” rispetto alla musica più commerciale che si ascolta in radio, hanno ognuno una propria storia, un’identità ben definita, che rende difficile incorporarli sotto un’unica categoria. Anche all’interno di questi generi ci sono personaggi che hanno raggiunto ricchezza e successo, e personalmente non ci sentiamo di impedire a chi ci segue  l’ascolto di tali artisti solo per difendere una qualche causa idealistica e diciamocelo, anche un po’ snob; non  dimentichiamoci che lo stesso Marley, una volta ottenuto il successo, non si faceva scrupoli a girare con la sua BMW nel ghetto di Trenchtown in cui è cresciuto, ma dubito che ci sia una trasmissione radio reggae che non passi un suo pezzo!

Nel vostro programma Zion@ (in onda il mercoledì sera e condotto da Fabio Aquino, Claudio Sodano e Lorenzo Federici) vi occupate con molta ironia anche di temi di attualità, dalla politica alla religione. Quali sono le vostre speranze per il futuro della radio, come una delle poche realtà ancora immuni dal famoso bavaglio?

Fabio: Abbiamo la fortuna di essere molto liberi nella creazione e nella gestione di ogni puntata, e questo ci consente di parlare di qualunque cosa solletichi il nostro interesse, a 360 gradi e senza restrizioni, purché nei limiti dell’educazione, dell’etica e delle leggi di questo Paese. Non sappiamo ancora che destino si prospetti per le web radio, il mio personale sogno è che si sviluppi presto la tecnologia per farle ascoltare nelle auto, unico vero luogo di ascolto radiofonico rimasto oggi, e ottengano così gli ascolti che meritano per il lavoro che c’è dietro; temo però che il giorno in cui le web radio avranno il loro giusto spazio nel mondo dei media, arriverà il bavaglio anche per noi, perché credo che entrando in gioco interessi economici più importanti ci sarà un controllo maggiore e quindi diversi freni che attualmente non abbiamo. Forse, quando questo accadrà, sarà bello ripensare a questi anni di totale libertà creativa, a una democrazia vissuta realmente e non solo sentita nominare, a questi “pionieri” della radio in web streaming, che alla pari delle prime emittenti ha contribuito a fare la storia della musica.

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