3perTe volume 8 – Ottobre

Volume #8 per il nostro 3perTE, rubrica che ogni mese si rinnova proponendovi le ultime uscite, in formati e combinazioni differenti. Ottobre è, per varie ragioni, “il mese rosa” e anche noi di Enquire non potevamo non cogliere la palla al balzo per dare spazio a tre donne che – in maniera differente tra loro – sono state capaci di accaparrarsi una bella fetta di pubblico con la propria musica e precise scelte di gusto.
Parliamo di tre artiste con diversi background musicali, la francese Charlotte Gainsbourg, la canadese Feist e la statunitense Tori Amos, tutte accomunate da un’eleganza che nasconde una forza di volontà indiscutibile: la prima con un cognome “pesante” da portare, la seconda sopravvissuta ad un singolo di successo e la terza dedita al femminismo filosofico (più che alla filosofia femminista).

In ordine di pubblicazione, accogliamo l’enfant de la balle (figlia d’arte, n.d.r) Charlotte Gainsbourg. Unica erede del cantautore francese Serge Gainsbourg e dell’attrice inglese Jane Birkin, Charlotte si è sempre divisa tra cinema e musica, trovando però in quest’ultima una sorta di rifugio freudiano nel quale poter ripercorrere – attraverso l’aiuto di Beck Hansen – quel sodalizio artistico che unì i suoi genitori.
Dopo il successo di critica e pubblico riservato al precedente IRM, Charlotte Gainsbourg anticipa l’uscita del nuovo album, Stage Whisper (prevista per novembre), con un EP, Terrible Angels, che la vede ancora vicino a Beck (nella title-track). Il progetto comprende inoltre due tracce live (IRM e Just Like a Woman di Bob Dylan), e l’evocativa Memoir, composta e cantata con Conor O’Brien (dei Villagers).

(Leslie) Feist, dal canto suo, torna col “naturalistico” Metals. Dopo aver imperversato per tutto il 2007 con l’acclamatissimo The Reminder, la cantautrice di Amherst (Nuova Scozia), si lascia inquietare dalla meteorologia e dall’ambiente, riproponendo questo contatto con la natura non soltanto nei testi, ma anche nell’orchestrazione folk che rimanda a paesaggi rurali e selvaggi.
Si ascoltino le percussioni dalle reminiscenze lignee di The Bad In Each Other o l’umidità emotiva di Caught A Long Wind dove note di glockenspiel si fondono con archi mai ampollosi. E se How Come You Never Go There, primo singolo, è più in linea con la storica 1234 e l’indie-pop cantilenato, pezzi come Cicadas And Gulls spostano l’attenzione su panorami più concilianti nella loro suggestiva ed intatta bellezza.

Da una vera “green woman”, passiamo a Tori Amos la quale, nel nuovo album, Night Of Hunters, prende spunto dalla musica classica per costruire un concept albumche, ancora una volta, mette la figura femminile al centro del tutto, una donna che – nel corso dei vari dischi – ha scoperto se stessa in relazione ai proprio conflitti interiori, ai miti e al proprio ruolo ancestrale.

In questo caso particolare, dalla romanzesca Shattering Sea (pezzo di apertura) alla conclusiva Carry, Tori Amos racconta una storia d’amore moderna che emerge dal viaggio a ritroso nella mitologia irlandese. Il racconto cavalca le varie tracce, restituendo una Tori Amos che non sentivamo da tempo, come confermano la narrazione epica di Battle Of Trees o le note eleganti di Job’s Coffin. Women do it better.