Psicoarte: la geometria mentale di Bachisio Scanu

Bachisio Scanu ha dalla sua un nome che è tutto un programma, uno dei segni più emblematici di quella cultura ancestrale sarda che sembra ormai tanto indecifrabile quanto l’etimologia incerta del sostantivo in questione. Laureato in Psicologia dello Sviluppo e Dinamico-Razionale, presso l’Università di Cagliari, si definisce uno psicoartista, diviso tra il motto bohémien ars gratia artis e la necessità – quasi connaturata – di indagare l’io umano in relazione alla percezione spazio-temporale. La sua arte, o meglio, i suoi studi sono infatti il risultato di attente osservazioni, frutto di una sensibilità filosofica, che non tralascia però nessun ambito scientifico. Noi lo abbiamo incontrato per voi, nel momento della svolta artistica e di vita, sentite cosa ci ha detto.

Innanzitutto sorge spontaneo un dubbio. Il tuo percorso di studi è sicuramente funzionale rispetto alla tua ricerca artistica. Scelta ponderata o strade che si intersecano per caso?
Se avessi mai potuto ponderare per tempo, credo che avrei fatto scelte differenti, ma a 18 anni, a meno che non si abbiano persone illuminate intorno, mi pare abbastanza difficile prendere decisioni consapevoli e azzeccate. Devo dire che già ora, a distanza di anni, pur con i pro e i contro, mi pare alla fin fine giusta come scelta: credo dovesse accadere, per me, per le vicende personali, per la mia crescita dal punto di vista artistico. Insomma, una visione ed una comprensione di dinamiche e dei moti della mente e del Sé così allargate temo che non sarebbero mai potute venire in un altro modo.
A proposito di convergenze. È importante svincolare l’opera d’arte da un qualsiasi ipotetico messaggio o anche le tue scelte “simboliche” non sono mai casuali e ben studiate?
Ho il mio concetto di Arte, o diciamo meglio, so qual è la mia arte . E’ per me una terapia, un rubinetto dal quale far sgorgare  gli angoli più bui, quelle sensazioni che la vita quotidiana pressa in scatole e in ammassi di forme per poter dare la possibilità di vivere; ma quelle parti nascoste, quel bisogno di esprimerle restano e l’immaginazione, la riproduzione di quel lampo mentale ed emozionale diventa esigenza terapeutica. Ma d’altronde, credo che questo esprimere se stessi si colleghi a chi guarda: ci son emozioni primarie nell’uomo, in qualsiasi uomo, ed allora esprimere se stessi e angoli del profondo Sé  per immagini è toccare anche angoli possibili degli altri, e quindi veicolare un messaggio: di condivisione , di riflesso, di risveglio in chi cerca di non pensare a quelle stesse emozioni. Per lo meno, quando ciò accade il tutto si tinge di elettricità. Ad ogni modo c’è una simbologia forte nei miei lavori, in parte studiata e ricercata, in parte venuta a galla alla coscienza senza un perché razionale, e come tale non mi pongo domande.

C’è una carica erotica non indifferente nei tuoi disegni, in Riding Lesson, ad esempio, sembra affiorare il tema della sottomissione fisica e mentale. Un’altra indagine comportamentale del Bachisio “psicologo” o semplicemente arte fine a se stessa?
L’Arte non è mai fine a se stessa e quella che “pretende” esserla per me non è arte ma decorazione. In quel disegno ho voluto ribaltare i ruoli sociali che vigono ancora nella nostra cultura, per essere più precisi, che vigono apparentemente nella nostra cultura, ma che nel sud del nostro paese, studiando le dinamiche familiari, si mostrano per quello che sono: una cultura matriarcale, dove la donna comanda l’uomo, lo domina sottobanco. Ma è altrettanto vero come poi nella vita sociale pubblica, l’uomo mantenga privilegi e comando: in realtà non è stato solo un mero stravolgimento delle posizioni di autorità e subalternità, ho voluto rendere con un’immagine chiara ciò che alberga anche nell’uomo più virile, essere dominato, perché tutti abbiamo due opposti che si coniugano, e più l’uomo vuole essere virile, più una parte di se seppur sommersa vorrà essere un tenero agnellino da trattar male.
In Self-Portrait with Metempsychosis/ Nomen Omen, la necessità di cambiamento, del moto in avanti è ancora una volta imprescindibile, seppur non sempre percettibile. Quel cuore racchiuso in un barattolo di vetro trae in inganno, o volevi proprio rappresentare l’assenza di vie d’uscita?
In tutti i miei lavori, in tutte le immagini che dal nulla scaturiscono, perfette e nitide nella mente, e che solo dopo diventato disegni, c’è un fattore enormemente personale. Il mio vissuto emozionale, le mie esperienze, le mie sensazioni, i miei momenti, elaborati dal mio conscio e dal mio inconscio, impregnano ciò che poi verrà fuori dalla mano. I due autoritratti, dei quali questo è l’ultimo, lo sono ancora di più. Mi son ritrovato molto in difficoltà nel riprodurmi, anche nel ragionare come farlo. Sono io, e mi metto a nudo con me stesso e con chi guarda. Quest’ultimo, molto recente, segna i miei 30 anni, proviene da un lungo percorso di vicissitudini esterne ed interne al mio essere: porta i segni e i cambiamenti. Gli aculei sono la corazza che la vita crea, la civetta richiama la simbologia greca che la vedeva come portatrice di conoscenza, luce mentale; il cuore è racchiuso in un barattolo. Non è costretto lì dentro, non è chiuso ermeticamente: è custodito, non prende aria, è vero, ma vive ancora anche se protetto e forse in attesa. Le scritte in greco parlano dell’andare oltre la materia e del conosciuto e del tempo che passa. Il cerchio ed il triangolo, figure geometriche che tendono all’assoluto, alla congiunzione degli elementi in una configurazione perfetta, creano la simbolizzazione di ciò a cui aspirare nel cambiamento, e lo fanno con dei termini cari al geniale e visionario psicanalista Jung:  la ricerca della completezza, dell’uno tutto, che non è altro che una comunione di opposti, e tra i quali vi è la ragione ed il sentimento. Questo è ciò che vedo in me ora e ciò a cui aspiro: questo è ciò che credo sia scritto nel mio nome che pare, letteralmente, dire altro.

Cos’è la Psicoarte?
Credo che si possa riassumere in un “Sentire le emozioni nascoste nelle  pieghe oscure del Sé, in momenti in cui un’immagine si palesa come un lampo alla coscienza, all’elaborazione conseguente di essa grazie agli studi psicologici che illuminano come un caleidoscopio le angolature differenti della stessa cosa”.
Vivi in Sardegna, hai trascorso diverso tempo a Milano. Credi che la tua terra natale abbia spazi interessanti da offrirti o la fuga dei cervelli verso “nidi” più sicuri rimane la sola opzione per realizzarsi?
Mi turba sempre pensare all’opportunità di andar via dalla Sardegna: mi scindo in due parti contrapposte. E’ come decidere se abbandonare o no la propria madre, perché nascere e vivere in un’isola è devastante: sarai per sempre legato, nel caso della mia, ancor di più essendo una terra meravigliosa. E proprio per la sua bellezza, il suo essere solare, fertile, chiassosa, silenziosa, arida, dura, rigida, triste, malinconica, la Sardegna diviene anche spunto per il creare, spinta per la meditazione ma.. c’è sempre un ma. I suoi confini son troppo chiusi, la stessa visuale mentale di chi ci vive difetta di apertura e respiro soprattutto dal punto di vista artistica e allora si, vorrei che ci si svegliasse e interessasse da questo punto di vista e potrei dire che le potenzialità per offrire spazi a tutto ciò potrebbero esserci ma ora, no non ne vedo, se non in arroccate élite che di élite – nell’accezione di qualcosa che spicca, si differenzia e conta per davvero –  non vedo poi granché.
Tra i tuoi soggetti, non possiamo non segnalare Madonna. Un idolo o – per dirla à la Roland Barthes – un “mito d’oggi” che nasce e si realizza nella mistificazione tipica della cultura di massa?
(Sorride). Ormai è acqua passata. Prima di tutto ho un mio canone di bellezza femminile: è il viso dai lineamenti marcati, lo stesso sguardo tanto sensuale quanto freddo di questa icona che mi hanno sempre attratto. Non nego che sia stata anche una musa per mistificare la ricerca di soggetti casti, puri, quasi eterei e perfetti che talvolta vengono presi come esempio. La luce, quel qualcosa che l’uomo ha in più dentro di sé, quella scintilla, nel bene e nel male, la portano tutti. Anche una come lei. Questo era il senso.
Progetti per il futuro?
Conoscere.

Potete seguire Bachisio su Saatchi.