Dressing the Dead: Pia Interlandi

All’ultima moda, quale fashion victim non vorrebbe esserlo? Ecco che qualcuno ci ha pensato, ma nel vero senso del termine. Perfettamente abbigliata anche nella bara, per il tuo viaggio verso l’aldilà. La designer italo-australiana Pia Interlandi disegna a Melbourne sudari per defunti, sfidando l’aria di crisi del mercato del fashion e concentrandosi sul target poco consueto del “caro estinto”, secondo l’abitudine condivisa di utilizzare per quel frangente i vestiti migliori.


L’impatto può rivelarsi tremendo, ma il progetto è semplicemente geniale e strutturato nei minimi particolari, a partire dai suoi presupposti. L’idea di seppellire qualcuno con un abito in poliestere che sarebbe sopravvissuto alla decomposizione mi agghiacciava – spiega la designer sulle pagine del Sydney Morning Herald – alla fine, si diventa uno scheletro con un magnifico vestito in poliestere. Dunque la riflessione attenta parte innanzitutto all’ambiente. Diventano utilissimi in questo frangente gli eco trends dell’industria della moda che, applicati poi a quella del funebre, permettono di rispettare le restrizioni sull’inquinamento con materiali plastici.

A monte una parte attiva di ricerca, portata avanti nel 2010, per osservare le fasi di decomposizione del vestiario e gli effetti in relazione al corpo deceduto, servendosi di ventuno maiali morti, sepolti in abiti su misura e riesumati tre per volta, ad intervalli di cinquanta giorni.

Dopotutto, anche dal curriculum, online sul sito personale www.piainterlandi.com, traspare l’interesse specifico della designer per la manipolazione dei tessuti e la riconfigurazione degli indumenti. Durante gli studi inizia la sperimentazione per la realizzazione di tessuti solubili che ha portato al progetto chiamato “Dissolvable Work”, consistente in capi che investigano sui significati di trasformazione, scomparsa e rimanenza.

Ed infine il risultato vero e proprio, consistente in una serie di sudari in lino e seta, totalmente biodegradabili e personalizzabili con poesie o alberi genealogici dei defunti.

Una missione complicata, ma soprattutto una continua presa di coscienza attraverso la sete di conoscenza, che nel 2012 darà vita, paradossalmente, alla capsule collection per esseri umani “Garments for the Grave” (tutte le informazioni su www.garmentsforthegrave.com), in una profonda riconciliazione con la terra ed il naturale.