Le caramelle giganti di Nicola Freeman

Alla mostra di fine anno del corso d’arte dell’Università di Wolverhampton, vicino a Birmingham, tra gli studenti di quest’anno c’era Nicola Freeman, che ha stupito e incantato il pubblico con le sue sculture di caramelle giganti incredibilmente verosimili.

La giovane artista, con le quattro sculture in mostra, ha creato una mescolanza di pop art, food art e incanto infantile: caramelle in scala umana, in gesso e resina, ben disegnate e realizzate ad arte. I cuori di zucchero, l’orologio e la collana di caramelle e il lecca-lecca sono divertenti e nostaligici insieme, e Nicola Freeman lo sa bene: per questo ha fatto in modo che ogni pezzo fosse resistente al punto da non negare l’interazione del pubblico, quasi alla maniera dei poveristi italiani anni Settanta, quasi come i giocattoli giganti di Pino Pascali. L’intenzione era suscitare reazioni, di stupore soprattutto, ma anche di malinconia, nello spettatore, che entrando nella galleria si trovava di fronte ad un prodotto familiare in un contesto totalmente estraniante. E i visitatori non hanno esitato: hanno toccato, hanno apprezzato, hanno camminato attorno alle opere e si sono fatti fotografare accanto a quelle caramelle così popolarmente amate. Proprio come voleva lei.

Nicola ha spiegato l’origine della sua opera. Il suo lavoro, dice, guarda alla cultura popolare e al consumismo, come una pop art dei nostri giorni. E non meno forte per lei è il richiamo della food art, nella quale si era cimentata in precedenza. Non a caso l’ispirazione più forte le giunge da Claes Oldenburg, l’artista pop delle sculture di grandi dimensioni.

La scala, dunque, è il fattore più importante. Fattore che cambia la percezione del pubblico, fattore che crea estraniamento, e che in questo caso evoca ricordi e sensazioni d’infanzia, celando il non troppo lieve richiamo al consumismo di massa.

La scelta del materiale, poi, è stata decisiva: il gesso è perfetto per l’orologio, la collana e i cuori, e la resina si presta perfettamente a recitare la parte del lecca-lecca.

Insomma, Nicola Freeman ha trovato la sua strada, dopo aver sperimentato tecniche artistiche in quantità: la scultura. Anche se, ammette, non vuole stabilirsi su un unico medium. La libertà è importante.