Onde elettromagnetiche e web radio

“Buongiorno, qui Radio Alice, lunedì 9 febbraio 1976. Ieri nevicava, stanotte c’era la luna e il 13 sarà piena. Siamo sotto il segno dell’Acquario e i nati in questo giorno sono tendenzialmente azzurri con una spiccata tendenza agli scioperi felici ”.
Comincia così Lavorare con lentezza, il film del regista Guido Chiesa, uno dei riferimenti più importanti quando si tratta di ricostruire la storia delle radio indipendenti italiane. La bolognese Radio Alice – soggetto del film – racconta la storia del nostro Paese attraverso gli occhi di quei giovani che a metà anni ’70 hanno voluto dar vita a dei luoghi “virtuali” di aggregazione e di lotta politica, proprio come accadde in Gran Bretagna con la radio pirata, Radio Caroline, precorritrice del fenomeno in questione.

Noi di Enquire abbiamo voluto indagare uno dei simboli della cultura indipendente per antonomasia: le cosiddette radio “libere” (più volte confuse con le radio “pirata, che trasmettono sempre illegalmente”). Abbiamo avuto modo di raffrontarci con persone che la radio la fanno e con persone che questa realtà l’hanno raccontata attraverso il cinema e la musica. Grazie a Radiophonica – una seguitissima web radio universitaria – ed al già citato Guido Chiesa, ci siamo fatti un’idea di questo mondo ed ora vi giriamo tutto il materiale che abbiamo raccolto, diviso in tre puntate, per permettere anche a voi di conoscere meglio questo universo dell’etere parallelo.

Evitando qualsiasi tecnicismo, non possiamo però non premettere alcune caratteristiche pratiche che differenziano le web radio dalle radio tradizionali. Partendo dal sito web che rappresenta il contrassegno, la web radio ha comunque – anche se non sempre – una sede per la trasmissione convenzionale (quindi via etere), e ripropone poi in streaming su internet i programmi, attraverso dei lettori multimediali. La web radio, quindi, usa la rete come mezzo di diffusione del messaggio via etere o come unica via di emissione.

Dopodiché, ci siamo chiesti che valenza avesse il termine “indipendente”. Sicuramente la prerogativa madre di chiunque non voglia essere assoggettato al volere di qualcun altro, è proprio la piena libertà e autonomia di espressione, come l’esempio rischioso (ma vincente) di autogoverno dei giovani che in pieni anni ’70 diedero vita alle prime radio libere, sul modello dei cugini francesi, i primi – con Radio Fréquence Libre – ad aver creato uno spazio “legale” di condivisione di pensieri autonomi.

Si parla di frequente di musica indipendente, spesse volte senza cognizione di causa e dimenticando che l’unica realtà emblematica per quanto riguarda il mondo di chi è svincolato dai diktat altrui, lo rappresentano proprio le radio, quelle piccole realtà locali, che nascono e trasmettono a proprie spese, non di rado dovendo fare i conti con costi di gestione non certamente compensati da altrettanto ingenti entrate; le radio, quindi, come unico baluardo di libertà rimasto in un Paese dove l’autodeterminazione è diventata un tabù.

In vista del FRU (Festival delle Radio Universitarie), tenutosi a Cosenza lo scorso maggio, abbiamo avuto modo di intervistare chi sta dietro ad una tipica web radio universitaria, Radiophonica. Con loro abbiamo parlato un po’ di tutto, in particolar modo Fabio Aquino, conduttore, insieme a Claudio Sodano e Lorenzo Federici, della trasmissione Zion@, vorrebbe ci fosse chiaro un concetto, che delinea le qualità di questo mondo variegato, dove per “libertà” s’intende aggregazione a prescindere da credo politici e/o religiosi.

Si ringraziano Fabio Aquino (e lo staff di Radiophonica) e Guido Chiesa, per la disponibilità e le informazioni indispensabili.