La fotografia istantanea secondo Carmen Palermo

Carmen Palermo, nata nel 1979, è una fotografa autodidatta. Ama sperimentare qualsiasi mezzo le permetta di scattare foto passando dalle reflex digitali a quelle analogiche e ancora dalle “toy-cameras” alle vintage polaroid. Ama la contaminazione tra le varie arti e ancora di più crede nella collaborazione tra artisti ed è proprio con questo spirito che fonda nel 2010, grazie ed insieme ad Alan Marcheselli, il network italiano Polaroiders.it. In questi ultimi giorni impegnata nell’organizzazione del primo Festival della Fotografia istantanea ISO600 che si è tenuta a Milano dal 6 al 9 ottobre allo Spazio Concept, in via Via Forcella 7.

La fotografia per te è?
La forma di comunicazione che preferisco. Una passione. Una terapia.
La tua prima memoria fotografica?
L’immagine che si rivela in una polaroid scattata da mio padre al primo compleanno che mi riesca a ricordare.

Come ti sei avvicinata alla fotografia?
Grazie a mio padre: alle polaroid che scattava durante la mia infanzia e alle sue vecchie foto che guardavo e riguardavo.
La tua prima macchina fotografica?
Una compatta analogica (credo di quelle che davano in regalo nei fustini del detersivo) a 10 anni.
L’ultima?
Una Polaroid srl 680 e una Sony Alpha digitale.

Che rapporto hai con il digitale?
Di gratitudine: è quello che mi ha permesso di coltivare questa passione abbattendo costi che l’analogico comportava e permettendomi di accelerare i tempi di apprendimento. Ora che posso scegliere, però, preferisco la magia della fotografia analogica e in particolare quella istantanea.

Da fotografare: meglio un corpo femminile o maschile?
Non credo ci sia un meglio o un peggio: forse con il corpo femminile, anche nei difetti e nell’imperfezione, è più semplice entrare in empatia, ma prima che sentire empatia con una figura si tratta di sentirla con la persona che abita quel corpo.

Se esistesse il nobel per la fotografia tu a chi lo daresti?

In nomination ci sarebbe sicuramente Edwin Land, un genio e un saggio, affiancato da uno dei tanti fotoreporter di guerra che hanno perso la vita per documentare la storia e una donna fotografa e rivoluzionaria come Tina Modotti.

Un fotografo italiano che stimi particolarmente?

La stima per me è legata alla persona e alla sua conoscenza, mentre, parlando di contemporanei posso dire di apprezzare i lavori di Roversi.

La soddisfazione più grande da fotografo?

Una coppia di visitatori alla mia prima personale che, senza conoscermi, hanno colto qualcosa di me.

Delusione invece?

Nulla di così tragico o divertente da dover essere raccontato.

I peggiori 50 euro della tua vita?

Fossero solo 50. Un paio di anni fa comprai una tavoletta grafica super accessoriata per “essere più comoda a postprdurre” dopo qualche mese ho riesumato la polaroid di mio padre e quella tavoletta è nel cassetto da allora.

Se la tua vita fosse un film, quale ti piacerebbe che fosse?

Big Fish di Tim Burton.

Un viaggio, dove?

In qualsiasi luogo dove non sia ancora stata. Il Giappone però mi attrae particolarmente.

Un film, un libro e una canzone.

Dipende dal momento.

Una cosa che vorresti dire, ma che non ti è stata chiesta?
Il tuo desiderio più grande? La pace nel Mondo, sono la numero 23 votatemi.
Scherzo.

Ringraziamo Carmen Palermo per la sua disponibilità e vi invitiamo a visitare la sua pagina personale www.carmenpalermo.com.