Costumi e teatralità: Helen Warner

Helen Warner è una fotografa che vive e lavora a Belfast nel Nord dell’Irlanda.
Originaria di Toulouse, nel sud ovest della Francia, Helen si laurea alla Queen’s University di Belfast dove fa un master in Cinema e Modernismo. La sua fotografia è fortemente influenzata da un intreccio di teatro, costumi intricati e storie da raccontare. Con l’uso di costumi tradizionali, Helen crea fantastiche immagini che hanno l’obiettivo di ricreare il mondo opaco dei sogni. Il suo lavoro non presenta mai manipolazione digitale.

Che mondo osservi dietro la tua macchina fotografica?
Non osservo un mondo dietro la mia macchina fotografica, cerco invece di crearne uno diverso.
Creo un personaggio e allestisco un set sognante. Cerco la bellezza nelle nostre peggiori paure e nei nostri incubi. I miei personaggio appaiono sempre persi, sembrano alla ricerca di una via di uscita oppure accettano il loro destino. Trovo il tema della morte davvero romantico e spesso cerco di catturare il momento fra l’essere in vita e lo scomparire completamente. È il mistero ultimo, probabilmente la nostra paura più profonda che mi ispira profondamente insieme alle qualità mistica della morte. Le mie fotografie sono state descritte come dark ma io cerco di incorporare in esse molta fantasia attraverso l’uso dei costumi, mixare la bellezza e il buio è quello che cerco di fare, limitarsi ad una fotografia dark sarebbe troppo facile.

Dove trovi i tuoi soggetti?
Sono fortunata poiché alcuni amici sono più che disposti a posare per me. Amo fotografare persone che conosco, è utile nel senso che la narrazione delle foto è basata sulle loro personalità e sulla loro reazione di fronte alla macchina fotografica. Se faccio una foto di una persona ch non conosco devo creare un nuovo personaggio. 
È completamente diverso e devo lavorarci su. Sono nervosa quando mi trovo di fronte ad una persona che non conosco! Lavorare con gli amici è inoltre utile e divertente, poiché sul set non ci sono make up artist o hairstylists, sarebbe troppo professionale e potrebbe uccidere l’atmosfera e il divertimento. Loro sanno chi sono e solitamente non hanno bisogno di direzioni, lasciamo che l’idea si sviluppi naturalmente. Sono davvero grata ai miei amici.

Analogico o digitale?
Digitale. Trovo l’idea della pellicola davvero romantica e vorrei fare degli esperimenti in futuro. Non uso il digitale al fine di modificare le foto nella post produzione, non so neanche usarlo Photoshop. Le mie foto tendono a crescere e svilupparsi il giorno in cui le scatto, c’è sempre improvvisazione e l’idea si trasforma naturalmente. Usando la pellicola diventerebbe un po’costoso dato che faccio parecchie foto nel set, mi relaziono con la luce naturale e non manipolo le foto.
Mi piace inoltre l’istantaneità della fotografia digitale, posso vedere i risultati del mio lavoro il giorno stesso in cui ho scattato le foto, è molto soddisfacente.

Cosa ti ha ispirato per iniziare a fare foto?
Non riesco a ricordarmi davvero un momento specifico, un evento o una persona che mi ha ispirato ad iniziare. Ho sempre avuto una macchina fotografica con me da quando sono piccola. Ho studiato cinema all’università e ricordo di aver fallito alcune volte nel creare un cortometraggio. Un giorno ho iniziato a fotografare un idea. Ero felice del risultato, sembrava che fossi capace di creare una storia grazie unicamente alla fotografia. Ero soddisfatta, le mie idee finalmente prendevano vita, ora è una vera e propria ossessione.

Un fotografo degno di nota?
Ce ne sono tanti.
Alcuni grandi nomi sicuramente, ma qui voglio nominare una fotografa che ha davvero catturato la mia attenzione durante l’ultimo anno. Si chiama Kirsty Mitchel.
Ha lavorato ad un progetto chiamato Wonderland ed è davvero toccante. Penso che la ragione per cui i suoi lavori mi colpiscono così tanto è perché lei crea tutto, dai materiali, che solitamente sono complicati, agli splendidi costumi. Kirsty non scatta semplicemente una foto ma  spende tantissimo tempo per creare  un universo per le sue fotografie. La sua dedizione e la sua passione sono contagiose. Lavora con un piccolo team di amici stretti. Amo inoltre il fatto che i suoi lavori seguono una narrativa, c’è una storia, una fiaba. Consiglio a chiunque di guardare i suoi lavori.

Che equipaggiamento usi e perché vi sei affezionata?
Per anni ho usato una Olympus e300, ho sempre avuto qualcosa per le Olympus. Per ragioni sentimentali sono legata a una Hi-Lite 35mm regalata da mio papà all’età di nove anni.
Successivamente ho comprato una Canon EOS 5d mark II che mi rende davvero felice.
Non sono interessata nell’avere un grosso equipaggiamento, i miei occhi sono la cosa più importante